
“Drum Seeds” di Peter Gall è un album costruito intorno alla batteria, ai pattern, al gesto fisico del drumming. Ma ascoltandolo, almeno dai primi estratti disponibili, diventa subito chiaro che il progetto non si limita a essere un “drum album”, è piuttosto un disco di jazz elettronico, di trance ritmica, di texture analogiche e di immaginario cinematografico. Dopo l’attenzione raccolta da Love Avatar, album che gli è valso il German Jazz Prize 2025 come “Album of the Year” il batterista, compositore, producer ed educator, nato in Baviera e oggi legato alla scena berlinese, ha registrato decine di album con progetti e artisti diversi, muovendosi tra jazz contemporaneo, improvvisazione, groove e ricerca sonora. Michael Reinboth, fondatore di Compost Records, da tempo voleva produrre con Gall un album interamente centrato sulla batteria, l’idea iniziale era più radicale ma il progetto ha preso presto una direzione più ampia: i riferimenti vanno da Aphex Twin ai momenti più dancefloor di Caribou, passando per Boards of Canada, The Streets, il jazz degli anni Sessanta e Settanta, e immaginari da colonna sonora vicini a David Lynch e Blade Runner. La batteria è il centro narrativo, però attorno si muovono synth, armonie, atmosfere e strutture che parlano anche alla club culture, all’elettronica da ascolto profondo e a certe forme di post-jazz contemporaneo. In un momento in cui il jazz contemporaneo dialoga sempre più spesso con broken beat, UK club music, ambient, hip hop e elettronica modulare, Drum Seeds sembra entrare in quella conversazione da un punto preciso: il corpo del batterista. Non parte dal laptop per imitare il drumming, ma dalla batteria reale per costruire un ambiente elettronico attorno al gesto umano. Il singolo “Glow” mostra bene questa direzione: batteria e percussioni che si incastrano in modo fluido sotto lavaggi elettronici e una scrittura sintetica quasi ipnotica. È un brano che tiene insieme energia, calore analogico e senso di sospensione, senza scegliere tra club e ascolto domestico. Compost Records è il contesto giusto per un album del genere. La label tedesca ha sempre avuto una relazione forte con jazz, elettronica, downtempo, broken beat, house e club culture raffinata. Fuori il 4 settembre, il vinile è acquistabile QUI