“THE LEBANON”, THE HUMAN LEAGUE, 1984

Tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta, in una città in piena crisi industriale come Sheffield, giovani artisti influenzati dalle sonorità dei Kraftwerk, dall’estetica glam rock e dalla sfrontatezza del punk, decisero di buttarsi nell’arduo progetto di portare la musica elettronica in ambito pop. Tra questi troviamo i due programmatori di computer Martyn Ware e Ian Craig Marsh a cui si aggiunse dopo breve tempo il cantante Phil Oakey, una seconda scelta rispetto a Glenn Gregory, ma che in seguito si rivelò vincente. Il gruppo nacque con il nome The Future, ma con l’arrivo dello scenografo e addetto alla luci/proiezioni Philip Adrian Wright, si trasformò in The Human League (derivato dal gioco da tavolo Starforce: Alpha Centaury). Dagli esordi cupi, “robotici” e sperimentali con i primi due album Reproduction (1979) e Travelogue (1980) passarono a sonorità più “dance” dopo una rivoluzione interna: i fondatori Martyn Ware e Ian Craig Marsh abbandonarono il gruppo e, dopo aver finalmente ingaggiato il cantante Glenn Gregory, fondarono gli Heaven 17. Phil Oakey diventò così il leader degli Human League e, dopo aver convinto Wright a dividersi tra luci e synth, ingaggiò le due cantanti diciassettenni Susanne Ann Sulley e Joanne Chaterall e il tastierista Ian Burden. Grazie ad un intenso e frenetico lavoro in studio in meno di un anno fecero uscire l’album Dare! (1981), un successo planetario che fu elevato a modello per tutti gli album di pop elettronico da quel momento in avanti; i singoli The Sound of The Crowd, Love Action, Open Your Heart e soprattutto Don’t You Want Me sono ancora oggi delle hits e segnarono il passaggio della band ad uno stile più ridondante e al passo con l’estetica del periodo. Rinconfermarsi dopo Dare! fu molto difficile per Phil Oakey e soci, ma arrivarono al loro quarto album spinti da due progetti che aumentarono l’attesa del pubblico: il primo fu la realizzazione del sogno giovanile del cantante di collaborare con il suo idolo Giorgio Moroder che si realizzò con l’incisione (senza gli altri membri degli Human League) dell’ottimo brano Together In Electric Dreams (colonna sonora del film Electric Dreams, una sorta di Her ante litteram) e di un album in studio che però non riuscì sfruttare la scia del successo del singolo. Il secondo progetto invece fu l’ep Fascination che completò il lavoro iniziato col precedente album. Nel 1984 uscì finalmente Histerya: nonostante non si possa certo ritenere un album mediocre, ottenne un successo molto minore rispetto a Dare! e divise pubblico e critica. Tuttavia il primo singolo The Lebanon divenne in breve tempo uno dei pezzi di punta della band durante i live e introdusse sonorità inedite. Con l’uso massiccio di basso e chitarra, The Lebanon rappresentò un allontanamento radicale dal sound synthpop tipico degli Human League. Nonostante i sintetizzatori fossero ancora molto presenti, l’utilizzo di chitarre da parte della band non sfuggì ai critici musicali che li accusarono di aver tradito il loro imperativo “no guitar rule” che avevano adottato pubblicamente nel 1981. La canzone li avvicinò per la prima volta allo stile della new wave in voga nel periodo grazie a band come New Order e Echo & the Bunnymen. Anche il testo del brano rappresentò una svolta: fino a quel momento infatti non avevano mai affrontato tematiche politiche e socialmente impegnate. Oakey, durante la sua stesura, si concentrò in particolare sul massacro di Sabra e Shatila, avvenuto nella città di Beirut nel terribile contesto della guerra civile in Libano. Nel sanguinoso episodio vennero brutalmente uccisi quasi 3500 civili palestinesi e libanesi sciiti da una milizia di libanesi cristiani alleati con Israele. Anche in questo caso la critica non fu tenera con la band e li accusò di aver voluto addentrarsi in un territorio che non gli competeva: una critica piuttosto stupida per una formazione che strizzava sì l’occhio al “dancefloor”, ma rappresentava comunque una rock band a tutti gli effetti. The Lebanon fu un notevole passo indietro dal punto di vista commerciale: in Inghilterra raggiunse solamente l’undicesimo posto nella classifica dei singoli e la posizione 64 nella classifica di Billboard. Tuttavia, come già accennato in precedenza, diventò col tempo uno dei brani più apprezzati della band, soprattutto nelle esibizioni dal vivo in cui trovò la sua massima espressione. Il videoclip fu girato all’interno del Theatre Royal a Londra e mostra la band durante un finto live in cui tutto è calibrato alla perfezione, dalle luci alle movenze sul palco dei musicisti. Questo tipo di videoclip, denominato concert video, venne utilizzato nello stesso periodo dai Duran Duran per la loro hit The Reflex.

Lorenzo Del Canale

Don't cry. Don't raise your eye. It's only teenage wasteland.

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