“A QUESTION OF LUST”, DEPECHE MODE, 1986

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Talvolta bisogna avventurarsi nell’oscurità per trovare nuove strade e raggiungere l’immortalità artistica: é esattamente ciò che fecero i Depeche Mode quando trentuno anni fa iniziarono a lavorare a Black Celebration, uno dei loro dischi più belli, per molti critici il loro capolavoro, uscito nel Marzo del 1986. Arrivata al suo quinto album e ormai lontanissima dalle sonorità danzereccie e dai testi spensierati degli esordi con Vince Clark, la band riesce a creare un album attraverso una lavorazione lunga e difficoltosa (più di una volta rischiarono di interrompere il disco e sciogliere il gruppo) che rappresenta una svolta fondamentale verso tematiche più pessimistiche e malinconiche sorrette da un synthpop più cupo di cui Alan Wilder è il vero ispiratore, ancora più di Martin Gore. Il disco non è un grande successo commerciale rispetto ai loro precedenti lavori, ma col tempo verrà considerato uno degli album più influenti degli anni ’80, la prova della vera maturità artistica di Dave Gahan e compagni, anticipazione del nuovo corso della band che troverà la massima espressione in Violator del 1990. Question Of Lust, uscita come singolo il 14 aprile del 1986 con lato b il brano strumentale Christmas Island (utilizzato come intro del Black Celebration Tour), è una struggente e malinconica ballata in cui uomo fragile invoca la sua amata di non lasciarlo nonostante i suoi errori, per non distruggere tutto ciò che avevano costruito insieme e non estinguere l’ardente passione che ancora li lega. Insieme a Sometimes, è il brano più romantico e meno nichilista di Black Celebration, strettamente collegato allo stile più “leggero” dei loro dischi precedenti. La voce virile e sensuale di Dave Gahan, lascia spazio a quella delicata e quasi fanciullesca di Martin Gore, al suo secondo pezzo come cantante dopo Somebody, contenuta nell’album del 1984 Some Great Reward. Il ritmo lento e incalzante dei sintetizzatori rende l’atmosfera tetra e nostalgica e allontana Question Of Lust dalle ballate tipiche del periodo, rimandando ad alcuni brani di celebri artisti del sottogenere dark wave come i Bauhaus e Gary Numan. I riff di chitarra di Violator possono attendere: qui sono ancora i sintetizzatori, soprattutto quelli analogici, a farla da padrone. Il video del brano é diretto da Clive Richardson e segna l’ultimo episodio della collaborazione fra la band e il regista. Il cortometraggio è incluso nella raccolta per l’home video The Videos 86-98.

 

Lorenzo Del Canale

Don’t cry. Don’t raise your eye. It’s only teenage wasteland.

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