L’ARTE DOVE NON TE LA SARESTI MAI ASPETTATA

Dopo Warhol e Haring, non poteva mancare anche la citazione a Basquiat (Courtesy: Netflix)

La scorsa settimana, mentre sorseggiavo un thè caldo in una splendida libreria di Parma, la mia attenzione è stata richiamata dal discorso di due ragazzi che dialogavano circa l’inutilità dell’arte contemporanea, di come questa non sia socialmente utile e di come, per venirne a contatto, bisogna andare per forza nei musei.

Devo confessarti che non ero molto felice, non sapevo se rispondergli o lasciar stare ( bhè sappi che ho scelto la seconda) ma questo accadimento mi ha fatto riflettere molto… Per questo oggi ho pensato di mostrarti tre esempi di come, in realtà, l’arte convive nella nostra quotidianità e di come essa viva in contesti che di per sè sono considerati extra-artistici. 

Iniziamo questo viaggio? Pronto?

Partiamo con un cult della musica italiana: “Nel blu dipinto di blu”,  conosciuta da tutti come “Volare” di Domenico Modugno. Hai capito di che canzone sto parlando, vero? Behè sicuramente si visto che è un’icona per il nostro paese! Ma ti sei mai chiesto da dove viene quel “blu”? Il cielo? Bhè, si forse, cioè anche, ma non solo. Devi sapere che l’autore del testo, Franco Migliacci, per scrivere i versi di questa canzone si ispirò profondamente ad un celebre quadro di Marc Chagall dal titoloLe coq rouge dans la nuit” del 1944. Incredibile no?

“Le coq rouge dans la nuit”, Marc Chagall, 1944

Ma siamo solo all’inizio. Curioso di sapere altro?

Campagna Pubblicitaria di Esselunga

L’arte contemporanea, nel corso della storia, ha più volte incrociato gli sviluppi della comunicazione pubblicitaria; non è inusuale vedere quadri o opere d’arte ricontestualizzati per promuovere e\o pubblicizzare un marchio. Con grande classe lo fece Esselunga, che riprodusse nei cartelloni delle metro di Milano quadri in cui il cibo è protagonista, oppure la Ferrarelle che ironicamente giocò con la Gioconda di Leonardo sul significato di “liscia”, “gassata”, Ferrarelle”, o ancora, la Conad, riutilizzò un passo di John Donne per promuovere una sua campagna, con lo slogan “Nessun uomo è un’isola e nemmeno un supermercato”. Questo perché? I brand utilizzano le opere d’arte, soprattutto quelle considerate parte dell’immaginario collettivo e, conseguentemente, di grande riconoscibilità da parte del pubblico, accostandole al marchio e beneficiandone in termini di prestigio e guadagno.

Ma ecco l’esempio, a mio parere, più lampante: Lexus. La nota azienda automobilistica rompe completamente ogni schema pubblicitario, non celebrando solo le caratteristiche tecniche del prodotto, ma porgendo agli spettatori una semplice domanda: “I Girasoli, Vincent van Gogh, li aveva davvero immaginati così?
Il video, sviluppato dall’agenzia pubblicitaria CHI & Partners, è un viaggio tra alcune delle opere più famose: da “La ragazza con l’orecchino di perla”, ai “Girasoli” di Vicent Van Gogh, passando per una vetrina che ricorda una delle celebri opere di Mondrian, per finire con la rappresentazione in scala di “Nighthawks” di Hopper. L’avevi mai vista in televisione?

E come ultimo esempio della giornata: il grandissimo capolavoro Netflix “Bojack Horseman”. Hai mai visto le vicende del mezzo uomo mezzo cavallo alle prese con la tragicommedia della vita mondana?Una trama sorprendente, caratterizzata da un humour pungente  che sono un vero capolavoro. Ti consiglio, se non l’hai ancora fatto, di guardare almeno la prima stagione!

Mr. Peanutbutter mette in vendita uno dei celebri squali di Damien Hirst durante un’asta di beneficenza (Courtesy: Netflix)

Ma torniamo a noi… Le ambientazioni della serie sono spesso popolate da opere d’arte. Te ne sei mai accorto\a ?  Sono molto frequenti le parodie di grandi classici come Matisse, Warhol, Hirst. La disegnatrice, Lisa Hanawalt, ammette di essere una grande amante dell’arte ( anzi da piccola sognava di fare la pittrice) e, l’esempio più lampante, è sicuramente la sua reinterpretazione in stile BoJack del celebra capolavoro “Portrait of an Artist (Pool with two figures)” di David Hockney. Il pittore inglese esplicita l’essenza della città di Los Angeles nella sua  serie di piscine, svela tutta la vacuità del lusso sfrenato della città, la malinconia e la solitudine celate al di sotto.  Non poteva esserci espediente più efficace per descrivere la personalità complessa di BoJack tanto che, l’opera, compare già all’inizio della prima puntata, nello studio del protagonista.

Nello studio di BoJack, c’è la reinterpretazione del quadro di Hockney in chiave equina (Courtesy: Netflix)

Questi sono solo alcuni esempi, ma potrei continuare… Spero che il messaggio sia stato chiaro: l’arte non è elitaria e non rimane nel suo piccolo e chiuso cirucuito. L’arte invade la nostra quotidianità, l’outdoor advertising è colma e stra-colma di riferimenti ai grandi artisti del nostro secolo e di quello passato. Non credere mai che la cultura non sia utile, che il bello sia qualcosa di superfluo perchè la nostra anima vive solo in funzione di questo e i grandi marchi lo sanno, per questo si avvicinano all’arte.

Francesca Rossi,

#BrilloBlog

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