DIGGIN – MAKAYA MCCRAVEN “DECIPHERING THE MESSAGE” BLUE NOTE 2021

Il compositore americano il 20 Luglio è a Milano al Giardino della Triennale per una preview del JazzMI

by Ricky FK

In occasione dell’arrivo del percussionista americano in Italia, abbiamo l’onore di proporvi tramite la rubrica DIGGIN a cura di Luca Roccatagliati aka Dj Rocca, un contributo speciale sul disco che MAKAYA MCCRAVEN ha realizzato nel 2021 sulla label per eccellenza quando si parla di jazz, la celebre Blue Note. Il tour inizia Giovedì 20 luglio al Giardino della Triennale di Milano, una preview speciale del JazzMI, li vi ascolterete sicuramente tutto l’ultimo album osannato dalla critica “In These Time”, mentre Dj Rocca vi porta ad un paio di anni fa snocciolando pezzo per pezzo tutto il capolavoro “DECIPHERING THE MESSAGE” dove McCraven reinterpreta in maniera magistrale alcuni successi dell’etichetta… così arrivate belli preparati. Vai QUI per i ticket in prevendita

DIGGIN – MAKAYA MCCRAVEN “DECIPHERING THE MESSAGE” BLUE NOTE 2021

Da quando Don Was ha preso in carico la mitica label Blue Notes, è come se ci fosse stata una rinascita in grande stile. Non solo ristampe di classici fondamentali, sia per la storia illustre della etichetta, e del del jazz tout court, ma anche fantastiche opere di nuovi talenti. Si parla di Norah Jones, Robert Glasper, Eric Truffaz, Gregory Porter, Melissa Aldana, Domi & JD Back, ed anche Makaya McCraven. Quest’ultimo è un avveduto producer, oltre che ottimo batterista jazz, e da fresco quarantenne non può che decifrare il linguaggio della musica afro americana, con un punto di vista contemporaneo. Un paio di anni fa, infatti, vede la luce il suo debutto su Blue Note con un esperimento ormai consueto, ma ottimo per la riuscita artistica: l’album ‘Deciphering The Message’, che racchiude già dal titolo l’intento dell’artista. Una summa di brani classici tratti dal catalogo storico, non solo rivisti e ‘rinfrescati’, ma utilizzati in forma di campionamento creativo, sopra cui un manipolo di nuovi virgulti si diletta nell’improvvisazione assieme ai mostri sacri ormai scomparsi. Joel Ross al vibrafono, lo stesso McCraven alla batteria, Greg Ward al sax, Marquis Hill alla tromba, Matt Gold alla chitarra, creano materiale musicale su spezzoni rimontati ad arte, suonando assieme ai giganti del passato come Art Blakey, Wayne Shorter, Lee Morgan, Jackie McClean, Bobby Timmons, Hank Mobley e McCoy Tyner. Tredici brani dal ritmo coinvolgente, tutti con durata al di sotto dei quattro minuti, per concentrare l’ascoltatore sul nucleo propulsivo del brano classico, che, manipolato ad arte da McCraven, risorge a nuova vita, pur mantenendo lo spirito originale del ‘messaggio’, qui ‘decifrato’ e rilanciato in forma contemporanea.

LATO A


Apre l’album ‘A Slice Of The Top’ di Hank Mobley, datato 1966, che prende una forma molto groovy, quasi come l’operazione che fecero gli US3 del periodo acid jazz, spezzoni in loop per una base, ma con una linea di batteria aggiunta, la voce dell’annunciatore del Birdland dei tempi che furono, ed una struttura decisamente per il ballo.


Già nel secondo brano, si capisce l’intento di McCraven, che dallo spezzone originale di ‘Sunset’ di Kenny Dorham (1961), genera un tappeto, sopra il quale prolifica una composizione dalla grammatica hip hop, con nuova linea melodica frutto dei sopracitati musicisti di nuova generazione.


When Your Lover Is Gone’, comincia dal ritmo che suona Art Blakey nella sua versione di Night In Tunisia di sessant’anni or sono, ma diventa soltanto il pretesto per creare due minuti ed undici secondi di fresco nuovo jazz.


Il quarto pezzo è ‘Ecaroh’ di Horace Silver, ma come ormai si comprende avanzando nell’ascolto dell’album, la parte della composizione originale diventa la base per omaggiare il catalogo Blue Note, senza dipenderne, ma anzi spingendo in avanti la musica, facendo sorgere dal passato la ricetta per un jazz dei giorni nostri.


E’ quindi la volta di ‘Tranqullity’, che adotta l’originale di Bobby Hutcherson, però ci mette dinnanzi ad un velocissimo tempo di batteria, quasi Drum and Bass, con un piglio psichedelico, per poi ripiegare sullo swinging hip hop di Clifford Brown ed il suo ‘Wait Bait’, ma che per vezzo di McCraven vira al Calypso, ancora una volta mescolando stili, linguaggi e periodi storici. Dexter Gordon, ed il suo ‘Coppin The Heaven’, si risvegliano dagli anni sessanta, ma con una forma nuova, merito del taglia e cuci, dei Synth aggiunti, ed al ritmo afro beat di Makaya.

 

LATO B

 


Il secondo lato del LP, inizia con ‘Frank’s Tune’, mettendo in loop l’inizio folgorante ed armonicamente moderno di Jack Wilson (nonostante segni i suoi cinquantasei anni), facendo sgorgare una totale cosa differente: beat hip hop, un ulteriore linea di basso, tema ed assolo di flauto e morbida improvvisazione di chitarra.


Il classico ‘Autumn In New York’, nella versione di Kenny Burrel, riacquista vigore ed attualità, ‘Monaco’ di Kenny Dorham va in direzione funk veloce, come se l’hard bop fosse uno stile corrente, mentre ‘Mr Jin’ dell’indistruttibile Art Blakey, si rigenera e ti fa innamorare nuovamente di Wayne Shorter e Lee Morgan!


Il penultimo brano ‘C.F.D.’, si arricchisce di una Kalimba, che messa a fianco del vibrafono di Roy Ayers, si fonde in una fantastica pasta sonora, humus prolifico per fare navigare i moderni musici Matt Gold e Greg Ward nei percorsi tematici recentissimi.


Si conclude con l’unico brano che comprende una sezione vocale in loop, tratta da ‘Black Rhythm Happening’ di Eddie Gale (1969), trampolino per un funk sfrenato, quasi un James Brown in acido sul palco di Umbria Jazz, con lo spirito da figli dei fiori, per un freakettonismo del tempo presente.

 

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