I 20 ANNI DI “THE WHITE STRIPES”

 

Lui e lei non s’è mai capito cosa fossero, di certo una cosa sapevano fare: suonare. Anche per chi come Meg arriva dall’altra parte del bancone (ex barista) basta mettersi d’impegno e avere il partner giusto per riuscire a salire sul palco… magari dietro una batteria. Il partner è Jack White, oggi è il boss della Third Man Records ed è ancora sul podio quando si tratta di decretare gli ultimi nomi ad avere detto qualcosa nel genere rock oggi praticamente defunto. Non a caso quando ascolti l’album d’esordio del duo puoi riconoscere alcune sonorità dei Led Zeppelin o dei Pixies, il blues nei testi delle canzoni, la capacità di riempire il palco e tante altre caratteristiche di una band rock d’altri tempi. Ebbene si, i tempi sono cambiati in questi 20 anni e forse i White Stripes adesso avrebbero non meno successo ma meno fascino. Immaginate i colori e gli outfit dei White al secolo di Instagram, sembrerebbe tutto più artefatto, costruito e scontato, e probabilmente tutto verrebbe “bruciato” nell’arco di un paio di dischi e di tour. Non che nel 1999 i tempi fossero più tranquilli e meno frenetici, proprio per questo i WS fecero comunque per il contesto storico e musicale un’azione coraggiosa: ristrutturare i suoni appartenenti ai ’70 per proporli in un epoca più che mai complessa e schizzata come quella di fine secolo. L’elettronica stava sfondando nel mercato musicale, internet stava per accelerare e i servizi di streaming erano ai nastri di partenza, in quel momento la cosa più lontana dall’hype era fare e parlare di qualcosa che guardasse al passato, se poi nominavi la parola blues era come finire nelle sabbie mobili. Ma Jack aveva le idee chiare e continua ad averle nel modo in cui amministra le sue band ed i suoi affari, oggi il suono crudo e potente della coppia (lo erano a tutti gli effetti anche se hanno cercato di confonderci le idee) manca, non ci sono reunion all’orizzonte (per fortuna), quindi possiamo continuare a guardare al passato e riascoltare… noi ad esempio abbiamo scelto “Screwdriver”, il primo pezzo scritto e quello a cui sono più affezionati e celebriamo così l’anniversario di un’album spesso criticato dai fan ma straordinariamente coraggioso.

 

 

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