PERCHE’ “AMORE TOSSICO” NON E’ IL MIGLIOR FILM ITALIANO SULL’EROINA

 

Dopo aver attirato la vostra attenzione con questo titolo sensazionalistico, che per i più cinefili suonerà più o meno come una prima pagina di Feltri, passo a una doverosa argomentazione.
Amore Tossico è un film del 1983 diretto da Claudio Caligari che ritrae – ma tanto già lo sapete – un ciabattoso e trascinato gruppo di amici eroinomani e perdigiorno from Ostia che venderebbe anche la madre pur di procurarsi una dose.
Il film è diventato un Cult soprattutto tra i discofili come il sottoscritto, che a furia di ravanare nell’immaginario di discoteche d’epoque come il Cosmic, la Baia degli Angeli, il Typhoon, si sono affezionati a un’iconografia proibita legata all’ italian brown sugar: non è neppure un caso né un mistero che io abbia battezzato la mia piccola label Pizzico Records proprio in onore di questa iconografia altamente tabù.
Se le biascicate espressioni in romanesco fanno sì che Amore Tossico sia un film-macchietta, ciò che invece inquieta ed affascina del suo alter ego (ops, un’altra discoteca, sorry..)  L’imperatore di Roma, è un ectoplasmico neorealismo che torna a far capolino nel cinema italiano.
L’imperatore di Roma è un film del 1987, molto meno famoso di Amore Tossico, girato in bianco e nero da Domenico D’Alessandria – detto Nico – in una capitale surreale, evanescente, dove Gerry Sperandini interpreta se stesso e ciondola tra i vicoli facendo intendere, tra un monologo mugolato ed un delirio introspettivo, una sua ipotetica discendenza dagli imperatori romani. E in quelle borgate da “No Future”, cotte dal sole e dalla vita da strada, Gerry è assolutamente credibile, ed anche autorevole: lui è davvero l’imperatore.
Gerardo Sperandini ci ha lasciati nel 1999: ai tempi delle riprese era internato all’ospedale psichiatrico di Aversa ed è stato rilasciato espressamente per il film sotto la rigida custodia del magistrato di sorveglianza.
La magia di questa pellicola sta proprio nel fatto che non si capisce se sia Nico D’Alessandria a dirigere Gerry o il contrario, infatti le scene si susseguono in un nonsenso talmente privo di plot che nulla sembra lasciato al caso.
Se poi aggiungiamo che la colonna sonora è curata dai Tan Zero, gruppo new wave modenese, allora mi gioco anche l’asso campanilistico-pigliatutto-allamoda nell’asserire che L’imperatore di Roma è il film italiano sull’eroina più affascinante, spassosamente delirante e allo stesso tempo “serio” mai girato. Esso ha ispirato una quantità immane di covers, grafiche, locandine di serate legate alla mia sotterranea e “pungente” attività di producer ed ha condizionato con prepotenza la mia idea di estetica musicale: sì avete capito bene, sto andando sul personale, io questo film lo amo!
Nulla da dire su Amore Tossico (qualcosa invece da dire sul suo finale retorico e guastafeste sì!) ma siamo onesti, è come paragonare Il Cattivo Tenente con Nicholas Cage a quello con Harvey Keitel: il primo diverte, ma il secondo rimane.
PS. Da recuperare assolutamente la scena in cui Gerry l’imperatore vomita davanti a dei bambini in un bar con “il Veliero” di Battisti come sottofondo. Please non cercatevi la scena su youtube, guardatevi tutto il film. Daje, daje, daje, daje, daje… (cit. Gerry)

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