DIGGIN – DON CHERRY “BROWN RICE” (1975 – EMI RECORDS)

Cover

 

Un album che ha segnato uno switch per molte persone, compreso il sottoscritto. Parliamo di un caposaldo della cosiddetta World Music, ma a mio parere, un riferimento per qualsiasi forma musicale che vuole essere aperta, senza regole, sperimentale, con i linguaggi sonori più disparati che fanno da telaio per una trama unica. Donald Cherry è un trombettista Americano che ha calcato le scene della rivoluzione free jazz, a fianco del suo maggiore rappresentante, ossia Ornette Coleman. Dalla fine degli anni 50 e per tutti gli anni 60 Don Cherry si è infilato in situazioni sempre più meticce, sempre più aperte a 360 gradi, cercando di sposare anche un modo di vivere più libero e mistico allo stesso tempo. Trasferitosi in Europa negli anni 70, da sfogo alla sua attitudine hippy nelle forme del jazz, approfondendo le culture africane, asiatiche, quelle native americane, fino alle sonorità indonesiane, senza tralasciare i linguaggi vicino al Rock ed al Folk, il Miles Davis elettrico e la nascente scuola minimalista, nella fusione di un genere unico.

L’album Brown Rice viene registrato a New York e Woodstock in diverse session, con Charlie Haden al basso, Billy Higgins alla batteria, Frank Lowe al sax tenore, la moglie svedese Moki ai tipici strumenti indiani, il figlio Ricky al Fender Rhodes e Verna Gillis alla voce per il brano che da il titolo all’album. Tutto ciò accadeva circa 45 anni fa, e l’unica label coraggiosa che si fece avanti per mettere sul mercato questo lavoro avanguardista, fu la EMI italiana, che nel 1975 stampò l’album, con la produzione di Corrado Bachelli, lo stesso produttore artefice del successo di Alan Sorrenti…L’intera opera si distingue per la folgorante copertina, fotografia di uno degli arazzi assemblati con cura ad opera della moglie Moki, ma anche per gli splendidi scatti all’interno cover, che rappresentano le psichedeliche session, quasi come sedute di meditazione, con i musicisti seduti a terra su tappeti, e luci soffuse. Il brano d’apertura, Brown Rice, è un mantra suonato da due tastiere che emulano le melodie di tradizione cinese, con un tappeto ritmico di bonghi elettrici sostenuto dal groove massiccio di Charlie Haden al basso elettrico con effetto wah wah. La voce suadente di Verna Gillis e l’infuocato assolo free di Frank Lowe, seguito da quello di Don Cherry, ne modellano la stesura. Brano cosmico e ritmico allo stesso tempo, diventato un classico sia del movimento afro di baldelliana memoria, come di quello balearic e più recentemente di quello che recupera gli stilemi spiritual jazz.

Segue una suite raga di quattordici minuti, Malkauns, con Moki Cherry alla Tambura e Charlie Haden che spalma un assolo di contrabbasso nel mood più meditativo, deep e psichedelico, per poi virare dopo cinque minuti nel puro jazz, alzando la temperatura da una atmosfera asiatica ad una fusione con il free più muscoloso.

Chenrezig è il primo brano della seconda facciata del vinile, e comincia come una mantra, una preghiera spirituale che vede Don Cherry prima alla voce e poi alla tromba. Anche questo brano parte dall’est più estremo per fondersi al jazz più di tradizione americana, sempre tenendo alta la tensione sul pathos dello spirito, con un apice di assoli incrociati tra Lowe e Cherry, a dir poco stranianti e profondi allo stesso tempo.

La conclusione del viaggio è affidata ad una composizione magnifica, Degi Degi, dove questa volta si affida la psichedelica al linguaggio jazz rock, più precisamente di matrice krautrock, con un basso ostinato, percussioni, il fender Rhodes del figlio Ricky e gli assoli dei fiati.

Un amalgama sonoro con una pasta elettronica invidiabile, dalla spiccata attitudine funk, ed un ipnotismo da manuale. Sottolineo, oltre che la magica atmosfera dettata dai musicisti, anche una grande opera di mixaggio e presa del suono, con una cura dei riverberi e degli echi, tutt’altro che di matrice jazz…insomma, un opera che mette in campo l’apertura totale degli schemi, da quelli musicali a quelli tecnici, a quelli politici fino a quelli della filosofia orientale.

 

 

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