LA SALIFORNIA RACCONTATA DA TONICO 70 NEL SUO ULTIMO ALBUM “ANTONICO”

Antonico è un attestato di maturità della carriera di Tonico 70, legato al rap dalla metà degli anni novanta ora fluttua su un suono caldo, carico di echi soul e funk, che si immerge nella tradizione moderna del Neapolitan Power, riuscendo a trovare una linea d’approdo musicale molto personale. L’album esce su Four Flies Records una delle label italiane del momento, anche in questo nuovo capitolo della sua carriera troviamo gli amici e collaboratori di sempre: Morfuco, ospite in “Italia ‘90”, i Funky Pushertz in “Sai Com’è” ed infine Peppe Maiellano con cui ha coprodotto l’album. Peppe è il fondatore della Banda Maje la family soul/funk saliforniana di cui ci siamo innamorati fin da subito e che abbiamo intervistato ai tempi del loro esordio discografico con Ufo Bar sempre su Four Flies. Oltre al sound, in cui è complice proprio la Banda Maje, la differenza la fa il livello lirico dell’album, in cui Tonico mette sul piatto una forte componente autobiografica: esperienze, amicizie, amori, delusioni, momenti di buio e altri di luce, che si rincorrono lungo le vie di Salerno e nelle dieci tracce del disco. Abbiamo approfondito alcuni di questi aspetti con Antonio nell’intervista che segue.

Ciao Antonio, ci era scappata una chiacchiera insieme al tempo dell’esordio discografico di Banda Maje su Four Flies Records, un’intervista realizzata insieme a Peppe. Tu e Peppe Maiellano avete un confronto artistico continuo, anche in “Antonico” c’è la sua mano, anzi due. Raccontaci un po’ dove nasce e la vostra amicizia e collaborazione e dai anche qualche preview su quello che avete in mente per il futuro.

 

Il nostro incontro è avvenuto in occasione della lavorazione di “Jetlag” il mio primo album da solista strumentale. Cercavo un pianista, tastierista e, tramite un’amicizia in comune, ci siamo incontrati ed abbiamo inciso “Ghetto Gospel”, brano presente nell’album sopracitato. Poi nel 2019 Peppe Maiellano mi fece ascoltare delle sue idee strumentali/ provini che mi piacquero molto e gli consigliai di realizzarle, da lì è nata l’idea di creare Banda Maje (che è ispirato al suo cognome). Lui si è concentrato sulla realizzazione dell’album ed io mi sono concentrato un po’ sull’idea di come impostare la comunicazione
del progetto; infatti, da lì è partita la storia del contrabbando e delle copertine che riportano ai vecchi marchi di sigarette che spesso vedevamo sulle bancarelle dei contrabbandieri. Abbiamo un’idea comune di approcciare il “retrò” con l’obiettivo di trasformarlo e riportarlo ai giorni nostri. Con “Antonico” abbiamo ripercorso il mio cammino artistico spaziando molto nei generi ed è stato un connubio molto interessante. Metti un beatmaker ed un pianista assieme e succedono questi fatti meravigliosi. Per il futuro stiamo lavorando a mille cose – ma davvero mille! – che scoprirete, ci auguriamo, a breve. Siamo molto meticolosi e ci teniamo a proporre cose al top o che almeno soddisfino noi!
 
La release dell’album è stata affidata a Four Flies Records, personalmente da fumatore di Merit ho apprezzato molto la cover del singolo 7″ “Vic’l”, mentre per l’album hai optato per immagini e ricordi personali. Spiegaci un po’ quanto il tuo passato musicale e i luoghi della Salifornia sono fondamentali per la musica di Tonico 70 oggi.

 

Come dicevo nella risposta alla domanda precedente, la scelta di richiamare sugli artwork di tutti i nostri 45 giri i packaging storici dei marchi di sigarette è una scelta voluta, perché richiamano un’estetica molto riconoscibile e riportano ai ricordi dei contrabbandieri anni 70/80. La cover di “Antonico” invece è tratta da serie di foto che scattammo io e la mia mamma a Zafferana Etnea, durante un viaggio nella bellissima Sicilia. Ho voluto mettere la foto che mi fece lei in copertina perché mi ha sempre trasmesso tanta serenità e a livello concettuale mi piaceva far vedere un’immagine di me già completamente innamorato della musica. Infatti, ricordo che quell’estate a Catania comprai tante cassette “Mixed By Erry” bellissime, che ancora conservo. Salerno per me è importantissima, è la mia linfa vitale e musicale. Amo i paesaggi, i quartieri e le persone che spesso racconto nei miei brani. Il concetto di Salifornia, idealizzato da me e Morfuco, è un richiamo che si ispira un po’ alle palme presenti sul litorale ma anche alla mentalità della nostra comunità hip hop. Il mio passato è legato a questa città anche se sono andato via per studio o per lavoro poi sono sempre tornato. Ed è qua che vorrei vivere per sempre.

 

 

Sei sempre molto attivo proprio sul territorio: i video, la presentazione dell’album al Disclan di Salerno, le collaborazioni con nomi importanti della scena campana e le iniziative come Rap The Square rivolta ad unire le persone attorno ad un mic. A questo punto ci dai due nomi che dobbiamo assolutamente ascoltare e seguire tra i giovani che hai incontrato e ascoltato recentemente?

