DIGGIN – MINORU MURAOKA “BAMBOO”

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Ebbene si…ci sono rimasto sotto con il Giappone! Come altro fare, quando collezioni dischi da tanti anni e scopri una nuova vena infinita, come la discografia del Sol Levante?! Qui siamo di fronte ad uno di quei capolavori in bilico tra il kitsch e la genialità. Il più famoso musicista di Shakuhachi degli anni settanta, il signor Muraoka, si presta a un’operazione di decontestualizzazione: il classico flauto di bamboo, strumento tipico per la meditazione, diventa protagonista di ‘musichette’ in voga ai tempi …e qui è come sarebbe letta l’operazione in modo banale. In verità, se prendiamo il periodo di registrazione del disco, il 1970, si era in pieno fermento culturale, la libertà di espressione dilagava come mai più accadrà in futuro, le sperimentazioni fiorivano ovunque, specialmente nella musica, creando ibridi e fenomeni che ancora ai nostri giorni stiamo studiando. Sia nella musica Rock, che Jazz, ed anche ovviamente in quella che si definiva Musica Leggera. L’album Bamboo non è altro che un esperimento tanto ovvio, quanto rivoluzionario, cioè creare un clash di due culture musicali e vedere cosa ne poteva scaturire…la cultura orientale nei suoni e negli schemi, e la cultura occidentale nella forma più ritmica e di consumo. Minoru Muraoka affronta con musicisti tradizionali giapponesi un repertorio di hit del momento, contornandosi di percussioni e batterie che suonano in stile europeo.

Nel disco, infatti, troviamo una versione in salsa di soia del famoso Take Five (uno dei motivi Jazz più usati nella storia del cinema e nelle pubblicità), un brano che regala emozioni, tanto quanto le versioni di The House Of The Rising Sun o Call me. E’ invece dinanzi ai capolavori come The Positive and The Negative che si percepisce il genio, un brano funk intriso di quel mistero psichedelico tipico degli strumenti come la Biwa, il Koto e lo Shakuhachi, quell’atmosfera che il Wu Tang Clan ha preso a secchiate da album come questo. Oppure Soul Bamboo, dove si aggiunge un organo hammond agli strumenti tradizionali, ma che ancora nelle melodie e nel ritmo ti fa assaporare sensazioni senza tempo. Un album che magari in certi punti ti può fare sembrare di essere in un qualsiasi ristorante orientale, ma che in altri ti farà saltare dalla sedia per la cura, la grazia ed anche il groove a noi europei così vicino, ma allo stesso tempo così lontano.


1 – Take Five – 00:00
2 – Mogamigawa Funauta – 04:53
3 – The Positive and the Negative – 08:47
4 – And I Love Her – 18:06
5 – The House of the Rising Sun – 21:03
6 – Do You Know the Way to San Jose – 25:23
7 – Soul Bamboo – 28:24
8 – Call Me – 33:50
9 – Scarborough Fair – 37:21

 

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