“EVE OF DESTRUCTION”, BARRY MCGUIRE, 1965

 

Eve-of-destruction

“L’Est del mondo sta esplodendo
La violenza si diffonde, i colpi sono in canna
Tu sei abbastanza grande per uccidere, ma non abbastanza per votare
Tu non credi nella guerra, ma che cos’è quell’arma che stai imbracciando?
E perfino sul fiume Giordano ci sono dei corpi che galleggiano.

Ma dimmi, amico, ancora ed ancora
Non credi che siamo al principio della fine?
Non capisci quello che sto tentando di dire
E non riesci a percepire i timori che sento oggi?
Se verrà premuto il bottone, non ci sarà nessun posto dove scappare.
Nessuno si salverà, il mondo diventerà una tomba.”

La musica americana degli anni ’60 fu fortemente caratterizzata dalle canzoni di protesta: da Bob Dylan ai Creedence Clearwater Revival, passando per Joan Baez, moltissimi cantautori e gruppi rock si cimentarono in canzone impegnate e si fecero portavoce di una generazione segnata dalla guerra del Vietnam, dalle proteste per i diritti civili e dall’inizio della guerra fredda.Il brano più potente dell’epoca, in cui tutto il disagio di una generazione veniva espresso con un’efficacia mai vista prima, fu però reso celebre da un cantautore caduto presto nel dimenticatoio: Barry McGuire.La canzone venne scritta all’inizio del 1965 da P.F. Sloan che la propose inizialmente ai The Byrds: il gruppo declinò l’offerta e venne quindi incisa dai The Turtles (band sempre di L.A. come i Byrds) ottenendo scarso successo.Il 12 luglio del 1965 arrivò il turno di Barry McGuire; P.F. Sloan vide nel giovane cantante l’interprete perfetto per rendere immortale il brano grazie alla sua voce roca e graffiante.McGuire non lo tradì e offrì un’interpretazione “potente e sofferta”: il 15 luglio la nuova Eve Of Destruction era pronta e pochi giorni dopo passava già per radio iniziando fin da subito a suscitare un’infinità di polemiche.Il testo di Eve Of Destruction é un grido disperato contro l’intero establishment USA che ancora oggi risulta attuale: si critica la guerra nel Vietnam, si esprime la paura per il rischio di una guerra nucleare contro la Russia e la frustrazione per le difficoltà nel raggiungimento dei diritti civili da parte degli afroamericani, con un riferimento alla marcia di Selma in Alabama.É una composizione profondamente nichilista in cui manca del tutto la speranza, accompagnata da una melodia tuttavia dolce e malinconica sulla quale Barry McGuire si erige a profeta di un’imminente catastrofe.Tutto questo non poteva venire accettato dal governo e dai media di stampo conservatore che la definirono il simbolo di tutto ciò che c’era di sbagliato nella gioventù del periodo.Venne bandita da numerose stazioni radio e canali televisivi rendendola probabilmente la canzone più censurata della storia. Nelle classifiche invece andò fortissimo diventando in breve tempo un vero inno generazionale e raggiungendo il primo posto nella classifica di Billboard.McGuire, da sempre ateo convinto, negli anni ’70 abbracciò la religione cristiana e per anni si rifiutò di eseguire nei concerti il celebre brano, arrivando quasi a rinnegarlo.Ha ricominciato a proporre la canzone solamente negli ultimi anni aggiornandone il testo con un riferimento alla terribile strage nella scuola di Columbine del 1999, raccontata anche nei film Bowling A Columbine di Michael Moore e Elephant di Gus Van Sant.

Lorenzo Del Canale

Don’t cry. Don’t raise your eye. It’s only teenage wasteland.

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