“HIROSHIMA MON AMOUR”, ULTRAVOX!, 1977

Prima del roboante successo negli anni ’80 con capolavori synthpop del calibro di Vienna, Hymn, Dancing With Tears In My Eyes e We Came To Dance esistevano degli Ultravox con il “punto esclamativo”: il loro nome infatti, per i primi due album, si scriveva letteralmente col punto esclamativo (ispirato dal gruppo krautrock dei Neu!); analizzandolo col senno di poi quel punto esclamativo evidenzia metaforicamente le differenze con la seconda era del gruppo, quella più romantica e melodica, sotto il timone di Midge Ure. Gli Ultravox! erano formati da Chris Cross al basso, Stevie Shears alla chitarra, Warren Cann alla batteria, John Foxx alla voce e Billy Currie alla tastiera, synth e violino. Erano un gruppo ancora atipico per il panorama musicale inglese del periodo, dominato dalla rivoluzione punk: il loro sound molto più variegato e innovativo era chiaramente influenzato dall’elettronica pioneristica di Brian Eno e dei Kraftwerk e, nonostante presentasse alcuni tratti dell’energia esplosiva del punk inglese, era molto più simile a quello dei pionieri della new wave americana come i Talking Heads e i Television. I loro testi e le melodie erano fortemente malinconici e decadenti. La critica li snobbava, ma nonostante tutto riuscirono a sfornare lungo il 1977 due album eccezionali quali l’omonimo Ultravox! e Ha!Ha!Ha!. Proprio nel secondo è contenuta Hiroshima Mon Amour, il vero capolavoro della band dell’epoca John Foxx, e probabilmente fra i migliori pezzi dell’intera carriera del gruppo. Il brano uscì all’inizio in una versione molto più scarna e venne inserita come lato b nel 45 giri del singolo ROckWrok (omaggio a Marcel Duchamp e al suo giornale RongWrong), mentre la versione dell’album presenta una struttura molto più complessa. Il batterista McCann decise di utilizzare una Roland TR-77 dall’effetto ipnotico e incalzante: Hiroshima Mon Amour risultò così essere una delle prime produzioni britanniche ad avvalersi di uno strumento nuovissimo come la drum machine. Fondamentale anche l’apporto del sassofono dell’ospite C.C. del progetto Gloria Mundi, chiamato a collaborare quasi per caso poiché si trovava con la sua band nello stesso studio di registrazione (Parlophone) al momento dell’incisione; come accade spesso nella storia del rock, dal “caso”  possono nascere le più geniali intuizioni. Il sassofono infatti verrà largamente utilizzato e sarà un elemento fondamentale del pop degli anni ’80, basti pensare a pezzi ultracelebri come True degli Spandau Ballet e Careless Whisper degli Wham!. Il titolo della canzone rimanda subito all’omonimo film del 1961 ad opera di uno dei registi pionieri della Nouvelle Vague, Alan Resnais, ma le tematiche sono piuttosto differenti: il cantante John Foxx infatti all’epoca della composizione del brano non aveva ancora visto il film. Il testo infatti, a differenza dellla pellicola che racconta una storia d’amore tormentata dai fantasmi della guerra, è una narrazione delle difficoltà di una relazione amorosa in un’era in cui la tecnologia reprime l’individuo: è chiara quindi l’ispirazione ai romanzi di fantascienza dell’epoca come quelli di Philip Dick, Ray Bradbury e J.G. Ballard. La voce di Foxx è allo stesso tempo fredda e struggente, assolutamente perfetta per sorreggere la struttura della canzone. John Foxx lascerà gli Ultravox! appena un anno dopo, aprendo la strada per l’ingresso nella band di Midge Ure (ex chitarrista dei Visage), e intraprenderà una carriera solista da precursore dell’electrogaze con eccellenti album quali Metamatic e The Garden.

Lorenzo Del Canale

Don’t cry. Don’t raise your eye. It’s only teenage wasteland.

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