LIBRI: DANIEL DYLAN WRAY “GROOVY, LAIDBACK AND NASTY – A HISTORY OF INDIPENDENT MUSIC IN SHEFFIELD”

by Ricky FK

 

“Groovy, Laidback and Nasty: A History of Independent Music in Sheffield”, il nuovo libro di Daniel Dylan Wray, prova a raccontare la scena indipendente della città in tutta la sua ampiezza: elettronica futurista, post-punk, pop sintetico, industrial, metal, bleep techno, bassline, indie rock e cultura DIY. Ex città industriale segnata dall’acciaio, dal declino economico, dall’isolamento geografico e da una forma molto particolare di orgoglio operaio, ha generato alcune delle musiche britanniche più radicali, strane e influenti degli ultimi cinquant’anni. Il titolo prende in prestito tre parole che sembrano descrivere perfettamente la natura contraddittoria della città: groovy, laidback e nasty. Sheffield può essere morbida e ruvida, ironica e cupa, pop e industriale, comunitaria e isolata. È una città che ha prodotto musica di enorme impatto globale senza quasi mai costruire attorno a sé una narrativa autocelebrativa come Manchester, Liverpool o Londra. Sheffield è la città dei Cabaret Voltaire, una delle formazioni fondamentali per capire l’industrial, l’elettronica sperimentale e l’idea di studio come laboratorio politico e sonoro. È la città di Clock DVA, di The Human League, di Heaven 17, ma anche del passaggio cruciale che porta verso Warp Records, bleep techno e una nuova grammatica elettronica britannica. Dentro il libro trovano spazio anche le traiettorie più pop e rock della città: Pulp, Arctic Monkeys, Richard Hawley, Def Leppard, ABC, Joe Cocker, Self Esteem e molti altri. The Times, in un estratto collegato al libro, ricorda come la storia musicale di Sheffield sia letteralmente incisa nei luoghi della città: Park Hill, Crookes, Meadowhall, Skye Edge, vecchi edifici industriali, club scomparsi e spazi trasformati. Dall’elettronica industriale al pop sintetico, dal bleep techno alla bassline, dal metal all’indie, il filo rosso resta sempre lo stesso: indipendenza, testardaggine, ironia, lavoro sul margine, poca voglia di compiacere il centro. Sheffield non ha solo prodotto artisti importanti. Ha prodotto un modo di fare musica. Un modo spesso freddo, minimale, tagliente, ma anche profondamente umano. Un modo in cui il groove può convivere con l’alienazione, il pop con l’industriale, l’umorismo con la rabbia, la pista con la fabbrica. Puoi acquistarlo QUI… e gustarti questa lunga intervista a Daniel Dylan Wray

 

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