SOFIA BRAGA: LA NET ART CHE FA NETWORK- INTERVISTA

“Share your Real Virtual Life”, Sofia Braga

Hai provato a diventare un digital artist settimana scorsa? Ti sei chiesto se esistono artisti ultra-contemporanei che utilizzano prettamente questa pratica artistica? Beh, oggi Giorgia ci parla di quello che lei e l’artista Sofia Braga si sono raccontate durante una chiacchierata al telefono tra Parma e Linz! Sofia è una giovane artista italiana che ha tanto da dirci quindi… non perdiamoci in chiacchiere inutili!

Facciamo una premessa… 

Il termine Internet Art non è nulla di nuovo, venne coniato negli anni ‘90, in realtà già da prima con la  Telecommunication Art si trattavano lavori simili. La differenza è l’approccio con le gallerie e le istituzioni: inizialmente l’Internet Art era prettamente online ed era un modo per “sfidare” le istituzioni creando uno spazio pubblico, quello del web, dove mostrare i lavori  e di conseguenza allontanarsi e distaccarsi dall’istituzione museale. Come ben sai “tutto si trasforma” e gli artisti iniziano a rendersi conto che anche loro, in qualche modo, devono sopravvivere e per farlo devono vendere.

Iniziano ad addentrarsi nelle istituzioni: il primo caso lo vediamo a Documenta 10 quando nel 2007 venne coniato il termine Post Internet, il quale si riferisce ad una materializzazione dell’Internet Art (che non è un movimento successivo all’Internet Art). 

Detto questo… Partiamo!

Sofia Braga

Ciao Sofia! Innanzi tutto grazie di aver accettato di fare questa intervista con noi! Vorrei partire chiedendoti qual’è la tua formazione e come sei arrivata ad essere l’artista che sei oggi?

Mi sono formata all’accademia di Belle Arti di Bologna dove ho frequentato sia la triennale che la specialistica. Durante la triennale lavoravo principalmente sull’installazione scultorea poi  ho trovato il mio interesse verso l’Internet Art. Ho iniziato a studiare e ricercare quello che era il fenomeno internet e come esso influiva ed influisce tutt’oggi sull’arte contemporanea, da qui il mio interesse per la Net art si è evoluto in Post Internet Art. Durante i miei studi ho avuto la fortuna di conoscere un professore che aveva fatto un master a Linz e decisi così di trasferirmi, infatti ora sono qui, dove sto frequentando un master in Internet Face Culture. Perchè Linz? Perché è la capitale della New Media Art! Infatti é qui che si trova l’Ars Electronica Center e dove si svolge l’Ars Electronica Festival, uno dei primi festival di new media art a livello internazionale. Nonostante tutto io non voglio essere etichettata come una new media artist in quanto la mia pratica riguarda piú uno scenario contemporaneo che affronta tematiche molto legate a quelle della Net art.

Il primo elemento che mi ha aiutata a crescere è stato intraprendere una ricerca artistica  basata su un tema veramente contemporaneo, andando oltre i vecchi linguaggi per trovare il mio. Il secondo elemento è una serie di sfortunati incontri sicuramenti dovuti al mio trasferimento, perché più viaggi e più esponi, più è semplice creare un network che ti aiuta a sviluppare la tua carriera. Insomma, la cosa fondamentale è lavorare, creare, parlare con altre persone riguardo il proprio lavoro e confrontarsi con artisti e curatori. L’artista misantropo nella propria stanza non esiste, una parte del suo lavoro è anche quello di fare public relations.

“Internet YAMI-ICHI”, avrà luogo il 9 Novembre presso DAS

C’è spazio per questo genere di arte in Italia?

Non trovo che l’Internet Art sia di nicchia, anzi sta influenzando tantissimo le pratiche di artisti giovani e meno giovani. In Italia ci sono molte istituzioni che lavorano in questa direzione, non mi riferisco solo all’Internet Art ma anche al Digital, Post Digital, Pratiche Digitali e Post Digitali. Una delle più importanti in Italia è il Link Art Center di cui  ne fanno, anzi facevano parte, Fabio Paris, Domenico Quaranta e altri membri come Matteo Cremonesi, curatore del Link Cabinet. Merita una menzione anche la critica Valentina Tanni, che da anni tratta il tema dell’Internet art, delle pratiche digitali, video games, e ancora Marco Mancuso di Digicult e tantissimi artisti. Quindi no, non è un’arte di nicchia e molti di questi artisti sono conosciuti a livello internazionale, come il mio adorato Paolo Cirio che ogni anno espone ad Ars Electronica!

Diciamo che ultimamente istituzioni museali più grandi stanno promuovendo moltissimi artisti che utilizzano pratiche digitali, come la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. E’ un panorama che si sta evolvendo in modo inevitabile: la cultura digitale è uno degli elementi che si ritrova maggiormente nella nostra quotidianità ed ovviamente se ne parla.

Meanwhile in china on the right (sofia braga, matthias schäfer) + I stalk Myself more than I should (on the left)

Tu hai delle ispirazioni in particolare? Nel tuo lavoro c’è molto influenza di diverse estetiche, tra cui quella giapponese, vuoi approfondire?

