NIGHT MOVIE – 5 BRIVIDI PER NOTTI BOLLENTI E INSONNI

Night Movie è lieto di offrirvi il prontuario di mezza estate! Cinque film che non avete mai visto (e probabilmente non avreste mai voluto vedere) per rinfrescare a colpi di brividi, eros analogico e trame astruse le vostre notti estive, madide ed insonni.
Se c’è un non-luogo e un non-tempo per il film raro ed allucinato è proprio la fantomatica “notte estiva”, lasso indefinito di tempo in cui tutto è concesso e dove tutte le nostre più bizzarre fantasie si liberano e scalpitano, mentre i vicini dormono ignari: non certo è un caso che questa rubrica e tutti gli altri progetti audiovisivi curati dal sottoscritto portino il nome di “Night Movie”. Ma non voglio sottrarre altro tempo alla vostra famelica immaginazione e passerò subito alla lista degli irrinunciabili per questa estate 2018, film che avranno su di voi l’effetto rigenerante di un Estathè al sangue! Pronti? Si vola!


“Tragica notte al bowling” (David DeCocteau – 1988)
Nell’intervista per il mio album con   The Caribbean House, lavoro ricco di spunti cinematici e “soundtraccari” di cui si parla nelle ultime pagine di   Beat to Be, evoco questo filmaccio definendolo un ibrido trash inquietante (aggettivo che utilizzerei anche solo per la realizzazione) la cui trama è giusto giusto la seguente:   alcuni collegiali arrapati rimangono intrappolati in un bowling per uno scherzo fatto da una cheerleader stronza; improvvisamente un vecchio trofeo si rovescia liberando una creatura nefasta che plagia il cervello dei malcapitati. 
Se siete amanti dei college movies mescolati ad altri generi come l’horror e il trash questo film potrebbe fare al caso vostro: non mancano tette al vento da “visual marketing” dell’epoca e personaggi al limite della sfiga.
Voto 6/10 tutto sommato divertente


“Il ristorante all’angolo” (Jackie Kong – 1987)
Uno dei pochissimi film horror-splatter girato da una donna!
I nipoti di un sanguinario messaggero della dea Shitar riesumano il cervello dello zio: trattasi di un improbabilissimo cervello parlante il quale, mantenuto attivo sotto un misterioso liquido, ordina loro come preparare il sacrificio umano in onore della dea, che verrà risvegliata dal suo millenario letargo per reincarnarsi in una sorta di Frankenstein tutto al femminile: il ristorante dei due scalmanati nipotastri, dalle ricette alquanto ambigue, servirà da scenario al cosiddetto “banchetto di sangue”.
In questo film, a tratti davvero vomitevole ma dalla incontenibile “ironia”, aleggia una strana nostalgia 50’s: i locali che fungono da ambientazione sembrano tutti dei Drive In improvvisati, le pettinature e il dress code dei personaggi ricordano, anche se in maniera alquanto grossolana, lo stile Rockabilly, e la colonna sonora sfodera impenitente classici del decennio “brillantinato”: impossibile decifrare le intenzioni della regista su questo tipo di estetica ma rimane un aspetto abbastanza curioso di tutta la sanguinosa faccenda.
Spassosa, infine, l’enorme vagina dentata che spunta sull’addome della dea Shitar e che non manca di decapitare i malcapitati maschietti: non è dato sapere se si tratta di un riflusso “girl power” della regista.
Voto 5/10 spassoso e indecente


