
Kevin Richard Martin come The Bug ha costruito per anni una grammatica sonora fatta di dub, dancehall, industrial pressure, grime, noise e bass culture portata al limite; con Blue Loops, nuovo album pubblicato il 1 maggio 2026 su Bandcamp, si muove in modo diverso e a proprio nome realizzando un disco beatless, profondo, dove ogni pezzo è partito da un singolo feedback loop registrato da Martin durante tempi morti dopo i live, in stanze d’hotel sparse per l’Europa. Quel materiale minimo, spettrale e ripetitivo è stato poi portato nel suo studio di Bruxelles e processato a fondo, trasformato in un archivio di ripetizioni mutanti, basse frequenze e micro-variazioni. Non è ambient decorativa: è studio-as-instrument, dub senza batteria, materia elettrica che continua a deformarsi. Martin ragiona su volume, texture e spazio più che su struttura canzone, non spinge, avvolge; non esplode, scava, sceglie la durata, la ripetizione, il dettaglio minimo. Il risultato è un album che sembra fatto per l’ascolto notturno, per cuffie profonde, per stanze buie e impianti capaci di restituire il sub-bass senza fretta.