COME INTERPRETO L’ARTE CONTEMPORANEA (Parte 1)

Malin Bulow “Framed Elasticity”

Una sera a Londra ho avuto la fortuna di incontrare Pier Paolo Calzolari e quando gli ho chiesto cosa fosse stata per lui l’arte povera mi rispose “E’ stato un’eccezionale momento di scambio. Un magnifico incontro di persone libere”. Mi fa sorridere quando leggo intere pagine, libri, critiche, statistiche, numeri, che cercano di rispondere alla stessa domanda. Il sistema dell’arte sta illudendo le persone che l’arte sia di quelli che questi libri li leggono o li scrivono. 

L’arte è di tutti. L’apprezzamento dell’arte, semmai, è per pochi. Ma mai elitario: non è per quei pochi che leggono saggi o si laureano in storia dell’arte. Apprezzare l’arte presuppone saperla avvicinare o per lo meno riuscire a intuirla. Per fare questo occorre sapersi avvicinare a sè stessi ed essersi chiesti almeno una volta chi si è o chi si aspira ad essere. L’apprezzamento dell’arte richiede la presenza nel momento “adesso” e, anche questo, potrebbe essere considerato un privilegio di pochi. Vi siete mai chiesti come mai nei musei si cammina piano? Credo sia perchè la presenza comporti lentezza e silenzio. Ricorda un po’ un tempio, il passo delle processioni, la ripetizione delle preghiere, tutte cose che invitavano alla presenza. L’arte è in grado di fare questo, ed essere più spirituale di una messa. Ti invita a fermarti, conoscerti, ed essere presente: non sono cose semplici, occorre coraggio. 

Crediamo di non avere bisogno di arte ormai, la minimizziamo ad un oggetto allo stesso modo in cui minimizziamo l’idea di natura a un giardinetto pubblico. In realtà le trovo entrambi fondamentali, e in questo blog, diviso in due parti, vi provo a spiegare il mio punto di vista.

Antonia Showering
“Faded Kiss”

L’arte è tutto ciò che ti dà emozione. Scegli, prendi qualsiasi cosa ti dia emoziona e parti dal presupposto che quello, per te, è arte. Riconoscilo come tale. E’ importante e personale.
L’opera d’arte, invece, è come una persona che ti guarda dall’altra parte della strada: non provi nulla, forse curiosità, decidi di fare uno sforzo, attraversi, ti avvicini e lasci che con questa persona si crei una sorta di relazione. L’emozione nasce da questa relazione e la vita, come un’opera, richiede questo coraggio iniziale.

Per me, la massima forma d’arte è la formazione di un essere umano all’interno della pancia di un altro essere umano. In seconda posizione metterei la vista infinita di nuvole dal finestrino dell’aereo, che quando volo cerco sempre di riempirmi gli occhi. Al terzo posto ci sono le immagini al microscopio delle cellule, che sembrano immagini di foreste e ti fanno capire quanto l’infinitamente piccolo sia connesso e uguale all’infinitamente grande.
Questo per dire che il modo in cui noi esistiamo, è arte. Il modo in cui siamo nati, ciò che vediamo appena cambiamo prospettiva, e ciò che ci compone è già arte. Gli artisti ci aiutano a non perdere mai di vista questa idea: ci mostrano la vita da molto vicino, o da molto lontano, o ce ne mostrano un’altra totalmente diversa. 

Nutrono la curiosità e il bisogno di riempirsi di immagini che ha l’anima. Perchè l’anima è curiosa e vive di immaginazione. Le opere sono prima di tutto un gioco, una magia, un momento. Senza gli artisti molti si confinerebbero nel loro “9 to 5 job”, o meglio, già lo fanno perchè qualcuno gli ha fatto credere che l’arte non sia per loro.

“Paintings for the temple” Hilma Af Klint

Prima di parlare di arte, parliamo di artisti. Le persone che ci mettono a disposizione la cosa più preziosa che hanno: la loro sensibilità o visione del mondo. Ogni artista è stato contemporaneo, ogni artista ha preso i meccanismi del proprio tempo per decomporli o enfatizzarli. 

Alcuni artisti fanno letteralmente a pezzi la realtà (blocchi di cemento, travi di legno, pillole, etc) per farcela analizzare nei dettagli. Davanti a opere di questo genere ci fermiamo e vediamo per la prima volta, sotto una lente di ingrandimento, di che cosa è composta la nostra routine, di quali geometrie e materiali.

Altri artisti ci raccontano ciò che vedono quando chiudono gli occhi, di che colore sono fatti i loro pensieri e la loro percezione del mondo. Solitamente è il caso della pittura, in particolare astratta. Ti sei mai chiesto cosa vedi quando spegni la mente? Quando pensi alla gioia, o qualsiasi altra emozione che è per natura astratta, cosa vedi? Quali forme? Quali colori? Le immagini che vediamo sono importanti perchè ci permettono di ordinare e decifrare i nostri pensieri. La mente comunica con l’anima attraverso immagini. Per questo trovo importante, purtroppo sottovalutato, l’archivio di immagini che vediamo quotidianamente. Un paesaggio, delle nuvole, un quadro. Queste, ad esempio, ti aiutano a focalizzarti su determinati pensieri piuttosto che altri.

Infine, ci sono quegli artisti, i miei preferiti, che ci propongono una loro visione del reale (sculture, installazioni, performance, etc). Davanti alle loro opere sei incuriosito ed entri un altro mondo, come se fossero dei portali, come se ti spingessero a pensare “okay, all’interno del mondo dell’artista, questa forma esiste. Questo oggetto esiste ed è utilizzato. All’interno del mondo dell’artista questo strano oggetto è.” 

Davanti a queste opere dovremmo fare ciò che si chiama il “patto narrativo”: quando guardi un film o leggi un libro, c’è in atto un accordo tra lo spettatore e il creatore dell’opera, secondo cui chiunque usufruisca dell’opera si astrae dal mondo esterno e prende per vero ciò che vede.

Ecco, queste opere prendetele come se fossero un mondo lontano che l’artista, con la forza di un supereroe, riesce a prendere e, tirandolo, te lo avvicina. E’ come un gioco di ruoli, è un portale, è un mettersi alla prova continuo.

Detail of a painting by Toyin Ojih Odutola

Quindi ogni opera è paradossalmente il gesto più egoistico e contemporaneamente il regalo più grande. Un dono dato in modo incondizionato, facendo dell’arte contemporanea la forma più ignorata di amore.

L’opera non è importante solo quando la intuisci e quando capisci che quello che stai guardando è il modo dell’artista per raccontarti tutto ciò che è stato, e tutto ciò che è. Bensì è importante anche quando non si capisce: quando davanti a una scatola nera ti chiedi cosa sia quella scatola nera, ti fai una domanda che nella vita di tutti i giorni non ti faresti. Se vedessi una scatola nera per strada ci cammineresti a fianco, quando la vedi in un museo ti chiedi che cosa rappresenta. Eppure quella scatola nera esiste e rappresenta qualcosa anche quando è appoggiata sul marciapiede, ma solo all’interno di una galleria ci presti davvero attenzione. 

Nel prossimo blog vi racconterò di come io interpreto e guardo le opere d’arte… 

Giorgia Ori

@OTTNProjects

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PS. Abbiamo finito di allestire la mostra di Daniele Arosio, per vederla prenotatevi qui (è gratis): https://www.eventbrite.com/e/anatomia-del-vuoto-di-daniele-arosio-tickets-60665475069

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