BACKSTAGE: MILLE PUNTI “RETROFUTURO”

“Retrofuturo” è l’album di Mille Punti per Vetrodischi, l’abbiamo ascoltato e possiamo scommetterci, traccia dopo traccia quella disco malinconia accompagnata da una voce calda prende possesso delle tue gambe e ti ritrovi a ballare nel retrofuturo. Un’estetica che richiama i ’70 e una forma canzone che è stata sintetizzata in questo modo: “immagina i Tame Impala che fanno una cover di Alan Sorrenti”, a questo aggiungete un pizzico di psichedelia e qualche ritornello contagioso. Qui Mille Punti racconta sensazioni e curiosità dietro le tracce dell’album fuori oggi, con poche parole ma tanta intimità. Giovedì 4 Aprile c’è il release party al Magnolia e poi vi terremo aggiornati sulle date estive.

 


GUIDARE DA TE
Dentro c’è tutto quello che c’è da sapere su Mille Punti: disco music, psichedelia, relazioni complicate e allucinazioni notturne. È volutamente il pezzo apripista, una piccola anteprima di quel che si trova in questo disco.

 

UNA STUPIDA FOLLIA
Un testo semplice, poche frasi, una serie di modi di dire che non utilizza più nessuno dal 1978. Per viaggiare nel Retrofuturo non c’è bisogno di tante parole.

 

ATLANTICO
Claudio è il portiere del mio palazzo. Uno di quei portoghesi con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così di chi è nato con l’oceano davanti. Quando lo vedo penso a come possa essere nascere e crescere in quei posti e subito la mia mente va ai viaggi che ho fatto lì: da ragazzino coi miei amici, con la mia ragazza di anni fa, nel pancione di mia madre.

 

NON È SUCCESSO NIENTE
È l’unica vera ballata del disco, un pezzo notturno e psichedelico che racconta una delle rotture più traumatiche della mia vita, quella della band in cui suonavo. È stata registrata voce-chitarra senza metronomo per riprendere la situazione in cui è stata scritta: un ritorno a casa a piedi dopo una notte di discussioni, in cui l’unica consolazione possibile è raccontarmi una bugia, che “non è successo niente”.

 

PICCOLA VELOCITÀ 
Ho sempre subìto il fascino malinconico di quelle relazioni che, per la loro fugacità, si rivelano impossibili. Piccola Velocità è la ragazza che incontri in una situazione estemporanea e – in quel poco tempo che hai a disposizione – vorresti darle tutto di te, farle scoprire il tuo mondo. Il più delle volte finisce in un niente di fatto e rimane quel senso di malinconia per queste vite che si sono incrociate solo per un attimo e poi continuano a viaggiare per la loro strada, su binari lontanissimi.

 

QUALCOSA DI SPECIALE
Quando finisce una storia ti accorgi del valore delle piccole cose che aveva. Un nonsoché di speciale dato da una situazione apparentemente banale, che in verità costituisce proprio il cuore di un rapporto.

 

UNA STORIA PER NOI 
È un po’ il contraltare di “Qualcosa Di Speciale” perché parla dell’inizio di una nuova storia appena dopo la fine di un’altra. Non a caso è la traccia subito seguente nel disco.

 

QUANDO GUIDAVI TU
Ho sempre avuto un rapporto difficile con mio padre, probabilmente perché eravamo troppo uguali. Ora che non c’è più, ricordo con tenerezza e un po’ di malinconia quei viaggi in macchina di noi due soli, in cui cercavamo di avvicinarci parlando di tutti quei discorsi lunghi e impegnativi che spesso vengono tralasciati nella quotidianità, anche tra padre e figlio.
È il pezzo più personale e intimo che abbia mai scritto, in un certo senso è quello che mi ha fatto realizzare che stavo compiendo un percorso artistico mai vissuto prima: non avrei mai potuto far cantare questa canzone a qualcun altro.
[Curiosità: è l’unico pezzo ad avere un “featuring”, ossia la voce di mia madre che mi chiama, involontariamente registrata durante una sessione casalinga di pre-produzione. Oltre alle voci dei bambini della scuola elementare vicino a casa mia]

 


 

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