“I WONDER WHY”, DION & THE BELMONTS, 1958

Nella seconda metà degli anni cinquanta irruppe sulla scena musicale americana un genere nato dallo strada che includeva molteplici influenze: il doo wop. Tutto iniziò con i giovani afroamericani che si radunavano agli angoli delle strade delle grandi città e davano vita, perlopiù senza strumenti musicali, a melodie di grande semplicità ma al tempo stesso di grande raffinatezza. Si ispiravano ai grandi gruppi vocali degli anni quaranta come gli Ink Spots e i Mills Brothers ma, con l’esplosione del fenomeno rock and roll nel 1954, si adattarono al gusto del periodo rendendo le loro melodie più frizzanti, talvolta con un leggero accompagnamento strumentale; e così gruppi vocali come i The Platters, i The Penguins ed i The Monotones riuscirono a scalare le classifiche negli anni in cui furoreggiavano leggende come Chuck Berry, Elvis e Buddy Holly. Così come il rock and roll, anche il doo wop in breve tempo non fu più una prerogativa degli afromericani: vari gruppi di giovani bianchi, perlopiù italoamericani di base nei quartieri newyorchesi di Brooklyn e del Bronx, vi si cimentarono con grande passione. Tra questi i primi ad eccellere, ancora prima dei The Four Seasons, furono i Dion & The Belmonts. Ed è proprio nel Bronx, più precisamente in Belmont Street, che il cantante Dion DiMucci decise di formare il gruppo insieme a Carlo Mastrangelo (basso baritono), Fred Milano (secondo tenore) e Angelo D’Aleo (primo tenore). Dopo un paio di brani di scarso successo prima da solista e poi con altri elementi, con i Belmonts trovò finalmente un’affinità destinata a regalargli enormi soddisfazioni. All’inizio del 1958 firmarono per la Laurie Records ed esordirono subito con il pezzo più brillante della loro carriera che li portò al successo in breve tempo: I Wonder Why. Il brano fu scritto da Melvin Anderson e Ricardo Weeks, ma venne inciso per la prima volta dal quartetto (con Teen Angel come b-side) e raggiunse il ventiduesimo posto della classifica Billboard, grazie anche alla loro apparizione ad American Bandstand, show televisivo musicale di culto che ispirerà programmi ancora più celebri quali Soul Train e Top of The Pops. Il vero punto di forza del brano è l’intro contraddistinto dal miracolo vocale di Mastrangelo che mette insieme un serie di sillabe “nonsense”, ma piacevoli all’orecchio come una sinfonia classica. A seguire si agganciano le voci Milano e D’Aleo con un leggero accompagnamento strumentale che prosegue per tutta la canzone e ovviamente la strepitosa voce solista di Dion. Il brano ha un testo molto semplice e romantico, in linea con altri pezzi doo woop del periodo: parla infatti di un ragazzo che si rivolge alla sua fidanzata per cercare di spiegarsi il motivo dell’amore così intenso che prova verso di lei. Ritornando molti anni dopo a Belmont Street per un’intervista, Dion ricordò di quella volta in cui sentirono per la prima volta I Wonder Why: tutti gli inquilini del loro palazzo alzarono al massimo il volume delle radio e le tennero fuori dalla finestra o sui balconi per rendere tributo a quei quattro ragazzi del quartiere che, non ancora ventenni, si stavano lanciando verso il successo. Robert De Niro non potè trovare canzone più adatta per la scena iniziale della sua opera prima come regista, il film Bronx del 1993 magistralmente interpretato da Chazz Palminteri (anche sceneggiatore), Lillo Brancato e De Niro stesso. Il brano fu anche utilizzato nella colonna sonora di altre due opere di grande importanza: nel film del 1983 Christine di John Carpenter tratto da un romanzo di Stephen King e nell’episodio pilota della serie tv I Soprano. Nel febbraio del 1959 la storia dei Dion & The Belmonts si incrociò con uno degli eventi più tragici della storia della musica pop, ribattezzato come The Day the Music Died. Il 3 febbraio di quell’anno infatti i membri del quartetto, durante la loro prima grande tournèe, sarebbero dovuti essere tra i passeggeri di quel maledetto aereo che si schiantò nell’Iowa e in cui persero la vita Buddy Holly, Ritchie Valens e il dj Big Popper; ma alla fine ritennero il prezzo del noleggio del velivolo troppo elevato e decisero di raggiungere in macchina la città del loro prossimo concerto. Neanche il tempo di elaborare il lutto che dopo appena un mese fecero uscire il loro singolo di più grande successo, Teenager In Love: il brano venne ripreso da artisti del calibro Bob Marley, Simon & Garfunkel e Red Hot Chili Peppers. Nel 1960 Dion Di Mucci lasciò il gruppo e intraprese una non sempre fortunata carriera solista (resa difficile anche dalla sua dipendenza dall’eroina), ma si riunì con i suoi vecchi compagni svariate volte durante il corso degli anni, l’ultima volta nel per un concerto nel 1973. L’influenza dei Dion & The Belmonts nella storia della musica pop e del rock fu molto più importante di quello che si pensi: gruppi i come i The Four Seasons e i Beach Boys hanno senz’altro un debito nei loro confronti per il loro stile vocale e Dion DiMucci, sia con i Belmonts che come solista, venne spesso citato da grandi artisti come Paul Simon, Lou Reed, Bruce Springsteen e Bob Dylan tra i personaggi che influenzarono il loro modo di scrivere canzoni.

Lorenzo Del Canale

Don't cry. Don't raise your eye. It's only teenage wasteland.

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