DIGGIN – LIGHT OF THE WORLD “ROUND TRIP” (1980)

In questo Diggin primaverile affrontiamo un genere di nicchia, ma altrettanto ricco di musica d’altissimo profilo: il Jazz Funk britannico della fine anni settanta e primissimi anni ottanta, un genere che è stato offuscato dalla new wave e dal punk, stili più in voga nella terra d’Albione di quel periodo. Questo album in particolare è un must per i componenti del gruppo, con all’interno moltissimi musicisti che hanno dato vita ad altrettante formazioni di stampo jazz funk a venire, come i più famosi Incognito, i Warriors, The Real Thing, Freez e Beggars & Co. Da segnalare anche la presenza del batterista Nigel Martinez, la cui carriera decolla negli Stati Uniti da li a poco, divenendo il batterista per Herbie Hancock, George Benson ed anche nella Kool & The Gang.

Il gruppo Light Of The World è al suo secondo ellepi, dopo l’esordio un’anno prima con l’album omonimo. In questo successivo lavoro ci sono tutte le caratteristiche per la personalità di un genere che prendeva spunto delle influenze americane di Earth, Wind & Fire, Pleasure e Balackbyrds, ma che scaturiva in un contesto completamente differente, con le innovazioni tecnologiche per gli strumenti, la propulsione della new wave, ed il meticciato black proveniente dalle colonie inglesi, come ingredienti determinanti. Un altra firma tecnica, particolarmente caratteristica in questo stile, sono le linee di basso prevalenti suonate con lo stile “slapping”. Il primo brano d’apertura di Round Trip, è una Hit senza tempo, un funk ballabile che è intriso sia di Jazz che di Disco, ma anche tanto soul: il favoloso ‘Time’, sorretto da una granitica linea di basso slap, una chitarra che risente del maestro Nile Rodgers, sezione fiati, tappeto di fender Rhodes ed un cantato minimale a più voci. Un classico da pista suonato anche ai giorni nostri. Segue una traccia a tempo più rallentato, “London Town”, molto ispirata dai classici di Roy Ayers, imperlato dagli assoli di tromba (Jenny Wellington) e di vibrafono (Victor Feldman). Questa traccia scritta da Augie Johnson, il produttore dell’intero disco, è stata anche rproposta dalla giapponese Yasuko Agawa.

Dopo di che è la volta della splendida cover di Bob Marley ‘I Shot The Sheriff’. Una magnifica versione boogie funk del classico reggae, che lascia senza parole per la modernità ancora intatta. Tra parentesi, un classico del DJ Kenny Dixon Jr, meglio conosciuto come Moodymann. ‘I’m so Happy’, la traccia seguente, è una ballad tipica anni ottanta, vellutata, sognante e molto soul, con un cantato di Gee Bellow, che fa sembrare il tutto un prodromo dei Level 42. Chiude il lato A dell’ellepi la festosa e ballabilissima ‘More Of Yourself’, con la voce maschile e femminile a farla da padroni, in una cavalcata Disco, sicuramente un germoglio di soulful house.

Visualize Yourself’, prima traccia del retro, è un emblematico esempio di jazz funk UK, molto groovy, ma con soluzioni melodiche, giro armonico ed assolo di synth chiaramente vicino al jazz. Altro brano per le discoteche: ‘Painted Lady’, con sonorità ed arrangiamenti caratteristici, impiegati a modo di scuola per il gruppo Incognito, che nascerà pochi mesi dopo. Di seguito ‘Pete’s Crusade’, è l’unica traccia completamente strumentale dell’album, con quegli ‘stop and go’ poi ripresi da Jamiroquai, dove quasi tutti i musicisti sono pronti a lanciarsi in brevi o estesi assoli, come quello fantastico a cura del Maestro del trombone Wayne Henderson, o quello al fender Rhodes.

Il penultimo brano è un’altra ballad strappalacrime, già dal titolo ‘I Walk The Streets Alone’, con la sezione archi ad impreziosire il cantato soul molto bello ed incisivo. Con ‘Something For Nothing’ si chiude l’album, direi in bellezza, un funk molto vicino alla fusion dell’epoca, con la classe dello stile Jazz Funk britannico, ricco di soluzioni personali ispirate dalle band americane, ma metabolizzate e riproposte in modo autentico dai musicisti inglesi

 

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