“GETTING AWAY WITH IT”, ELECTRONIC, 1989

Il fenomeno delle superband, con successi alterni, si manifesta a partire dagli anni ’60: artisti già celebri come solisti o in altre band che decidono di unirsi per esplorare nuovi orizzonti e sonorità musicali. Fra i tanti che si sono susseguiti nella storia del pop, ce n’è uno spesso dimenticato, ma che ci ha regalato almeno un paio di raffinatissimi gioielli synthpop: gli Electronic di Bernard Sumner e Johnny Marr. Nel 1988 il cantante e chitarrista dei New Order, in contrasto con gli altri membri della band che non volevano spostarsi verso sonorità più italo disco e avvalersi delle moderne tecniche di synth programming, decide di pubblicare un album come solista. L’idea iniziale di lavorare interamente da solo al progetto viene subito accantonata quando si imbatte in un certo Johnny Marr, fresco del divorzio con gli Smiths e desideroso di far affluire la sua chitarra e le sue abilità compositive verso nuovi progetti. A questo punto manca solo un altro elemento, una seconda voce per i cori che possa fargli fare il salto di qualità per incidere la primissima canzone e, grazie al grafico Mark Farrow, entrano in contatto con Neil Tennant, cantante dei Pet Shop Boys. Un trio di pezzi da 90 come loro non può permettersi di sbagliare e, dopo qualche mese di rodaggio, pubblicano il loro singolo d’esordio Getting Away With It il 4 dicembre del 1989, con quasi due anni d’anticipo rispetto al loro primo album che uscirà solamente nel maggio del 1991. Il brano esce sotto la gloriosa etichetta Factory Records, strettamente legata al club Hacienda di Manchester (tempio della new wave britannica), che durante il decennio aveva avuto tra le sue fila nomi del calibro di Joy Division, New Order, Happy Mondays e OMD. La musica viene composta a quattro mani da Sumner e Marr, mentre ad occuparsi del testo viene coinvolto anche Neil Tennant. Ed è proprio dal testo che traspare un certo astio da parte di Marr verso l’ex compagno Morrissey: le parole infatti sono una sorta di parodia delle tipiche tematiche affrontate dal tormentato frontman degli Smiths quali la malinconia e il masochismo. La prima strofa, che recita “sto camminando sotto la pioggia solo per bagnarmi di proposito, mi sono costretto a non dimenticare” è infatti un non troppo celato riferimento a quegli artisti che millantano un disagio interiore per apparire più affascinanti al pubblico; probabilmente Marr non aveva un giudizio così negativo del suo ex cantante, ma aveva sicuramente bisogno di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Il progetto Electronic sembra voler ritornare alla spensieratezza del synthpop delle origini, messo in ombra soprattutto dal successo strepitoso degli Smiths, e voler prolungare all’infinito quell’allegria un po’ naïf tipica degli anni ’80. Il ricchissimo e fluente arrangiamento del brano include un raro assolo di chitarra da parte di Marr (seppur smorzato dai dominanti sintetizzatori) e una parte orchestrale diretta dalla compositrice britannica Anne Dudley, ex membro degli Art of Noise, che diventerà celebre alla fine degli anni ’90 per la colonna sonora della brillante commedia Full Monty, con cui vincerà addiritura un Oscar. Il singolo, uscito con il pezzo strumentale Lucky Bag come lato B, non ottiene un successo strepitoso (numero 12 nella classifica inglese e 38 in quella americana), ma riceve pareri molto positivi da parte della critica. La copertina del disco, semplice ma molto raffinata, viene disegnata dall’art director della Factory Records Peter Saville,  già celebre per la leggendaria copertina di Unknown Pleasures dei Joy Division. Per la promo della canzone vengono realizzati ben due video: il primo del 1989 per il mercato europeo, mentre il secondo nel 1990 (anno di uscita del singolo negli USA) per il mercato americano. Getting Away With It sarà l’unico singolo degli Electronic a raggiungere un buon successo e, nonostante a livello commerciale non abbia resistito alla prove del tempo, rappresenta uno delle più genuine e spensierate collaborazioni tra musicisti di fama mondiale, interamente ispirata dal desiderio di espandere i propri orizzonti musicali e mettendo in secondo piano il mero guadagno.

 

Lorenzo Del Canale

Don’t cry. Don’t raise your eye. It’s only teenage wasteland.

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