L’ARTISTA DURANTE IL SUO PELLEGRINAGGIO : il cammino come forma di redenzione

Daniele Girardi art residency – 2020 – Emanuele Gerosa, Behind the Line, 2020-2021, still da video

“Il camminare presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noi.”

Questa bellissima frase di Italo Calvino tratta dal libro “Collezione di Sabbia” oggi ci introduce rispetto al nuovo tema che affronteremo, ovvero i cammini.

Diaframma è nato come un cammino ispirato alla Lunga strada di Sabbia di Pier Paolo Pasolini, un viaggio lungo tutta la nostra incredibile terra.
Dal 2016 grazie al Ministero dei Bene e delle Attività Culturali è stato individuato un rapporto molto interessante tra i piccoli comuni e i Cammini d’Italia, elencando circa 44 itinerari.

Gli scenari che i cammini d’Italia mostrano sono vasti e diversificati, attraversano infatti parchi nazionali, boschi e foreste, fiumi, laghi, passando per monasteri, santuari, fortezze. 

Insomma il “camminare” è diventato, soprattutto durante e post covid una delle tematiche più interessanti della cultura contemporanea, anche dal punto di vista artistico.

Camminare è anche punto di partenza per numerose riflessioni religiose e filosofiche basate sull’esistenza, sulla condizione del nomadismo e, momento per discutere su benefici psicofisici dell’uomo (e durante il covid ne abbiamo sentiti, anche troppi!).

Uno degli artisti più importanti che introdusse il corpo e il tempo nell’azione artistica fu Hamish Fulton, secondo il quale esiste questa lunga equazione: tempo=vita; vita=arte; arte=camminate e camminata=tempo.

Un cerchio che si apre e si conclude in camminate che trasformano, modificano e arricchiscono. Fulton iniziò negli anni ’70 ad individuare l’azione del camminare come forma d’arte, una ricerca  che gli ha permesso di avvicinarsi alla natura e all’incontro con sé stesso. 

Un pò quello che potremmo provare noi nel momento in cui decidiamo di prendere un momento per allontanarci dal caos cittadino e “respirare aria diversa” facendo una bella gita in montagna. 

Camminiamo e osserviamo e le immagini che inculchiamo nella nostra mente diventano memoria di sguardi; sguardi costruttori di spazi e modificatori del contesto. 

Ed è così che camminare diventa quasi un rito religioso, il percorso si trasforma in narrazione filosofica o letteraria, una forma di redenzione e purificazione. L’artista, come un pellegrino, compie la sua remissione dei peccati e porta, attraverso l’arte la sua liberazione. Ed ecco che il cammino arriva ad oggi come atto estetico, come ricordo, come azione o, addirittura, come mancanza. 

La forza di questa forma d’arte è che l’artista non include solo il suo “io interiore” ma presuppone che nel cammino ci sia un’unica forma di vita dove uomo-animale; natura-artificio condividano la stessa strada e lo stesso percorso.
Il vagare senza un meta diventa valore in sé stesso che può, durante il tragitto, modificarsi in un vagare come perdita, come negazione di presenza, un vagare come risposta o, perché no, un vagare come domanda.

“È dentro di noi che i paesaggi divengono paesaggio.

Ed è per questo che se li immagino, li creo; se li creo esistono; e se esistono li vedo.

La vita è quel che noi decidiamo di farne.

I viaggi sono i viaggiatori.

Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma quello che noi siamo.”

Fernando Pessoa – Il libro dell’inquietudine

A Line Made by Walking Scultura di Richard Long, 1967

Se ci pensiamo, camminare è una di quelle cose che fai ogni giorno e che dai per scontato, ma la sensazione di appoggiare un piede scalzo davanti all’altro, percepire il terreno, sentire quel materiale che ci sorregge, sentire lo sforzo fisico diventano uno strumento di conoscenza e di scoperta tra l’uomo e il “non-uomo”: noi mentre esperiamo un luogo ne generiamo altri come le forme abitate dello spazio, sentieri, strade o più anticamente rotte commerciali.

Come dicevamo prima questo bisogno, dopo due anni di reclusione, è diventato più forte che mai e non è un caso che nel 2020 è nato in Trentino un progetto intitolato “A Line Made by Walking” a  cura di Jessica Bianchera, Pietro Caccia Dominioni Gabriele Lorenzoni. 

Il progetto è stato ideato con una temporalità biennale e realizzato in collaborazione con Panza Collection, APT Val di Non e Urbs Picta.

Si tratta di una linea di pensiero che consiste in un programma allargato di attività per il pubblico portate ad esecuzione nel 2020 e in una mostra dedicata a Long, Fulton, Griffin e Girardi realizzata nel 2021.

Il progetto nasce per indagare la relazione tra il tema del viaggio come scoperta di un territorio e la pratica del camminare come esperienza estetica, trovando l’apice del suo essere nella mostra  A Line Made by Walking.
Pratiche immersive e residui esperienziali sono presenti nelle ricerche degli artisti in mostra, mostra che si è tenuta tra giugno e ottobre 2021 presso quattro strutture castellari della Val di Non, con particolare attenzione per Castel Belasi, dove è stato allestito il nucleo centrale della mostra.

A Line Made by Walking. Pratiche immersive e residui esperienziali, installation view, Castel Belasi – Richard Long, Arizona Circle, 1987 – PH credit ©Francesco Mattuzzi

Insomma il contatto con la natura e il nostro rapporto con la madre terra ha, da sempre, interrogato l’uomo e l’arte è sempre stata una via per cercare di comunicare ed entrare in rapporto con il mondo naturale. 

Allarghiamo dunque l’orizzonte di pensiero e impariamo a riflettere attentamente sui temi del viaggio, dell’esplorazione e del cammino senza usare idee e preconcetti superficiali ma mantenendo un approccio sensibile. 

Perchè, ricordiamoci, che la terra non è nostra, qui noi siamo ospiti privilegiati. 

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