OMAKE x SHUNE: L’INTERVISTA PRIMA DEL DILUVIO

Fuori dagli schemi, dalle mode del momento, quello che sono riusciti a creare Omake e Shune ha fatto alzare il volume e prestare maggiore attenzione a quello che usciva dalle casse. Le dodici tracce di “Raw” prevedono una ricerca sonora e un lavoro alle spalle complesso, per scoprire chi è stato più il braccio e chi più la mente siamo andati a chiederlo ai diretti interessati. Le liriche personali che guardano al cantautorato americano più scuro e le sonorità sperimentali le potrete ascoltare sul palco dell’ Ohibò per la preview del Diluvio Festival il 3 Marzo.


Come nascono i dodici brani di Raw, come vi siete organizzati durante la fase di produzione. 

 

È stato lungo il percorso per arrivare a Raw, meno quello per arrivare ai brani. Ovvero. Ci è voluto molto per capire il tipo di suono che volevamo ottenere con questo album, e abbiamo provato (e scartato) milioni di soluzioni diverse. Una volta capito quello che volevamo fare, e misurati con la realtà di cosa possiamo fare, le canzoni poi sono venute una dopo l’altra. Durante la fase di produzione ci siamo mossi in molti modi diversi a dir la verità, ci sono canzoni dove gli Shune arrivavano con un primo accenno di beat, e da lì prima io scrivevo la linea vocale e poi da quello partiva l’arrangiamento a tre teste di tutta la canzone (Sidewalks / Grace_Fireworks è nata così). Oppure poteva capitare che io arrivassi con una demo di una canzone, si tenesse la struttura e la parte vocale e si cambiasse radicalmente il beat (BDSM). Da questo punto di vista, abbiamo deciso di non darci regole.

 
Com’è impostato il live tecnicamente?

Dal vivo siamo in 4, con Davide (Shune) ai synth, Luca (Shune) ai beat, basso, tastiere o batteria elettronica a seconda del brano, io che mi occupo solo della voce e abbiamo aggiunto Giacomo Baroni alla chitarra, riarrangiando parte dei brani.

 

Pensate di portare il live ovunque o selezionare le date magari anche in base alla situazione e atmosfera di cui hanno bisogno le sonorità dell’album?

Assolutamente la seconda. Faremo una manciata di date per Raw. Per tanti motivi diversi. Ma di sicuro saranno in contesti dove sappiamo che la nostra idea dell’album potrà essere riproposta come si deve.
 

Moderno cantautorato americano elettronico. Queste le parole che hanno accostato a “Raw”. L’etichetta vi trova d’accordo? In tutti i modi una scelta coraggiosa per il panorama musicale italiano del momento… ma molto aperto a scenari esteri. Qualche idea sul futuro?

 

Ognuno da le definizioni che crede, è normale. Ci siamo abituati a mettere etichette su tutto in modo da non dover sforzarsi di valutare un lavoro artistico se non grazie a riferimenti ad altro. Io personalmente non mi sono sentito un cantautore, specie nella scrittura di questo album, in quanto la parte musicale non è schiava delle liriche, ma anzi più possibile il contrario. E grazie per la scelta coraggiosa. È stata una scelta, non so se coraggiosa o meno. Sicuramente con un lavoro così non entri nell’immaginario collettivo. Però ogni volta che riascolto il mio/nostro album sono convinto di aver fatto quello che volevo. Conta questo. Idee per il futuro? Fermarmi per poi fare altro. Come ho sempre fatto alla fine.

 

 

Ci sarà un seguito di “Raw”

 

Non credo. Non in questa forma quanto meno. Come dicevo nella risposta precedente, quando avrò sentito esaurirsi la spinta verso questo album mi fermerò e valuterò cosa fare, come sempre. Credo però di congelare per un po’ il progetto OMAKE per dedicarmi a un altro mondo che sto iniziando ad esplorare e in cui voglio mettere piede. Ma è prestissimo, per adesso va bene così.

 

Shune: Cosa ascoltavate prima di “Raw” e cosa ascoltate adesso. L’esperienza vissuta con Francesco vi porterà a nuovi scenari e nuove sonorità anche nel vostro percorso come Shune?

Prima di Raw ascoltavano principalmente musica elettronica sia americana che europea. Per citare alcuni nomi ascoltavano Lapalux, Baths, Teebs e Flying Lotus.

Durante e dopo Raw invece abbiamo avuto una virata più verso la musica nera e l hip hop, direi che il grande cambiamento rispetto a ciò che ascoltavamo prima sia anche nella presenza e risalto della voce rispetto alle produzione tante volte strumentali sopra citate.
Queste influenze sono state molto importanti sia per Raw, in quanto ci ha permesso di avere una visione anche più chiara su come e dove collocare la voce di Francesco (OMAKE) sia per le nostre produzioni future poiché ci ha dato più coscienza di quale direzione stia prendendo in questo momento la musica internazionale.

 

OMAKE: Domanda obbligatoria per tutti. Che rapporto hai con le sneakers. Un modello a cui sei stato particolarmente legato

 

Le sneakers sono nella categorie di cose che decuplicherebbero la loro presenza nella mia vita se trovassi 500K per terra. Ma come detto, sono appunto “cose” per me. Mi piacciono in quanto credo che nello stile di una persona si possa trovare una forma di espressione della sua personalità, e quindi è bello prendersi cura del proprio aspetto. Per quanto riguarda le sneakers in particolari, ho un paio di Air Jordan One regalate anni fa da una persona speciale che ovviamente per me sono importanti anche a livello affettivo. A livello puramente estetico, fra le sneakers che ho le mie preferite sono un paio di Air Force 1 mid 07 black on black che adoro, le mie preferite.

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