MASSIVE ATTACK: A 30 ANNI DA “BLUE LINES”

– Daddy G, Mushroom e 3D –

Politicizzati ed intransigenti, più vicini ad un collettivo che ad una band, i Massive Attack festeggiano 30 anni dal loro debut album. C’erano ancora Tricky e Andy Vowles nel gruppo quando “Blue Lines” uscì negli scaffali di dischi e Bristol divenne capitale del Trip Hop, poi come sappiamo uno intraprese la carriera solista e Andy aka Mushroom se ne andò causa divergenze artistiche con quello che diventerà il leader Robert 3D Del Naja. I tre si erano conosciuti a Bristol a fine anni ’80 durante gli eventi del collettivo e soundsystem Wild Bunch, in quel periodo gravitava intorno a loro e alla scena anche un certo Nellee Hooper che diventerà produttore di nomi come Garbage, Madonna e Bjork.

“Blue Lines” inventò un genere, il Trip Hop, nome coniato per la prima volta su Mixmag per sintetizzare un misto di elettronica, dub, reggae e rap, che aprì le porte per fare uscire dall’anonimato tutti gli altri artisti che ruotavano intorno alla scena: Portishead, Smoke City, Morcheeba, Unkle e altri minori. Un suono che non poteva essere catalogato ma che ha messo l’album tra i migliori e più influenti di sempre, senza scalare le classifiche ma con una rotazione costante su MTV “Unfinished Sympathy” diventò un tormentone estivo di quel 1991. La storia racconta che fu Neneh Cherry (con cui scrivono “Hymn Of The Big Wheel”) a spronarli, l’hashis insieme ad una tastiera EPS Ensoniq, un mixer Numark I775PPD, una Yamaha RX7 e una collezione di vinili ben fornita ha fatto il resto. Scherzi a parte il “Bristol Sound” era indubbiamente elettronica più adatta a fare traballare la mente che i piedi, succedeva la stessa cosa per un altro genere musicale che, nello stesso periodo e sempre da una città portuale, stava per esplodere: il grunge da Seattle avrebbe raggiunto ogni angolo del mondo.

Tony Bryan, Shara Nelson, Adrian “Tricky” Thaws, Horace Andy erano tutti coinvolti nell’album, impegnati e spirituali nei testi e riservati nel loro modo di vivere il successo, Geoff Barrow ad esempio passò dagli studi di registrazione con i Massive Attack a fondare i Portishead, ma il tutto passando inosservato, volutamente inosservato. Se in USA l’hip hop dei ’90 sfoggiava egoismo, violenza e soldi, qui era tutta un’altra storia… e ancora oggi lo è, certi generi UK tutt’ora non hanno nessun tiro e mercato dall’altra parte dell’oceano, a prescindere dalle sonorità c’è un modo di porsi nei testi, nei video, nella comunicazione nettamente diverso. Anche l’approccio fai da te in studio messo in pratica dal trio era diverso dallo standard stabilito dall’hip hop americano in quel periodo: Bristol, Wild Bunch Soundsystem, i ritmi giamaicani fluttuando si unirono formando un isola multiculturale e disciplinare dentro l’isola di sua maestà, e Blue Lines fu la prima capanna di quell’isola dove tutto iniziò …e che ancora oggi continua ad essere un approdo sicuro, soprattutto quando si parla di ascolti. Va detto che questo è stato reso possibile grazie a JonathanJonny Dollar’ Peter Sharp, il produttore che “helped take something very raw and fashion it into something more sophisticated”  come sottolinea Robert Del Naja.

Piccola curiosità: esistono poche copie dell’album, tra fortunati e collezionisti, con la sola parola Massive in cover, a cui successivamente nella versione della Virgin Records i tre decisero di unire la parola Attack.


I VENT’ANNI DI “MEZZANINE” DEI MASSIVE ATTACK

 

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