“96 TEARS”, QUESTION MARK & THE MYSTERIANS, 1966

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Negli USA tra il 1963 e il 1967, mentre le classifiche erano dominate dai Beatles, dagli Stones e dai grandi cantautori, si diffuse un genere che differiva in molti elementi dal rock’n’roll tradizionale e può essere considerato lo stato embrionale del punk: il garage rock. Centinaia di gruppi in tutto il paese si cimentarono in produzioni dalla sonorità grezze e psichedeliche contraddistinte da chitarre distorte e voci graffianti e poco educate che vennero incise per piccole case discografiche e si diffusero soprattutto grazie al passaparola degli appassionati e ai “passaggi” nelle radio locali. La scena garage rock riuscì ad emergere dal sottobosco dell’industria discografica solamente nel 1972, cioè quando già era finita, grazie alla pubblicazione dell’album Nuggets: una raccolta di singoli garage e psichedelici usciti tra il 1965 e il 1968. Il successo postumo del garage rock rappresentò probabilmente anche la sua fortuna poichè se queste band, composte prevalentemente da musicisti giovanissimi che si trovavano a suonare nel garage di casa, fossero state influenzate dalle grandi major discografiche non avrebbero avuto la libertà assoluta di sperimentare senza alcun tipo di limite o condizionamento esterno. Tuttavia ci furono alcuni gruppi e in particolare alcune loro canzoni che riuscirono a scalare le classifiche americane e a farsi conoscere anche nel vecchio continente già dagli anni sessanta; ne è un grande esempio la canzone 96 Tears dei Question Mark & The Mysterians (noti anche come ? & The Mysterians) che nell’ottobre del 1966 raggiunse la prima posizione nella classifica americana di Billboard. Question Mark (all’anagrafe Rudy Martinez) scrisse la canzone nel 1962 ma riuscì a pubblicarla con il suo gruppo solamente nel 1966 con la piccola etichetta Pa-Go-Go, inserendo come b-side del 45 giri una cover di Midnight Hour di Wilson Pickett: il pezzo andò fortissimo nelle radio locali fino a quando non venne notato dai talent scout della celebre etichetta Cameo-Parkway che riuscirono a distribuirlo a livello nazionale e ne gettarono le basi per il successo internazionale. Il marchio di fabbrica della canzone è sicuramente l’incalzante riff eseguito con il piccolo organo Vox Continental capace di far passare quasi in secondo piano l’intensa performance vocale di Question Mark, degna del miglior Little Richard. Il testo è semplice, diretto e ripetitivo come la maggior parte dei pezzi garage e parla della fine di una storia d’amore. 96 Tears non fu solamente uno dei primi brani garage rock ad ottenere successo, ma fu anche il primo brano in assoluto ad essere definito come punk rock. John Lennon invece la definì come “la migliore canzone rock ‘n’ roll mai composta”: un giudizio forse un po’ troppo lusinghiero che probabilmente avrà fatto impazzire i repubblicani più ottusi, dato che la band era interamente composta da figli di immigrati messicani. Lo scrittore americano Stephen King, grande appassionato di garage rock, menzionò svariate volte la canzone in uno dei racconti contenuti nel suo libro del 1999 Cuori In Atlantide.

 

 

Lorenzo Del Canale

Don’t cry. Don’t raise your eye. It’s only teenage wasteland.

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