“Lezioni Maliziose” (Alan Myerson -1981)
Dopo i truculenti bagni di sangue passiamo ad un genere molto ricercato nelle notti estive, almeno per quelli della mia generazione: sto parlando del cosiddetto “erotico/formativo”.
Philly, adolescente benestante, trascorre l’estate nella sua enorme casa vuota mentre il padre è in viaggio per affari.  La sua curiosità in campo sessuale non si fa attendere e come “presente” dal padre in viaggio viene mandata una governante trentenne, tale Miss Mallow, che dopo aver sedotto il giovane Philly fa sesso con lui ripetutamente per poi fingere un attacco cardiaco: si scoprirà allora che la presenza di Miss “Nave Scuola” cela un complotto ben più ardito.
A tratti soporifero, ad altri davvero osé per l’epoca (il regista e l’attrice furono accusati di corruzione di minore per le scene di sesso) “Lezioni Maliziose” rappresenta un piacevolissimo ripescaggio per l’estate che volge al suo apice.
Voto 6,5 per chi vuole sonnecchiare ed eccitarsi allo stesso tempo.


“Ettore lo Fusto” (Enzo G. Castellari – 1972)
Dopo le americanate, ricche di idiozia e tanto divertimento, non può mancare il titolo italiano ad animare le nostre febbricitanti veglie estive: ho scelto questo film -quasi misconosciuto- del maestro Castellari perché rappresenta un’ottima prova di ingegno e di intrattenimento, a cui fa da contorno un cast a cinque stelle (Vittorio De Sica, Giancarlo Giannini, Luciano Salce, Aldo Giuffré, Philippe Leroy, Franca Valeri giusto per citarne alcuni).
Prendete l’Iliade di Omero con la sua Guerra di Troia, sostituitene i vari personaggi mitici con bande di motociclisti, rapaci avvocati, scaltre entreneuses, onnipotenti gangsters e prelati sui generis e otterrete questa irresistibile commedia dal ritmo serrato e dai tempi comici praticamente perfetti.
Le musiche di Francesco de Masi disegnano perfettamente i colpi di scena che si susseguono imperterriti tra plot omerico e nonsense comico di tipica scuola 70’s. Trovate i dettagli della colonna sonora QUI.
Se la settima arte italiana spesso è schiava di classicismi inespressi (soprattutto negli ultimi anni, va detto) qui Castellari ci svela un momento liberatorio ante litteram: prendete un mito classico e rendetelo commedia! Non che sia un’operazione semplice: i Fratelli Cohen hanno fatto un tantino cilecca con il loro “Fratello, dove sei?” nel duemila, ma questa rimane un’opinione del tutto personale.
Ad ogni modo Ettore lo Fusto è una vera bomba ed è un piacere farsi retro-trasportare tra le ironie e le leggerezze (che leggerezze non sono mai) dei mitici anni settanta.
Voto 9/10 Una perla rara


La maledizione di Janice (George Mihalka – 1986)
Concludo questo vademecum con una piccola sorpresa: trovato sul tubo con una tipica “grana” VHS che mi ha fatto pensare più ai primi anni novanta che ai metà ottanta, questo film scorre che è una goduria e svela ben presto un’attrice per cui io ho sempre avuto un debole, per così dire, orrorifico:
Karen Black, eroica e camaleontica interprete ne “la trilogia del terrore”, film culto per la televisione tratto dai racconti dell’autentico genio del thriller Richard Matheson, ed anche in “Easy Rider” oltre a decine di titoli dei più disparati generi cinematografici.
Il film la butta quasi fin da subito sul metafisico:   l’amante di Paul, regista televisivo, gli insegna come “evadere” dalla realtà trasmigrando la sua anima in cerca di altri esseri umani. Quella che all’inizio sembra un’innocua terapia psicofisica presto rivela un piano malefico: Paul se ne accorgerà troppo tardi, quando le persone care intorno a lui cominceranno a morire una ad una.
La grande Karen non fa nessunissima fatica, basta che ci metta la faccia e l’ineccepibile “physique du role” mentre gli altri attori se la cavano degnamente; doppiaggio bruttone ma cosa volete in omaggio, pure il Pop Corn??
Voto 8/10 Sorprendentemente fico!


Buona estate a tutti i lettori di Beat to Be, ci rivediamo a settembre con un po’ di novità.
Dal vostro Affezionatissimo è tutto per ora…


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