NET ART: ERRORE 404

“Cyberpunk Vis”, Donald Hanson

Stamattina mi sono svegliata e mi sono chiesta se hai mai sentito parlare di Internet Art?. Ho pensato che alla fine internet è il nostro punto di incontro ma non ti ho mai parlato di nessun artista che praticasse la propria ricerca intorno all web. Questa forma d’arte si chiama Net art,  anche chiamata Internet art: una pratica artistica che, con l’arrivo del web, ha spopolato riuscendo ad aggirare istituzioni come Gallerie e Musei. Come ha fatto? Beh scopriamolo insieme.

Una forma d’arte inafferrabile che utilizza Internet e il Web come principale materiale e come base per la sua divulgazione. Uno degli aspetti più interessanti, a mio avviso, ma anche uno dei più discussi è il suo essere immateriale, il suo essere fruibile solo online. É sicuramente una svolta nel mondo dell’arte, la tradizionale opera fisica viene smaterializzata, decontestualizzata e al suo posto, ora, troviamo un’immagine virtuale. Un’arte che è riuscita ad eludere le tradizionali modalità di visualizzazione dei contesti artistici istituzionali creando esperienze visive interattive e interconnesse. Non lo trovi incredibile?

“Favicron”, Donald Hanson

Pensa che questa forma d’arte era già studiata e ricercata dagli artisti a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 (è nel 1991 infatti che venne pubblicato il primo sito web); è ovvio dire che con lo scorrere del tempo e delle innovazioni tecnologiche il web ha fatto passi da gigante ed è per questo che oggi, riuscire a creare un confine per questa forme d’arte, credo sia molto difficile. Tanti critici sostengono che per rientrare in questa categorizzazione basta soltanto che l’opera d’arte esista all’interno di quell’infinito mondo chiamato World Wide Web.

Le prime opere di Net Art usavano spesso l’esistenza codificata di Internet come una tematica centrale: l’uso di difetti, di codici caotici, tratti che mettono alla prova la visibilità dell’utente e i modelli di navigazione del web.

Ora ti mostro alcune ricerche molto interessanti, così entrambi ci chiariamo meglio le idee. Pronto\a?Via!

Shredder, Mark Napier

Mark Napier è un artista  americano che ha lavorato moltissimo con questa forma d’arte e, tra i tanti progetti da lui realizzati, ce n’è uno che mi è rimasto impresso da sempre: ShredderShredder è un browser web alternativo che trasforma le pagine web in “coriandoli”, un vero e proprio distruggi documenti. Markup, testo, codice, immagini e collegamenti di un sito diventano elementi confusi sullo schermo creando un’immagine astratta e de-contestualizzata a livello grafico della pagina web selezionata (per capirci come un “Jackson Pollock” istantaneo). Per creare quest’immagine all’utente basta inserire un URL in Shredder 1.0 e il codice viene reinterpretato da un linguaggio di programmazione Perl. che è il linguaggio di programmazione Web più popolare viste le sue capacità di manipolazione del testo e al rapido ciclo di sviluppo.

Shredder, Mark Napier

I pezzi di Shredder 1.0 hanno sicuramente forti radici nell’espressionismo astratto (Pollock appunto) ma anche tecniche surrealiste. Vuoi provare anche tu a distruggere il sito web che preferisci!

 “I miei lavori non sono oggetti ma interfacce, gli utenti diventano collaboratori dell’opera rovesciandone le convinzioni su proprietà e autorialità”

Un’altra artista incredibile, pioniera della net art, ma anche critico dei nuovi media, di cui oggi non posso non parlarti è Olia Lialina.

“My Boyfriend Came Back from the War”, Olia Liliana, 1996

Olia è famosa per la sua opera di browser art intitolata  “My Boyfriend Came Back From The War” da lei creata nel 1996. Il lavoro include più riquadri di immagini e testo con collegamenti ipertestuali in bianco e nero attraverso i quali gli spettatori possono navigare in percorsi narrativi diversi. “Se qualcosa è nella rete“, ha detto Lialina, “dovrebbe parlare in un linguaggio netto.” Il pezzo ha ispirato molti remix, incluso uno dal noto duo JODI. Lialina è anche conosciuta per la sua esperienza nel campo della sperimentazione di GIF animate, e ha il merito di aver fondato una delle prime gallerie web, Art Teleportacia, che usa per esporre le sue opere.

Il suo lavoro più recente risalente al 2018 è intitolato “Self-Portrait”. L’opera, come ci suggerisce il titolo, è un autoritratto diviso in tre porzioni, ognuna delle quali è accessibile utilizzando specifici browser. Cosa intendo? Adesso mi spiego meglio! Le immagini appaiono ridotte fino a occupare un terzo della larghezza del monitor e affiancate l’una all’altra. La scelta dei tre browser invece, non è però un semplice capriccio tecnico o estetico, ma ha un preciso valore concettuale e politico. Se infatti il primo browser da utilizzare può essere uno qualsiasi tra i più diffusi, il secondo deve essere il browser Tor, che garantisce una navigazione sicura e anonima, mentre il terzo, Beaker, è un browser peer-to-peer. In questo modo Lialina ci forza a scaricare questi software, ci invita a usarli e a familiarizzare con essi, favorendo la diffusione di strumenti che permettano rispettivamente maggiori tutele per l’utente e un Web alternativo. Ora divertiti tu!

“Self-Portrait”, Olia Liliana, 2018

Eccoci all’ultimo artista di oggi, il francese Fabien Mousse che nel 2012 decise di produrre un’opera non tanto “per” internet ma “con” internet. Il suo progetto consisteva in un piccolo computer di gommapiuma con la scritta “Real Internet Art” ed era acquistabile tramite il suo sito web per un costo di 30 euro. L’opera, che è già fortemente ironica, veniva spedita a casa in una scatola con regolare certificato di autenticità (come ogni opera d’arte nel momento del suo acquisto). Ma non è finito qui! Fabien invitava tutti coloro che avevano acquistato il “mini computer” a filmare il momento di apertura del pacco, l’unboxing che ora va tanto di moda tra gli influencer, video che sarebbe poi stato pubblicato sul sito dell’artista

“Real Internet Art”, 2012

Un progetto altamente ironico sulla “materializzazione” e sulla commercializzazione della Net Art, una critica moderna di stampo dadaista contro l’arte retinica, aggiornata ai tempi del web.

Allora cosa ne pensi di questa forma d’arte? Ti invito a “giocare” un pò con i siti di questi artisti per scoprire lati sempre più nascosti.

Francesca Rossi,

@OTTNPeojects

#BrilloBlog

P.S. Avete ascoltato la nuova puntata del nostro podcast? Il guest è il direttore del Museo Mambo di Bologna! Non perdertelo.

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