Indubbiamente sono influenzata dalla cultura pop asiatica, fin da piccola mi sono appassionata di anime. Ma quando sono stata in Giappone, e ho visitato dei musei di arte contemporanea, devo dire che sono rimasta delusa dal modo in cui gli artisti emergenti traducono la cultura pop asiatica in arte contemporanea. Si perde qualcosa in questa traduzione, e non mi ha più interessato.

Ci sono alcuni artisti che ammiro come Exonemo, loro hanno creato un formato nuovo che porteremo in italia il 9 Novembre. Yami-Ichi (Mercato nero dell’internet) è un evento molto particolare che include anche performances, legandosi più ad un’estetica hacker space. L’idea è quella di portare nel mondo reale un mercatino di cose illegali prese da Internet, di materializzare quelli che sono gli elementi principali dell’estetica web per poi venderli e creare un mercato di arte virtuale, sviluppando un dialogo contemporaneo.

“Share Your Real Virtual Life”, Sofia Braga

C’è stato un lavoro, all’inizio della tua carriera, tramite cui hai capito che eri sulla strada giusta e che ti stavi creando una tua identità artistica?

Sicuramente il progetto “Share Your Real Virtual Life”, ma prima di parlarne devo andare un pò più indietro con il tempo per accennarvi a quello che è uno dei miei primissimi progetti: Craft Women, una band inventata da me e una mia compagnia al Liceo. Creammo una pagina Facebook di un duo completamente inventato, basato sull’estetica del Bauhaus. Utilizzavamo immagini di persone dal calibro di Walter Gropius e Giulio Carlo Argan. La cosa incredibile è che la gente ci contattava davvero per andare a suonare senza che noi avessimo mai pubblicato musica! Pubblicavamo post estremamente futili, alcuni avevano frasi anche abbastanza scomode, atte ad irritare il pubblico, ma nessuno si era mai irritato: erano tutti fan! L’idea che la gente ci chiedeva di suonare, nonostante non avessimo mai pubblicato musica, mi ha fatta ragionare. Ho sempre lavorato con i social network, e mi è sempre piaciuto sovvertirli, usarli in maniera nuova e diversa, in modo tale che gli utenti guardassero il mio lavoro e dicessero “Che cosa sta succedendo?”

Tornando a noi, il progetto Share Your Real Virtual LIfe consisteva nel fare screenshot di diverse pagine web, successivamente manipolati e pubblicati poi su un sito internet. L’idea era quella di vistare uno spazio virtuale completamente diverso da quello nel quale siamo abituati ad inoltrarci ogni giorno. Ho adorato questo lavoro fin dall’inizio, tant’è che dal 2015 al 2017 non ho fatto altro che fare screenshot e manipolarli, fino al punto che mi sentivo quasi bloccata nel mio lavoro, facevo praticamente solo quello.

“My Gif Came Back from the Web”, Sofia Braga

Quali consigli dai al pubblico? Cosa pensi che uno spettatore debba sapere per approcciare una mostra o un’esposizione di questo genere artistico? Quali concetti deve o non deve avere?

Partiamo dall’idea che solitamente quest’arte viene percepita in modo diverso in base a fattori differenti. Non parlo solo di istruzione e di generazioni diverse, ma anche se si hanno preconcetti su internet art e post digital practices. Ci sono stati dei lavori che ho sviluppato su social network di diverse piattaforme e nel momento in cui li ho presentati in una galleria, le persone digiune di questi social network, hanno avuto difficoltà a capire l’interazione o le dinamiche. Credo che, almeno per il mio lavoro personale, l’unico requisito per capirlo sia la conoscenza della pop culture dei social network. Una conoscenza molto base perché anche io mi rendo conto di non sapere tutto. Qualche giorno fa ho rilasciato un’intervista con una ragazza cinese pubblicata poi su Wechat e ho pensato: “Ma come? Come funziona Wechat? Pubblichi le interviste?”
Indubbiamente se una persona non sa cos’è un social network fa molta fatica a capire il lavoro, anche se per i primi progetti che facevo bastava solamente avere un’idea dell’interfaccia web. Personalmente trovo costruttivo quando un critico che tratta questi temi viene a vedere il mio lavoro e mi da il suo parere. Tuttavia trovo ancora più interessante e utile quando a darmi un parere è un visitatore che non ha la minima idea di quello che sta succedendo.

Ah ma dimenticavo la cosa più importante è l’ironia, quella ci vuole sempre! 

A cosa stai lavorando attualmente? Cosa ha in serbo per te il futuro? Cosa auguri a te stesso e agli artisti della tua generazione?

Negli ultimi mesi ho lavorato a due nuovi progetti , su cui mi sto impegnando molto. Gli ho esposti ad Ars Electronica e adesso una parte di uno dei due verrà proiettato a Malta, poi avrò un’altra esposizione a Linz. Quindi ora mi sto concentrando sul far conoscere al mondo i miei progetti e non ho molto tempo per lavorare su cose completamente nuove. Per il futuro… beh diciamo che è da un pò di mesi che sono veramente contenta perchè sto riuscendo, grazie al mio lavoro, a fare quello che ho sempre voluto fare: viaggiare! Riuscendo a visitare tanti posti ho avuto la fortuna di scambiare idee e conoscere persone meravigliose con progetti  veramente interessanti.

Francesca Rossi,

#BrilloBlog

@OTTNProjects

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