NIGHT MOVIE – IL FANTASY ITALIANO E’ RISORTO, E NESSUNO SE NE E’ ACCORTO

Premetto di non possedere Netflix, Sky, ne una qualsiasi rete a pagamento: colleziono dvd e vhs e – quando mi sono rivisto tutto un paio di volte – accendo la tv.
Ora becco pietre miliari o documentari anche interessanti, ora film di qualche anno fa che riesco a gustarmi senza il nocivissimo “hype da rete” capace di annacquare qualsiasi sano entusiasmo.
Questa cosa è successa con “Il Racconto dei Racconti” (Matteo Garrone, 2015), pellicola che mi ero completamente perso al cinema dati i miei acuti problemi di misantropia da sala gremita e la mia tormentata diffidenza per i trailer moderni che proclamano incessantemente “il film dell’anno”, dove si parla più delle recensioni che del lungometraggio stesso e dove c’è quasi sempre una musica roboante e sensazionalistica (ma soprattutto Demmerda) ad accompagnare il pacchetto pubblicitario, particolare affatto trascurabile per il sottoscritto.
Ho trovato il film di Garrone molto bello, devo dire, ed ora che si chiacchiera parecchio del suo nuovo traguardo Cannesco “Dogman” mi è sembrato opportuno buttare giù questo intervento che terrò il più breve possibile, giusto per dar voce a questa mia riflessione..
La pulce nell’orecchio, o ancor meglio nell’occhio, me l’ha messa la misteriosa presenza del negromante Franco Pistoni all’interno di una delle novelle de “Il Racconto dei Racconti”.

 
 

 

Pistoni è un musicista, attore e regista italiano che oltre al suo personaggio Bonolisiano “Lo Iettatore” di cui scopro l’esistenza soltanto ora navigando in rete (ebbene no, non guardo neanche i giochi a premi), ha recitato sì nel celebre “Il nome della Rosa” di Annaud ma anche in un paio di Italian Fantasy di serie B degli anni ottanta tra cui il divertentissimo “The Barbarians & Co.” (Ruggero Deodato, 1987).

 
 

 

Ma procediamo con ordine: all’epoca il buon Ruggero (“Cannibal Holocaust”, tra gli horror più copiati di tutti i tempi, ok? Bene) si è ritrovato tra le grinfie un corposo budget “Ammeregano” per girare l’ennesima imitazione di “Conan il Barbaro” (John Milius – 1982).
Deodato qui sfrutta la tracotante “ignoranza” dei gemelli Paul, celebri wrestlers dell’epoca e protagonisti della pellicola, e la butta in vacca quasi subito, commutando questo clone barbarico in commedia che non manca di intrattenere. Gli effetti speciali – cfr. Drago finale – sono a dir poco osceni (dove sono finiti tutti i soldoni Ammeregani?) ma il film rientra a pieno titolo in quel fantasy italiano che molti affermano non essere mai esistito, ma che in realtà c’è stato eccome, e forse c’è ancora.

 

 

Mi viene in mente tutta la (super)produzione di Bruno Mattei AKA Vincent Dawn che girava sei o sette film alla volta nelle Filippine per risparmiare, autentiche gemme di mash up generistico come la perduta pellicola de “Il mondo di Yor” dove il regista Antonio Margheriti missa abilmente Guerre Stellari, Flash Gordon, Conan e lo sa Iddio cos’altro.

 


 

Poi ci sono anche le grandi produzioni come Momo, ve lo ricordate Momo? La italo-risposta alla krukkissima Storia Infinita, tratto anch’esso da una fiaba di Michael Ende.
Momo fu co-prodotto con i tedeschi medesimi e sebbene il risultato fosse alquanto soporifero fu un grande successo in Germania (benedetto dallo stesso Ende che vi recitò in una piccola parte) e un totale fiasco, seppur motivato, in Italia.
Poi c’è il nostro cinema di genere tanto osannato all’estero e sempre di più in patria che tra leggendari peplum, post-atomici, barbarici, cyborg, sci-fi e scopiazzate varie tra il macabro e l’ironico, non fa altro che alimentare questo indefinito calderone che potremmo chiamare “Fantasy all’italiana” il quale non solo esiste, ma che nel suo tripudio di citazioni e strampalerie ha fornito spunti a film mainstream prodotti successivamente (di questa cosa parlerò più avanti, in un nuovo approfondimento per la rubrica, stay detuned!).
Tornando finalmente al film di Garrone: vedere Pistone nella parte del Negromante mi ha riportato alla memoria il fantastico mondo dell’italo-fantasy e le sue bizzarrie; lo stesso Pistone in The Barbarians & Co. recita la parte di un capobranco con caratteristiche molto simili al ruolo Garroniano.

 

 

Ma per una volta il presente, anziché sottrarre impietosamente, è generoso e aiuta con ottimi effetti speciali il regista romano a confezionare un film completo: sospensioni emotive e fotografiche fanno da cornice allo svolgersi delle fiabe seicentesche di Giambattista Basile. La loro crudezza è il loro punto di forza e il contrasto tra racconto e imprevedibilità della vita genera un’asprezza tanto vivida quanto reale.
Ricapitolando: novelle italiane, ottimo cast italiano ed internazionale.
Bene, così si ragiona, anche se tra i caratteristi compare Ceccherini (evabbè) ma in un sol colpo si portano a termine quei tentativi, talvolta maldestri, talvolta pionieristici, di un genere mai riconosciuto in patria.
Sorry, non posso congedarmi senza aver parlato di musica: da recuperare assolutamente è la colonna sonora del sopracitato The Barbarians & Co.
Curata da Pino Donaggio, la OST vuole celebrare la potenza de “i nuovi barbari” (sempre loro, gli Ammeregani) e si sviluppa in brani di italo-epic che a me piacciono molto, perché riportano a un’era fanciullesca di semplici entusiasmi che non tornerà mai più, un’era per l’appunto “barbarica”.

 

Viva il Fantasy italiano!
Qualsiasi cosa esso sia..

 

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