FOODCULTURE: mangiare come azione performativa

Ci sono dei momenti in cui mi incanto ad osservare gli atteggiamenti delle persone, specialmente quelle che non conosco, mi concentro moltissimo su dei piccoli dettagli cercando di entrare in empatia con le loro gestualità. Mi capita di farlo nei luoghi più disparati: al supermercato mentre osservo qualcuno che appoggia i propri acquisti in cassa; mentre cammino sola per le strade e osservo qualcuno che, come me, sta cercando risposte tra piccole vie un pò confusionarie e, questa settimana, mi è capitato durante una sagra di paese.

Confesso che ho un piccolo fetish per questo genere di eventi, chiamiamoli pure mondani e per  le tradizioni storico/tipiche dei luoghi. Questo weekend sono stata al November Porc, una fiera che smuove tutto l’hinterland della città di Parma, che si riunisce per celebrare i tipici prodotti culinari della zona. 

November Porc edizione 2020

Osservano un signore, portava un grembiule bianco con bordi rossi e  un maialino cartoon sul davanti, probabilmente era un grembiule di 30 anni fa, bellissimo!
Stava cucinando la mariola* “più grande del mondo”. Analizzavo con estrema attenzione la dedizione con la quale stava cucinando e intorno a lui una folla impazzita nel vedere il piatto che stava cucinando e in trepidante attesa di poterlo assaggiare. Mi sono detta che quel momento era cultura, che quella stessa sensazione che tutti loro provavano è quello che la cultura e l’arte dovrebbe fare. Creare momenti di condivisione, dove provare emozioni e sentirsi parte di un qualcosa comune.

Dopo questa riflessione, ho pensato che per un cittadino italiano non c’è gioia più grande che riunirsi attorno al cibo quindi mi sono chiesta:
Cosa succede se l’arte prende l’emozioni conviviali che una tavola imbandita piò regalare e le fa sue?”

Succede che nascono progetti incredibili come Foodculture!

Credit by @Foodculturedays

Foodculture days è una piattaforma che condivide conoscenze e know-how su cibo ed ecologia attraverso pratiche artistiche e transdisciplinari con il desiderio di essere un catalizzatore di riflessioni e rivendicazioni sociali e ambientali. Il progetto che sembra così attuale in realtà è nato nel 2017 in Svizzera con l’obbiettivo di promuovere ricerche sul campo ideando eventi biennali.
La sua visione è quella di (ri)scoprire i molteplici significati e funzioni del cibo nella vita quotidiana, nonché l’impatto tangibile o impercettibile delle nostre scelte sull’ambiente globale.

Foodculture ha la grande capacità di riunione diversi attori: artisti, scienziati, agricoltori, cuochi, enologi, filosofi, attivisti, giardinieri ed esperti locali interessati al cibo come materia di ricerca e come mezzo di interazione conviviale.

Credit by @Foodculturedays

Viviamo in un momento storico  in cui le questioni ecologiche e sociali sono diventati dei topic di discussi e di interesse generale e la responsabilità individuale cerca di arrivare ad una conoscenza collettiva legata alle questioni green. 

In questo senso le attività di Foodculture si pongono proprio il focus di trattare tematiche globali e decisamente radicali affrontate in un contesto locale attraverso format conviviali, democratici e gratuiti!
Concretamente, il loro lavoro si materializza attraverso una restituzione artistica e culturale come mostre, spettacoli, interventi nello spazio pubblico, programmi radiofonici, pubblicazioni di giornali di strada, proiezioni e pasti.
Una programmazione che invita un pubblico transgenerazionale a connettersi e impegnarsi personalmente riguardo le questioni ambientali più urgenti: il rapporto con la natura; le narrazioni del suolo e i paesaggi gastronomicisemi e accesso alle risorse; le identità culturali; le narrazioni derivanti dalla migrazione; memoria collettiva e produzione di conoscenza, ma anche interrogativi sul valore delle tradizioni nella sperimentazione di futuri potenziali.

Credit by @Foodculturedays

Ovviamente il progetto principale della piattaforma è la biennale, momento catalizzatore per le discussioni e per le rivendicazioni artistiche e sociali che si svolgono nella cittadina di Vevey, permettendo alla comunità di ripercorrere la città e i luoghi quotidiani attraverso una prospettiva diversa e poetica.

 L’atto del mangiare diventa l’azione  indagata in ogni edizione da artisti, ricercatori, attivisti (etc..) i quali utilizzano il cibo come medium per trasmettere nuovi ideali e pensieri critici.

Ma non è tutto!
Ogni anno, Foodculture realizza dei progetti speciali,  inaugurerà domenica 13, per l’anno 2023, la realizzazione di un campo di grano planetario!

Credit by @Foodculturedays

Un progetto che mette in scena nuovi momenti di incontro incentrati su uno dei beni alimentari più utilizzati in tutto il mondo: il frumento.
L’appeal poetico e le qualità performative del frumento danno il tono a una conversazione sulle pratiche colturali, l’agrobiodiversità e la rete di relazioni ecologiche e commerciali che emergono attorno a questa coltura. Coprendo un ciclo di crescita completo, il campo di grano crea opportunità per osservare e riflettere sul ruolo del grano nella nostra società attuale e futura attraverso eventi pubblici e lavoro comunitario nel campo.

Un progetto valoriale di grande sensibilità e autenticità che mi piacerebbe vedersi concretizzare anche da noi!
Voi che ne pensate? Conoscete progetti e/o artist* che usano il cibo e le tematiche di diversità agricola come strumento per trasmettere un pensiero e/o una ricerca?

* Cotechino di pezzatura maggiore rispetto al Cotechino classico, tipico della provincia di Parma.

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