FILOQ RACCONTA “SOMEWHERE HOME #1”

 

Alla base di “Somewhere Home” ci sono le amicizie che la musica costruisce e rafforza nel tempo, e questo è l’aspetto più bello e sincero di questo EP fuori dal 18 Maggio via Doubledoubleu. Filoq è una calamita capace di attirare persone umanamente disponibili a collaborare e condividere la propria musica. Con queste premesse non si poteva che ottenere un buon risultato, i numeri, gli ascolti e l’interesse anche della stampa estera confermano tutto quello che si può dire di queste quattro tracce che noi abbiamo deciso di farci raccontare direttamente da Filoq.

 

Volevo che ‘Home’ aprisse la porta di questo luogo all’interno del quale racconto tappe di tutto questo mio girovagare, è l’unico brano in cui sono solo, volevo il pezzo che più di tutti raccontasse questo perdersi allegramente per poi ritrovarsi.

“Combo” l’ho prodotta con il mio amico salentino Emènel, nasceva tutto da una mia idea piuttosto diversa da dove è oggi il brano ma poi Moreno (in arte appunto Emènel) gli ha dato questo groove quasi incespicante che ha portato il pezzo in un mondo più scuro di quello da cui veniva, questo è l’unico brano dove, come per il mio disco JazzCrash, ho attinto dai campionamenti fatti durante il Torino Jazz Festival nel mobile studio del Fringe in the Box, ed abbiamo così manipolato e fuso con le nostre trame elettroniche le performance di due jazzisti favolosi come Gianluca Petrella ed Ivan Bert.

“Edd” è stata realizzata assieme ad uno dei miei dj/producer italiani preferiti: Lorenzo BITW con cui sono diventato molto amico dopo aver suonato assieme proprio a Borneo a Parma, adoro la sua sensibilità musicale e da allora abbiamo iniziato a lavorare assieme su un po’ di tracce… a pensarci bene su un bel po’ di tracce… questa è la prima che buttiamo fuori ma ne abbiamo altre in serbo davvero belle.

“Be My Husband” nasce da uno stralcio di pezzo di Nina Simone e si evolve in un mantra lento, un downtempo percussivo quasi un dub arrotolato attorno alla voce della mia compagna Giulietta, è nato mentre eravamo assieme a suonare in Tanzania; l’idea me l’ha data Simone Pecorari, regista con cui lavoro su diversi progetti audiovisivi legati alla tutela dell’heritage tanzano. Proprio in questo periodo con Giulietta e Simone stiamo articolando una progetto di ponte tra le sonorità europee e quelle tanzane appunto che vedrà la luce nell’autunno.

 

 

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