“LITTLE HITLER”, EVERYTHING BUT THE GIRL, 1986

but the girl

«For your bedroom needs, we sell everything but the girl»

Recitava così lo slogan del negozio di arredamenti di Hull (Inghilterra) che diede origine al nome della band Everything But The Girl composta dalla cantante/bassista Tracey Thorn e dal DJ/producer Ben Watt: un nome tutt’altro che banale, perfetto per degli artisti che dalla banalità sono sempre sfuggiti, mutando continuamente stile musicale nel corso di una carriera lunga quasi vent’anni. Dall’esordio con l’album Eden del 1984, da collocarsi nella corrente sophisti-pop (dalle forti influenze jazz e soul) insieme a band come i Sade e gli Style Council di Paul Weller (con cui collaborarono), passando per gli arrangiamenti orchestrali nello stile di Burt Bacharach dell’album Baby, The Stars Shine Bright del 1986, fino ad una svolta verso l’elettronica più d’avanguardia con Walking Wounded del 1996 e ad una collaborazione con i fondatori del trip hop Massive Attack. Il loro pezzo più conosciuto rimane tuttavia Missing del 1994, inciso inizialmente come ballata pop solo voce e chitarra che passò quasi inosservata. In seguito decisero di affidarla alle sapienti mani della leggenda della musica house Todd Terry: il DJ neworchese ne fece uno strepitoso remix dance che scalò le classifiche e venne ballato nelle discoteche di tutto il mondo. Questo improvviso successo riportò l’attenzione del grande pubblico sugli esordi del gruppo, sicuramente più interessanti a livello artistico. Fra i pezzi più sottovalutati della loro carriera vi è sicuramente quel gioiello di Little Hitler, contenuta nell’album Baby, The Stars Shine Bright uscito nell’Agosto del 1986, un disco con testi prevalentemente romantici e con uno stile pop orchestrale alla Burt Bacharach. Little Hitler non uscì nemmeno come singolo, ma rappresenta uno dei momenti più intensi del disco e forse dell’intera carriera degli Everything But The Girl: l’inconfondibile voce malinconica ma rassicurante di Tracey Thorn è sorretta da una dolce melodia di pianoforte e da archi sognanti e raffinati. Il testo al contrario è crudo, nostalgico, rabbioso ed enigmatico: è difficile capire se sia un amico deluso o una donna tradita colui/lei che attraverso la voce della Thorn si rivolge a questo “piccolo Hitler”: un ragazzo talmente attratto dal potere da intraprendere la strada della violenza e del crimine allontanandosi dall’amore e dalle amicizie. La controversa frase “every woman loves a fascist” nella seconda strofa non è altro che un atto d’accusa verso le donne che si lasciano attrarre dalla figura dell’uomo forte, spesso anche autoritario e violento. La canzone ha anche il fine di sminuire e quasi ridicolizzare la figura del dittatore, considerato alla stregua di una divinità dal popolo cieco, ma quasi sempre un uomo con una mentalità da ragazzino megalomane. Little Hitler, data la sua forte impronta politica, è l’unica traccia dell’album riconducibile come tematiche al loro precedente disco Love Not Money del 1985che però criticava soprattutto l’impatto delle riforme industriali del governo di Margaret Tatcher sui lavoratori del nord dell’Inghilterra e in generale la politica conservatrice della “lady di ferro” e del presidente americano Ronald Reagan.

Lorenzo Del Canale

Don’t cry. Don’t raise your eye. It’s only teenage wasteland.

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