DIGGIN – MAL WALDRON “CANDY GIRL”

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Questo è un disco che ha girato per più di quarant’anni solo in versione promozionale in pochissime copie, giusto perché all’epoca si pensava fosse un album inutile e minore, poco adatto al commercio, e quindi da non lasciare ai posteri. Mai un errore discografico fu più grande, almeno in termini di qualità….riguardo al fattore economico non esprimo alcun giudizio. Si tratta di un’opera derivata da un esperimento creativo, cioè mettere insieme uno dei pianisti jazz più ‘open minded’ dell’epoca, con una band afro funk eccezionale. Gli attori in questione sono, da un lato MAL WALDRON, decano del pianoforte jazz, protagonista di tutta la stagione più creativa e sperimentale del free jazz anni 60, come di quella del decennio successivo, dall’altro lato il quintetto che risponde al nome di LAFAYETTE AFRO ROCK BAND, o, per i più funkynerds, i fantastici ICE. Tutti americani in esilio volontario sul territorio francese, che, per volontà del produttore Pierre Joubert, si sono uniti in studio per una favolosa session confluita nell’album “CANDY GIRL”. Questo ellepi esprime la profondità e sensibilità della musica di Mal Waldron, ma anche tutti i tipici stilemi delle escursioni profonde nel funky jazz: dal fender rhodes, che la fa da padrone, alle percussioni mozzafiato, e linee di basso groovy. I brani sono palesemente frutto di lunghe session d’improvvisazione, con quel piglio psichedelico seventies, ed in tutto corrispondono al numero di cinque, due ballads e tre cavalcate funk a differenti velocità.

“Home Again” e “Red Match Box” sono sul lato A, il primo un funk a tempo medio introspettivo e languido, che procede per poco più di cinque minuti con il rhodes che cavalca la sezione ritmica impeccabile, mentre la traccia trascinante è la seconda, con un tempo più frenetico sottolineato da un ritmo sensazionale di percussioni e batteria, in preciso sincrono con le linee di basso di Lafayette Hudson, sulle quali gli accordi jazz spericolati del piano elettrico fanno da suggello alla dimensione space cosmica. Un altro funk lento e mentale sul secondo lato, “Bits and Things”, che apre la strada alle due composizioni più canoniche, come il lento “Dedication to Brahms” ed il brano che da il titolo al disco, quella “Candy Girl” in tre quarti, quasi un valzer alla francese, che con il bellissimo tema da colonna sonora impacchetta degnamente un album perfetto.

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