COME LA NATURA MORTA SI È TRASFORMATA IN EROTIC ART

Image by @HungryBoy

Caldo, vero? Beh… è arrivata l’estate! Avete già pianificato le vostre vacanze? Avete visto se per caso dove andrete ci sono mostre interessanti o gallerie d’arte? Potete chiederci consigli!

Io oggi ho deciso che non vi parlerò di un artista in particolare, ma di fiori, di frutta fresca e di colori. Volevo creare un articolo che avesse l’atmosfera e il mood di questa stagione, per indagare come questi elementi comunicano tra loro da sempre attraverso l’arte, dal principio di questa fino all’ ultra-contemporanea. Ho individuato alcuni spunti visivi e pillole di riflessione da condividere con voi… 

La natura morta è un soggetto che ha attraversato tutte le epoche, sebbene con caratteristiche diverse, molti artisti hanno sperimentato e provato a relazionarsi con una mela, un piatto, o un mazzo di fiori: lo faceva Caravaggio, Matisse, Picasso, Frida, Wharol… per citare alcuni dei grandi.Da sempre questo soggetto permette di giocare con la realtà attraverso oggetti facilmente reperibili; permette di creare, attraverso la disposizione in uno spazio ben preciso, composizioni che sono loro stesse opere d’arte, accompagnate da un utilizzo della luce molto personale. Prova a prendere della frutta e a disporla su un tavolo giocando con la luce, cosa vedi? 

Natura morta con pappagallo e frutta, Frida Kahlo

La distribuzione degli oggetti nell’inquadratura di un dipinto o di una fotografia è un’arte molto difficile e non credo possa neanche essere insegnata: ci vuole occhio, testa, e cuore, ovvero quello che i grandi artisti hanno! Rendere l’idea della forma, dei volumi, della dimensione e della tonalità non è semplice, ma voglio presentarti alcuni artisti che, in maniere differenti, ricercano questo nei loro lavori.

Suzanne Saroff, una delle più grandi fotografe di Sitll Life che io abbia mai visto (Instagram motore top di ricerca! Lol).

Di lei sono follemente innamorata e, come me, anche Prada, Calvin Klein, Sephora… per le quali ha creato delle campagne di promozione dedicate ai loro prodotti. Questo credo sia già un grandissimo esempio di come l’arte, oggi, non si limiti a restare dentro i suoi confini ma sperimenta e va oltre cercando sempre, o quasi, di interagire con i diversi medium visivi che ci circondano. Ma torniamo a noi…

Suzanne Saroff, Perspective

Le sue immagini sono create attraverso elementi quotidiani accompagnati da una disposizione di occhiali e bicchieri, alti e bassi, grassi e rotondi, riempiti con diverse quantità di acqua per deformare la forma dell’oggetto originale, sporgenti in parti e minimizzanti in altri. In questo modo gli oggetti appaiono moltiplicati, allungati e capovolti mentre ballano tra le pareti degli occhiali sovrapposti. Sono fotografie che vivono grazie ai sentimenti che continuamente trasmettono e che, per citare l’artista, “trascendono la cornice”Tu cosa ne dici? Ti convincono? 

Suzanne Saroff, Perspective

A me piacciono da impazzire perchè mi mettono curiosità, mi invogliano a osservare ogni minimo dettaglio e a cercare di capire come l’immagine sia stata costruita.

L’abilità che Suzanne possiede nel manipolare la luce è davvero incredibile: dà origine a immagini che enfatizzano i dettagli, le ombre, i colori e filtrano un’atmosfera particolare, per certi casi un po’ surrealista.

Il suo progetto “Perspective” rende molto bene quest’idea e ci permette di indagare come all’interno del suo processo creativo l’azione di vedere e distorcere la realtà siano l’espediente fondamentale: il modo in cui il vetro ingrandisce e astrae gli oggetti offre una nuova prospettiva che fa pensare al mare, le maschere, e la magia dell’acqua: ti senti trasportato anche tu in quel mondo parallelo che l’artista ti offre.

Suzanne Saroff, Perspective

Suzanne crea astrazioni e, in generale, crea immagini capaci di stimolare la nostra fantasia, di farci aprire la mente e di farci sentire nuovi rumori – come quando avvicini all’orecchio le conchiglie.

Ma  approposito di frutta…le opere di Stephanie Sarley? Le hai mai viste?

Questo sì che è davvero un modo assolutamente borderline per utilizzare e relazionarsi con un oggetto come la frutta! Nel lavoro di Stephanie, la frutta è un oggetto erotico,  da cui creare una ricerca totalmente nuova e molto… hot! Scardina tutti i tabù che caratterizzano ancora la nostra società: spreme del latte che esce da una pesca, e mozza un cetriolo dopo averlo lavato. Tutto il suo lavoro cominciò con il video di un orgasmo il cui protagonista era un limone: da lì venne a crearsi una ricerca personalissima, unica nel suo genere. Tu nel vedere un limone, un melone, un pompelmo, hai mai pensato che quello poteva essere accostato all’immagine dell’organo sessuale femminile? Guarda il suo profilo instagram e dicci cosa ne pensi…

Photo by @StephanieSarley

Nei suoi video la frutta diventa una personificazione: viene accarezzata, massaggiata, penetrata fino a farne uscire il succo. I frutti con cui gioca di più sono arance, limoni, fragole, albicocche, pompelmi, kiwi e papaia, tutti protagonisti di quella che è una vera a propria “Fruit Art” o meglio… “Erotic Fruit Art”.

Stephanie Sarley, Fruit Art

Anche le associazioni erotiche tra il cibo e il corpo femminile hanno passato tutte le epoche. Ti viene in mente qualche dipinto? 

“La Grande Odalisca” di Igres, la “Venere di Urbino”, e molte altre.  Non c’è dunque da stupirsi (o da vergognarsi) per i video di Stephanie diventati virali sui social in pochissimo tempo: sono tematiche che gli artisti affrontano da secoli, solo con mezzi differenti.

E per finire… Aaron Bernstein, creatore e fondatore di “Hungry Boy”, ne hai mai sentito parlare? Forse qui il mio discorso sta andando davvero ai limiti ma trovo le sue immagini digitali molto efficaci. Abbiamo parlato moltissimo di digital art e di come il computer sia diventato un mezzo assolutamente necessario per i giovani artisti. Quindi ora mi chiedo… Cosa cambia dalla natura morta di Caravaggio ad una composizione creata a computer?

Image by @HungryBoy

A livello superficiale cambia la resa e il mezzo: se prima la natura morta era usata per fare pittura dal vivo, qui sono gli elementi ad avere un significato profondo. La frutta e il cibo, che nell’arte di Bernstein è principalmente quello americano, diventano l’espediente necessario per veicolare messaggi forti, come il consumismo o la globalizzazione. Le sue immagini sono stimolanti, colorate, belle da vedere e tengono conto di una disposizione impeccabile: non saranno dipinte ma l’idea di fondo per creare una disposizione efficace e intelligente c’è anche qui. 

Image from @HungryBoy

Possiamo chiamare questi soggetti delle nature morte del XXI° secolo? Oppure no? 

Se hai un tuo pensiero a riguardo condividilo con me! Ah, vai a seguire anche il bellissimo account di Fruit Assembly… Incredibile! 

From @Fruit Assembly

Francesca Rossi, 

@OTTNProjects

#BrilloBlog

P.S. Noi stiamo preparando la nuova mostra a Lecce… Vieni in Puglia quest’estate?

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