“MAGGIE MAY”, ROD STEWART, 1971

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«Svegliati Meggie penso di doverti dire qualcosa
É settembre inoltrato e devo tornare a scuola
Lo so ti faccio divertire ma mi sento usato
Oh Maggie non posso più sentirmi cosi
Tu mi attiravi lontano da casa solamente per salvare te stessa dalla solitudine
Mi rubi il cuore e questo è quello che veramente mi ferisce»

Già dalla prima strofa si percepisce la forte carica emotiva della canzone più famosa di Rod Stewart: Maggie May. Un gioiello folk rock sulla perdita dell’innocenza e sulla vulnerabilità di fronte all’amore. Rod Stewart registrò Maggie May per il suo terzo album solista Every Picture Tells A Story (1971) che raggiunse la vetta delle classifiche sia in Inghilterra che negli USA. A quei tempi il cantante faceva ancora parte dei Faces, formazione nata dalle ceneri dell’iconica band “mod” degli Small Faces in cui militava anche Ronnie Wood, già membro del Jeff Beck Group e futuro chitarrista dei Rolling Stones. Per la registrazione dell’album si avvalse tuttavia della collaborazione dei quattro membri dei Faces e si può quindi considerare un album della band, anche se uscì sul mercato a firma del solo Stewart. La sua svolta disco del 1978 con pezzi come Do Ya Think I’m Sexy? era ancora molto lontana, ma Rod Stewart stava sempre di più oscurando gli altri membri del gruppo sia per la sua fama che per le sue scelte artistiche: lo strepitoso successo di Maggie May fu il primo passo verso lo scioglimento della band nel 1975. Il brano sbancò le classifiche americane ed inglesi, candidandosi sin da subito a diventare un classico del rock; e pensare che all’inizio la canzone uscì come lato B del 45 giri di Reason To Believe, poichè i capi dell’etichetta Mercury non la ritenevano all’altezza e trasmisero questa scarsa fiducia anche allo stesso cantante scozzese. In seguito il disco fu ristampato con Maggie May sul lato A, grazie anche alla forte spinta da parte dei DJ radiofonici americani. Il brano presenta un intro suonato col mandolino da Ray Jackson, seguito dalla chitarra acustica di Martin Quittenton che annuncia l’inizio della prima strofa cantata dalla voce dolcemente roca di Stewart. Alla chitarra elettrica invece troviamo il suo compagno dei Faces e futuro Rolling Stones Ronnie Wood. Il testo, scritto a quattro mani dal cantante e da Martin Quitterton, racconta in prima persona una tormentata storia d’amore tra un ragazzo e una donna matura: il giovane è profondamente innamorato, ma si rivolge a lei manifestandole tutta la sua frustrazione. La donna si approfitta di lui per fuggire dalla solitudine e sentirsi più giovane, senza accorgersi di spezzare il cuore al ragazzo che vorrebbe molto di più di una storia basata quasi esclusivamente sul sesso. Maggie May è una canzone in parte autobiografica poichè, come spiegò varie volte Rod Stewart (noto casanova), è una versione molto romanzata della “prima volta” del cantante con una donna molto più grande di lui. Il passionale incontro avvenne nel 1961 al Baulieu Jazz Festival quando Stewart aveva solo 16 anni. La donna però non si chiamava Maggie May; quel nome venne preso in prestito infatti da una vecchia canzone popolare di Liverpool su una prostituta. Un segnale che, anche se quella del cantante fu una semplice avventura rispetto a ciò che scrisse nella canzone, non ricorda sicuramente l’esperienza in maniera positiva.

 

Lorenzo Del Canale

Don’t cry. Don’t raise your eye. It’s only teenage wasteland.

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