DIGGIN – PAUL HARDCASTLE & 1ST LIGHT “DAYBREAK”

 

Il signore in questione, Paul Hardcastle, arrivò trent’anni or sono al vero trionfo, con tanto di numero uno nelle classifiche ed heavy rotation su MTV degli esordi…stiamo parlando del successo “19”, un brano electro del 1985 dedicato ai giovani soldati morti in Vietnam. Bene, dimenticate tutto ciò, e ritorniamo indietro di pochi anni, quando un ragazzotto inglese di venticinque anni, si dilettava con drum machines, synth a profusione, e tanta voglia di fare la musica che arrivava da oltreoceano. Il suo diploma in pianoforte lo portò da prima a lavorare con alcuni gruppi funk britannici, e di seguito ad entrare nella band Direct Drive. Il suono della sua futura strada solista si forma qui: seguendo la matrice americana disco-boogie, i Direct Drive rilasciano un paio di ottimi singoli…ma è quando Paul si unisce al cantante della band (Derek Green) che le cose incominciano a girare. Paul e Derek sono i 1st Light, e sfornano tra il 1982 ed il 1984 alcuni singoli di stampo chiaramente boogie con la London Records. Negli stessi anni Paul abbozza i primi passi in solo, creando singoli a proprio nome, come i due dodici pollici nel ’84: “Rain Forest” e “Eat Your Heart Out”, con la chiara forma e grammatica delle produzioni USA su Prelude Records. In questo momento di eccesso creativo, Hardcastle strappa un contratto con la label tedesca Metronome per l’album dei 1st Light che esce nel 1983, ma sarà la versione stampata l’anno successivo a suo nome più 1st Light che interessa a noi. Nei due album ci sono per la maggior parte le medesime tracce, ma proprio nella versione del 1984 la concentrazione delle bombe fa la differenza.

Partiamo con “Daybreak”, un fantastico boogie strumentale, con tutte le cose al loro posto…ritmo trascinante, basso perfetto, arrangiamento da manuale e tema da fischiettare. Tutte caratteristiche che hanno portato la traccia ad essere attuale anche nei dancefloors dei giorni nostri. Il secondo brano che personalmente adoro è “Stop The Clock”, un electro reggae, anch’esso strumentale, che non lascia scampo: beat lento ed arpeggione circolare…nuovamente un bel giro di basso boogie ed il tema catchy, con quel suonino cosmico delizioso…un’arma potentissima per i DJ balearici! Concludo con la fantastica “A.M”., dove già le coordinate della sua futura hit “19” si possono intuire…ancora boogie senza voce, più veloce dei due brani precedenti: l’immancabile splendido tema, una programmazione di drum machine degna di Arthur Baker, e tanto groove.

 

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