 

Da circa 7 anni porto avanti un laboratorio di scrittura creativa che è rivolto a tutti i ragazzi del territorio al The Square Salerno, un centro polifunzionale. Il mio intento è di far stare assieme questi ragazzi che per via di tanti motivi oggi come oggi tendono ad isolarsi. Io insegno loro cosa vuol dire vivere la comunità hip hop. Scriviamo, stiamo assieme, ascoltiamo le rime, proviamo ad aggiustarle. In questi anni sono usciti tanti bravissimi artisti da questo laboratorio. In primis mi permetto di citare le Zetas, un duo di rappers signorine che a breve usciranno con un lavoro completamente prodotto da me. Poi mi permetto di citare due miei pupilli dei primi anni del The Square: D Blow e Blank.

 

La scena campana e napoletana sembra godere di ottima salute, ma è tutto oro quello che luccica? Quali sono le difficoltà nel produrre e proporre musica a Salerno?

 

Salerno è una città molto molto attiva musicalmente, esistono tante realtà e la scena, come tu hai detto, gode di ottima salute. Il rap principalmente ha dato tante soddisfazioni ma esistono anche altre realtà molto solide come la scena reggae/
dancehall, rock e poi grazie ad un negozio storico di dischi che da sempre spinge la musica indipendente c’è una fanbase molto forbita e attenta alle realtà underground. La difficoltà maggiore è che per una amministrazione comunale molto avanti con l’età la musica è stata quasi del tutto eliminata. Tutti i club storici sono stati “perseguitati” e man mano la scena notturna è morta. Ora viviamo una specie di “rinascita” ma è davvero dura, le norme attuali non permettono musica dal vivo all’esterno delle attività, l’amministrazione comunale ha investito su altro e tutte queste scelte hanno allontanato o fatto scappare le nuove generazioni. Ma fortunatamente tante piccole città limitrofe spingono ancora fortissimo e quindi noi continuiamo.

 

 

Mentre un rapper italiano con cui ti andrebbe di collaborare in futuro? Quel nome magari anche lontano dalla sfera musicale di Tonico ma con cui ti piacerebbe avere un confronto artistico e trovarti a duettare tra le rime di un tuo pezzo.

 

Della scena italiana mi piacciono molto i Calibro 35 e il mio sogno è quello di realizzare un brano polizziotesco/rap con loro. In Campania mi piacciono molto i cantanti della nostra terra che sperimentano, come ad esempio Franco Ricciardi che è in continua evoluzione nonostante sia etichettato come cantante “neomelodico”. Un rapper italiano che mi piace purtroppo non è più in attività, ovviamente sto parlando di Neffa. Mi avrebbe fatto tanto piacere fare un pezzo rap in dialetto con lui.

Quando si parla del tuo lavoro in ambito musicale non si possono non citare i nomi di Morfuco, Funky Pushertz e Banda Maje. Tutti e tre presenti anche in “Antonico”, raccontaci un po’ di questi tre brani realizzati con loro.

 

I Banda Maje ancora una volta hanno realizzato un lavoro eccelso. Assieme siamo riusciti a trasformare le mie idee, i miei beats, in una cosa nuova stilosissima. Un funky strumentale pur non perdendo la vena principale che è quella rap. Sempre grazie a Peppe Maiellano abbiamo ripensato a due miei brani storici importanti come “Gent’antic’” e “Vir’ buon’” e personalmente amo queste nuove versioni, gli hanno dato una nuova veste e una nuova vita. Con Morfuco siamo praticamente nati assieme artisticamente. Rappiamo dal 1996 e siamo super connessi anche sulle varie evoluzioni del nostro sound. Per “Italia 90” abbiamo Pensato ad un ritornello, una sorta di gospel, scritto appositamente per le coriste di Banda Maje con un tema che parlasse dell’Italia che è ed è stata con i suoi pro e i suoi contro.
Morfuco è davvero una persona importantissima per me e per la mia crescita musicale. Per il brano con i Funky Pushertz ho pensato ad un brano omaggio a Rocky, il motivetto dei cori all’inizio è un chiaro riferimento ad un brano presente nella colonna sonora del film. I colori e la potenza poi glie l’hanno data i ragazzi. Boom Buzz, Mast nzo, Reddog e Kayaman sono una vera potenza musicale. Suoniamo assieme da quasi 20 anni e anche con loro c’è un’energia speciale che ci accomuna. Quando siamo in studio oltre a fare il nostro lavoro riusciamo tramite le risate, gli scherzi a realizzare le nostre idee. Funky
Pushertz, Morfuco e Banda maje li ritengo i miei 3 gioiellini.

 

Ultima domanda rivolta al Tonico 70 beatmaker ma anche a quello Dj: se guardi all’hip hop di fine secolo e primi 2000 qual’è il beat che ti ha folgorato, in quale traccia, mentre come Dj quel disco che ti tieni sembre in borsa, quello che proprio non riesci a lasciare a casa.

 

Guarda sono un ascoltatore vorace e onnivoro di musica e scegliere un beatmaker o un disco è davvero una cosa difficilissima per me. Uno dei beatmaker che più mi ha colpito per il suo sound e la sua innovazione è sicuramente J Dilla. Un artista che ha portato il beatmaking a livelli altissimi. Il suo stile molto soul molto funk, con queste drum tutte storte non quantizzate, mi ha rapito immediatamente. Ma non posso non citare Dj Muggs, Dj Premier, Alchemist, Dr. Dre, Rza, che hanno caratterizzato molto il mio percorso da produttore. Per quanto riguarda un album, se dovessi dirtene uno tra i quasi cinquemila che posseggo e che porto spesso nella mia bag è “Based On A True Story” dei Fat Freddys Drop, un insieme di generi accomunati da un modo semplice di esecuzione, per me geniale e geniali loro. Un altro disco a cui sono legato e che ho suonato e portato in giro per l’Europa ed anche a NYC quando c’è stata occasione nel 2016 è il primo album omonimo di
James Senese. Il brano “Bast mo no chiù” è un mantra per me!

 

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