DIGGIN – SAUVEUR MALLIA “PERCUSSIONS MODERNES” VOL.I

 

Entriamo in punta di piedi, nel magnifico e sconfinato mondo ‘Library’…ovvero, per chi non conoscesse, musica per sonorizzazioni, una specie di colonna sonora per audiovisivi, che era a disposizione di documentari, sceneggiati radio, notiziari. Una pratica diffusa negli anni 70 ed 80, ma che è stata meravigliosamente scoperta negli anni seguenti. Il disco in questione è un volume della casa francese Tele Music, ed è curato da un grandioso musicista che ci ha regalato perle su perle. Il bassista e compositore Sauveur Mallia, è stato parte dei gruppi Voyage e Arpadys, che, per gli amanti della Space Disco, sono una specie di divinità. Ecco quindi, che Monsieur Mallia, confeziona uno dei suoi svariati album di sonorizzazioni, però questa volta avvalendosi della splendida tecnologia nascente, ossia delle percussioni sintetiche, o drum machine. Nove tracce di electro creativa, composta e confezionata da un outsider, affatto condizionato da quello che contemporaneamente accadeva oltre oceano, per mano dei futuri maestri Arthur Baker e John Robie. Prendono forma così, musiche che sembrano attualissime, anche se profumano di anni ottanta, giusto perché fuori dai canoni a cui ci ha abituato la storia della musica electro americana. Un punto di vista francese che coniuga la sperimentazione, la ‘mano’ space disco, l’esperienza della composizione jazz, e una sorta di freakness controllata.

Le perle sono diverse, ma sento di segnalare “Supersmurf”, che potrebbe ricordare i brani italo disco, come anche le cose più sperimentali di Patrick Cowley, o l’algida scuola dei Kraftwerk. Un viaggio di soli tre minuti e mezzo, che vorresti non finisse mai. Oppure la super groovy “Macadam Locomotion”, dove Monsieur Mallia, ci abbaglia con il suo impeccabile stile slappato di basso, attraverso arpeggi finissimi e melodie spaziali disegnate sulla grammatica electro. Per gli amanti del boogie, ecco “Smurf Reflexions’, così dentro ai canoni del genere, ma anche così assolutamente fuori. Concludo con la stupenda ‘Africa Break’, che potrebbe ricordare la famosa Rock It di Herbie Hancock, ma che risulta maggiormente asciutta, più in forma di mantra e con un’articolazione superiore in termini poliritmici.

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