“HIGH JUNGLE” VIDEO PREMIERE E L’INTERVISTA A MEDICAMENTOSA

Bruno Mari l’abbiamo ascoltato dal vivo e ci siamo messi subito in scia, come una pista da battere nella savana o nella giungla, seguito e supportato. E allora eccolo il primo contributo concreto per dire che il suo progetto musicale a nome Medicamentosa è da portare sul palco in giro per l’Italia, ma soprattutto andarlo a vedere e ascoltare. Oggi abbiamo la premiere del video di “High Jungle”, lasciamo a voi le sensazioni sulla traccia mentre vi leggerete alcune curiosità sul nome e su quell’accappatoio indossato da Bruno durante i live.


 

Tu stesso hai dichiarato che la tua «è musica fatta per staccare, per viaggiare e far viaggiare chi mi ascolta. E questo, è anche il senso del mio nome, legato a uno stato di libertà, leggerezza ma anche lucidità della testa che spero contagi tutti quelli che verranno a sentirmi». Quindi spiegaci come sei arrivato alla scelta del nome Medicamentosa.

La parola “Medicamentosa” mi è comparsa in testa una sera in cui ero in stato alterato, in bicicletta, ma lucidissimo. Ascoltavo la musica tornando a casa e credo che in quel momento fosse Everything in the right place dei Radiohead, e la sensazione che ho legato al nome Medicamentosa, che mi continuava a echeggiare in testa, era proprio quella di uno stato mentale perfetto, di piena coscienza e “ironia” nel senso di distacco lucido dalla realtà. Poi è una parola che ricorda il curare, la mente, la menta, la gazosa e i Gazosa. Quindi suona anche bene insomma

Oggi presenti il tuo video, raccontaci un po’ di curiosità su quello che vedremo in anteprima, chi l’ha ideato e a chi ti sei affidato.

Allora, il video l’ho ideato io. Il pezzo è credo il più brutto dell’album, però ha un potere evocativo particolare, appena fatta la canzone avevo già in mente l’idea alla base del video. Allora ho chiamato Moreno Razzoli, un amico con la passione per il videomaking e gli ho chiesto di girare le scene che avevo in mente. Una di queste era il rappresentare una corsa in un bosco, e per farla siamo andati assieme a dei nostri amici a passare una serata sulle colline Modenesi cercando un posto adatto che abbiamo trovato nei dintorni delle cascate del Bucamante. Mi son messo la GoPro in testa e via a ruzzolare giù da un sentierino. Anche la scena della mia ombra che corre avevo in mente di farla in quel modo, con un proiettore e un telo, ma è stata una cosa parecchio complicata. Ci sono stati vari problemi di organizzazione nel finirlo tra scene mancanti, chiavette e problemi di trasporto, però dopo più di un anno l’abbiamo portato a termine. Ora guardandolo mi chiedo perché il giovane me volesse dare l’idea di essere un tossico, e di pigiare tasti a caso sull’apc40 scollegato. Ma i giovani sono saggi, quindi mi fiderò del buon istinto del giovane me

Il tuo sound viene accostato alla scena afro beat italiana, Clap Clap e Khalab su tutti. Sono riferimenti in cui ti ritrovi? Puoi farci invece il nome di qualche produttore fuori dai confini nazionali che ti ha influenzato più di altri.

La scena afro-italiana mi ha ispirato senza dubbio, anzi, penso che sull’onda di quel movimento io abbia pensato di fare Iraglas. Era una maniera di sperimentarmi e vedere cosa saltava fuori. A parte la musica africana però ho altri punti di riferimento ben più classici, fra tutti i the Chemical Brothers. Poi le influenze sono molto varie, dalla techno di Trentemoller e Jon Hopkins ai vari Dream Koala, XXYYXX, Blackbird Blackbird… Ultimamente sono tornato pesantemente ad ascoltare musica psichedelica. Avevo iniziato con gli Animal Collective, altro grande amore, poi dalla scoperta dei Tame Impala sono passato a vari gruppi che mi stanno riportando a quel feeling space rock che sta entrando prepotentemente nel mio nuovo disco.

Dalla chitarra all’accappatoio (perchè l’accappatoio ?) …con che strumentazione ti muovi per i tuoi live?

La mia strumentazione gira tutta attorno al computer: uso Ableton e lo controllo con l’apc40 dell’Akai. dopodiché ho una tastierina novation per suonare fraseggi percussivi, e poi un microfono collegato a un Korg KaossPad che passa dalla scheda audio e con cui suono shaker e percussioni varie, e ci metto anche la voce o suoni della bocca. in più la chitarra e la pedaliera. L’accappatoio è fondamentale, anche se la cosa è iniziata per caso…La guida galattica per autostoppisti dice che l’oggetto più utile che ci si possa portare dietro è un asciugamano. L’accappatoio ha un po’ le stesse funzioni: mi serve per “impacchettare” la strumentazione nella borsa che mi porto dietro in modo che non si rovini, per detergere il sudore quando suono e alla fine anche perché è un abito scenico, è quasi una tunica sciamanica. Poi c’è un discorso legato al nuovo disco, che sarà incentrato sull’acqua, quindi l’accappatoio richiama quell’immaginario.

Elenca 5 brani che ti hanno spinto a fare musica o che sono parte fondamentale del tuo percorso musicale.

1 – Immigrant Song – Led Zeppelin

Che è stato proprio il pugno in faccia del rock di quando si è bambini, lo sentii in School of rock e da lì diventai un bimbo capellone che sognava di fare assoli su un palco.

2 – Time – Pink Floyd

Ricordo solo il brivido intensissimo di quando ascoltai questo pezzo per la prima volta, durò tanto e mi lasciò scosso. Mi fece capire quanto la musica possa smuovere le persone, e quanto sia una cosa fondamentale nella vita, nonostante tutto.

3 – Massive Attack – Paradise Circus

La perfezione assoluta. Da qui ho iniziato a capire quanto la cura dei suoni fosse fondamentale e che l’elettronica poteva essere la mia strada. I Massive sono degli esempi assoluti di umanità e disumanità.

4 – May Nam – Leppeln

Alessandro è un ragazzo veneto che abita a Berlino, ascoltai dei suoi pezzi su internet e lo aggiunsi su Facebook. Iniziammo a scriverci e conoscerci e siamo diventati amici così, senza esserci mai visti di persona. Assieme abbiamo fondato Moojica Tapes, che è un’etichetta con base la a Berlino. Grazie a lui sono andato a suonare su a Berlino e ho vissuto cose che sognavo soltanto. Leppeln mi commuove ogni volta, quando vidi il video dissi woh, non mi sento solo, non mi sento stupido.

5 – Pop X – Sibillini

In un momento tragico della mia vita arrivò questo pezzo, che mi ha insegnato che quando le donne ti lasciano è la natura ad accoglierti nelle sue grandi tette. In generale Davide con la sua musica mi ha cambiato davvero la vita (e non l’ho mai ringraziato abbastanza), mi ha fatto capire che non c’è da prendere sul serio quel che accade, la morte e la musica. Ad anni di distanza son finito ad aprire i loro concerti e a bere assieme da buoni amici, e mi sento davvero fortunato.

Be first to comment