MUSEUM OF GRAFFITI: NUOVA META A MIAMI

An-installation-by-Ghost-and-Giz-RIS-at-the-Museum-of-Graffiti-in-Miami.-It-opens-Thursday-in-time-for-Art-Basel-Miami-Beach.Credi @MelanieMetz for The New York Times

A partire dalla scorsa settimana Miami avrà un nuovo incredibile centro per l’arte contemporanea: Il museo dei graffiti dove l’arte “fuorilegge”, come a tanti piace chiamarla, avrà finalmente una casa.

Negli ultimi dieci anni, nel quartiere Wynwood di Miami sono stati costruii numerosi edifici e, ovvviamente, sono stati un grande regalo per tutti i writers della zona che, in brevissimo tempo, li hanno utilizzati come enormi tele. Oggi l’area è diventata una “mini mecca” americana per i graffiti, e grande meta di pellegrinaggio per gli Instagrammer un pò “underground”.

@wynwoodwallsofficial

Lo sviluppo di questo quartiere è molto interessante, quindi spenderò due paroline in più per raccontarti la sua storia. A metà degli anni 2000 l’associazione Primary Flight decise di creare in quest’area un “open air museum”, invitando artisti di strada provenienti da tutto il mondo a decorare i muri delle warehouse con le loro opere. Nello stesso anno Tony Goldman, grande immobiliare con la passione per l’arte e proprietario di una vasta zona nel distretto, decide di realizzare lo spazio oggi conosciuto come i Wynwood Walls: mette a disposizione un complesso di edifici con muri altissimi e senza finestre, apre il Wynwood Kitchen&Bar, prosegue inaugurando un nuovo spazio per graffiti meno imponenti, le Wynwood Doors…

@wynwoodwallsofficial

Oggi Wynwood è il più grande “street artist museum” del mondo e passeggiarci è un’esperienza da non perdere: murales enormi (mai gli stessi), oltre 70 gallerie di ogni genere, intervallate da negozi, bar e ristoranti. In alcune occasioni ci sono delle pop up galleries o pop up shop: gallerie e negozi a tempo determinato, che propongono artisti meno noti o oggettistica di vari genere. Ed è proprio in quest’area che lo scorso 5 Dicembre ha inaugurato il “Museum of Graffiti”

Alan-Ket-co-founder-of-the-Museum-of-Graffiti-in-front-of-a-detail-of-a-mural-created-by-Yes-2-Doves-and-Mast-2019

Affermandosi come il primo museo al mondo dedicato alla storia dell’arte dei graffiti, il co-fondatore Alan Ket afferma che sarà un “luogo dove venire ed imparare“. Ket, un veterano street artist e consulente del marchio, aggiunge “Sin da quando ero un bambino desideravo che esistesse questo posto e ho aspettato che gli adulti ne costruissero uno, ora finalmente eccolo qua“.

Tu sei un appassionato di street art? Sei mai andato in cerca di muri per rimanere affascianato dalla bellezza e dalla fortissima libertà di questa forma d’arte?

L’idea del museo nasce due anni fa, dall’incontro tra Ket e Allison Freidin, un avvocato di Miami che in passato aveva rappresentato un gran numero di “artisti di strada”. L’incredibile avventura è così iniziata: commissionando 11 murales per la facciata dell’edificio, tra cui lavori di Slick, Shoe, Abstrk ed Entes visitabili e fruibili da tutti.  Il museo è sia indoor, oggi troviamo una permanente che racconta la storia del movimento artistico attraverso reperti fotografici di ormai lontane opere e bombolette spray vintage di artisti famosi, che outdoor.

Ti piacerebbe visitare un museo di questo tipo?  Trovi che possa essere un archivio interessante?

Aerosol cans of spray paint on display at the Museum of Graffiti

Adesso ti starai chiedendo: “Mettere i graffiti in uno spazio permanente non è in contrasto con lo spirito della forma d’arte?” Io credo che da un lato lo sia, la street art nasce come arte di strada, come arte libera da ogni sistema che ne limiti la circolazione, ma trovo altresì giusto che si crei un’archivio e un luogo dove conservare una fetta molto importante di quella che è l’arte contemporanea di oggi.

L’effimero dei graffiti è il risultato dell’oppressione nei confronti degli artisti. Dal punto di vista dei graffiti, non c’è motivo per cui la nostra arte venga spazzata via, dipinta. Vogliamo che la nostra arte duri per sempre” dice Ket. “Il mercato non lo capisce“, afferma. “I musei non capiscono. I curatori non imparano queste cose nelle scuole. Siamo fuori dalla storia dell’arte. Ci vogliono persone provenienti dal movimento per costruire questo. Penso che celebrare le opere d’arte distrutte delle generazioni precedenti sia un modo per onorare il valore e l’importanza che noi giovani abbiamo visto in quelle opere che gli adulti non capivano. “

Io trovo che, in un’area come quella dove il museo è stato costruito, la necessità di avere un’istituzione come questa sia stata fisiologica, le art walk e l’arrivo di Art Basel hanno posto un’attenzione sempre più forte attorno a queste tematiche e trovo giusto che qualcuno gli dia il giusto valore.

Francesca Rossi,

#BrilloBlog

@OttnProjects

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