DIGGIN – JACKIE MCLEAN & MICHAEL CARVIN “ANTIQUITY”

115914240-2

Questo è un album di jazz…però di jazz nel 1975, quando l’onda sperimentale su ogni genere musicale era ancora potente.Per tutti i brani dell’ellepi, i musicisti sono sempre due, un batterista e un sassofonista…naturalmente due fuoriclasse dei loro rispettivi strumenti, due geni che hanno militato con i capisaldi della musica jazz del 900. Michael Carvin proviene dall’area spiritual, avendo suonato con Pharaoah Sanders, imparentandosi con il funk negli anni seguenti, nei migliori album di Lonnie Liston Smith. Jackie McLean, contraltista bianco, è un pilastro dell’hard bop, ma abbastanza versatile da farsi ammaliare dal jazz degli anni 60, fino a buttarsi a capofitto nel free.
Veniamo al disco: i due virtuosi si dedicano ad un’opera piuttosto ostica, ma di una bellezza che emerge dopo un paio di ascolti. Composizioni con temi accennati, e libere improvvisazioni con voce, campanacci, sassofono, kalimba, flauto, batteria e percussioni, una specie di concept album dedicato all’africa, alla centralità del ritmo. La magnificenza dell’opera raggiunge l’apice nell’ultimo brano di quasi dodici minuti: “De I Comahlee Ah”, un vero e proprio duetto sax e batteria, con un tema cantato che ciclicamente ritorna. Il ritmo è palesemente africano, come anche la melodia delle voci, però Michael Carvin ci viene addosso come un treno ritmico, creando un vortice di groove e suono che immediatamente induce al ballo. Dopo il tema vocale, il tutto prosegue per qualche minuto con sola batteria, suonata da un virtuoso che mai eccede, tiene il ritmo, lo varia, aggiunge campanacci, incalza, retrocede, il tutto con una dinamica che sembra non stancare mai. Nel momento in cui ti senti rapito totalmente dal ritmo africano di Carvin, arriva Jackie Mclean, e ti massacra con un assolo di sax che sembra concepito da Maceo Parker assieme a Coltrane…stile funk e soul, che si fonde nel modale, sempre ritmico, mai scontato e incalzante, con alcune punte free…
Tutta quest’orgia di suoni arriva fino al termine del brano, dove i due si lasciano andare a una jam solo vocale, tra il rap e lo scat, che conclude l’ultimo minuto della maratona di “De I Comahlee Ah”.
Una traccia che sembra antipatica a qualsiasi dancefloor, ma che invece ha l’effetto totalmente contrario, un vero riempipista che garantisce scompigli e balli sfrenati!

 

Be first to comment