#BI: MICHELE RONCHETTI E L’INCONSCIO TECNOLOGIOCO

Oggi BrilloBlog apre un nuovo format chiamato #BrilloInterviews (potremmo definirlo un…Beat to #BI!) dove non sarò io a raccontarti storie sull’ arte contemporanea, ma saranno le parole di chi, con l’arte, ci convive ogni giorno. Saranno gli artisti a darti la loro visione del mondo, quali sono le difficoltà che si riscontrano e soprattutto quanto è incondizionato l’amore che si prova nel poter esprimere sè stessi. Questo format funziona così: cerchiamo artisti che fanno una ricerca inusuale, decisamente sperimentale, e gli chiediamo di raccontarcela e raccontarsi.

Sei pronto\a a farti travolgere da questo flusso di parole e di pensieri?

Fear Of Us, Mirotiff, 2019

Oggi l’artista che si racconterà a voi si chiama Michele Ronchetti, in arte Mirotiff (sbircia il prima possibile il suo account Instagram perché… è una vera bomba!). Ho conosciuto Michele una sera a Parma e davanti a un bicchiere di vino abbiamo iniziato a chiacchierare di tecnologia, progetti e filosofi… Quello che ne è uscito è molto interessante e oggi voglio condividerlo con te.

Allora Michele, qual’è la tua formazione e cosa ti ha spinto ad avvicinarti all’arte?


Ci tengo a dire che mi ritengo quasi totalmente un’autodidatta, questo perché quella che io chiamo nuova tecnica di rappresentazione attraverso software 3D è un discorso molto articolato, complesso e pressoché infinito. E’ difficile poter catalogare quello che faccio in un percorso formativo ben definito. Ritengo di avere tantissimi maestri, e pochissimi di questi sanno il mio nome…
La tecnica di rappresentazione 3D non è mai stata propriamente accostata al settore delle “belle arti”, anzi proviene dal settore della progettazione e del design.
Le mie prime esperienze con il 3D avvengono a scuola, al Liceo artistico Adolfo Venturi di Modena, con un indirizzo specializzato in product design. Qui mi accorgo che la mia mano non riesce a rappresentare fedelmente ciò che la mia mente immaginava. Decido quindi di avvicinarmi ai software, programmi che però 8 anni fa non permettevano un’immagine di alta qualità, e mi specializzo nella modellazione, visto che ai tempi era la via più efficace per la questo tipo di ricerca. Finito il Liceo mi traferisce a Firenze dove continuo gli studi in product design al Design Campus di Calenzano; lì mi accorgo che ho la necessità di trovare uno stile all’interno del concetto di rappresentazione e inizio ad esplorare tutte le potenzialità che i software possono offrire. Questo periodo, appena terminato, è stato un “Inconscio Tecnologico”, una ricerca costante all’interno di ciò che offre il programma e ciò che serve a me.

Art and Nature, Mirotiff, 2018

Art and Nature, Mirotiff, 2018

Vivi al limite tra ciò che può essere definito arte e una sperimentazione meramente tecnologica. Come definisci quello che fai?

Se dovessi definire quello che faccio ti direi che è naturale, che è il compromesso tra ciò che sono e ciò che vorrò essere. Anzi, preciso: il termine inconscio tecnologico lo sento molto vicino, seppur non sia un mio termine, e forse è la cosa che meglio descrive ciò che faccio.

Sono curiosa… Da dove proviene questo termine? Spiegaci meglio.

Allora, il termine proviene da una lettura di Franco Vaccari “Fotografia e inconscio tecnologico”, una lettura che mi ha molto colpito. Ho ripreso, applicato e trasfigurato questo termine a ciò che sono e faccio. Non è un argomento semplice: nemmeno le rappresentazioni attraverso i software lo sono, è una teoria che parte da un punto senza dettarsi linee di base in quanto le tecnologie hanno un potenziale infinito. Si possono ottenere risultati diversissimi in piccolissimi dettagli che possono cambiare scene ed immagini. L’inconscio tecnologico, per me, è quella virtù in più che permette di ottenere un determinato outcome, molto più personale.

Credit Dream, Mirotiff, 2018

Interessante! Tornando alla tua pratica quotidiana… A volte essere un artista significa dividersi tra lavori commissionati e lavori tuoi personali. Tu come gestisci il tuo tempo?

Ci sono lavori commissionati in cui prevale l’esigenza di chi commissiona e lavori in cui prevale l’artista.
Ovviamente preferisco dedicarmi ai miei progetti personali, ma in questo settore è molto più frequente lavorare per terzi e questo ha sempre la precedenza. Ho accantonato i miei progetti personali al momento per riorganizzarmi le idee prima di mettermi a lavoro su qualcosa di veramente mio, voglio avere la mente lucida e capire dove e come andare…

La nota positiva è che quello che faccio per lo più è sconosciuto a chi lo commissiona, quindi mi danno molto spesso carta bianca. Adesso, ad esempio, sto lavorando a progetti su commissione molto interessanti.

Acrylic Venus, Mirotiff, 2017

A proposito di lavori tuoi personali… Cosa è Maecenas?

Maecenas vuole essere un appoggio per digital artists, principalmente per creativi che lavorano tramite software 3D; questo perché spesso i contenuti di questi artisti, non essendo qualcosa di materiale, si perdono nel cloud del web. Maecenas vuole progettare prodotti che seguono la linea stilistica dell’artista, che accompagnino l’opera e che si mostrino al pubblico. Il progetto Maecenas è stato momentaneamente messo in pausa, perché è uno di quei progetti di cui parlavo prima, ampio e a cui tengo molto, mi serve ancora un attimo prima di prenderlo in mano come si deve.

Nel frattempo c’è “Maecenas studio”, un’idea di talent garden di cui sono il direttore artistico. MS aprirà i battenti quest’estate, si lavorerà a progetti grossi e ambiziosi attraverso questa tecnologia, una cosa abbastanza nuova in Italia, siamo molto carichi e curiosi!

There Are Also Lost Opportunities, Mirotiff, 2018

Wow! Ma come è nato questo progetto e cosa ti aspetti dalla tua direzione creativa?

Il progetto nasce 3 anni fa a Firenze e nasce online: guardando nel web mi accorgevo che attorno a vari software sono cominciati a nascere tantissimi giovani artisti che riuscivano ad ottenere risultati completamente diversi e personali, senza rendere nulla materiale. Tutto rimane nel web, solo immagini virtuali! Non c’è nulla che sia in grado di valutare queste opere, di dare loro un credito o di farle diventare vere: Maecenas è l’idea di un mecenate del 2.0 in grado di unire arti, collegando l’artigiano che progetta e realizza un mobile, all’artista più tecnologico.

La sfida di essere per la prima volta direttore artistico non mi spaventa, anzi, ho collaboratori fidati e fellow artists molto competenti. E’ tutto molto particolare ed entusiasmante.

Silenzioso,Mirotiff, 2019

Infine ho tentato la solita domanda a cui a molti artisti non piace rispondere: progetti futuri importanti?
Ovviamente troppi, ma preferisce non rispondere. Michele è pieno di idee, ma gli piace pensare che fino a quando non lavora all’inconscio tecnologico è inutile cercare di spoilerare qualcosa…

Grazie Michele

Grazie a voi ragazze!
Si conclude qui la prima #BrilloInterview. Alla prossima!

Francesca Rossi,
#BrillloInterviews
@OTTNProjects

P.S. Noi settimana prossima saremo alla Biennale di Venezia, seguiteci sui nostri canali social.

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