5 QUESTIONS – MANGABOO

I Mangaboo sono Francesco Pistoi (Motel Connection) e Giulietta Passera (The Sweet Life Society). Le sonorità del duo mescolano Amon Duul, Robert Hood ma anche Mozart, l’elettronica li unisce per dare vita a paesaggi sonori inediti, con un’attenzione particolare a tutta l’opera grafica sviluppata per copertina del singolo e per i video. Abbiamo raggiunto Pisti e Giulietta e siamo andati più a fondo su questo ultimo aspetto del loro progetto, poi visto che sono entrambi torinesi ci siamo fatti spiegare come se la passa la città a livello musicale …non potevano mancare due parole sull’album in arrivo e qualche consiglio musicale.


 

Leo Leonardi come video director di “Rainy Days”, prima Cy Tone e Alessandro Gioiello per “Like A Goodbye”, come nascono le collaborazioni con loro e la scelta di muoversi attraverso i paesaggi sonori raccontati nei video.

Francesco: L’articolo 9 della costituzione italiana dice: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Noi siamo partiti da queste parole per costruire l’immaginario visivo di Mangaboo, cercando di toglierci dalla mente gli abusivismi della Valle dei Templi per tutelare ciò che di intelligente ha costruito l’uomo in armonia con la natura, siamo persone che si adattano al territorio in cui vivono e questo ci condiziona il pensiero. Cercare di ricreare uno spazio bello deve essere un nostro principio fondante, perchè come sosteneva Giorgio De Chirico, “una cosa brutta non piace a nessuno”. Nel video di “Like A Goodbye” ci siamo avvicinati al paesaggio raccontando il mito di Endimione, in “Rainy Days” con Leo abbiamo letto un libro del 1499 dal titolo “Hypnerotomachia Poliphili” scritto da Francesco Colonna, è un epico racconto iniziatico che si svolge all’interno di un mondo architettonicamente fantastico, è un’inno all’architettura rinascimentale che ancora oggi rende noi e il nostro paese unico, dobbiamo sempre ricordarci che qui è stata inventata la Prospettiva.

Giulietta: Il concetto di tutela del paesaggio e dell’ambiente (quello marino in particolare) mi è molto caro sin dai tempi delle mie prime esperienze lavorative: ho trascorso cinque anni fra Egitto e Sudan lavorando come istruttore e guida subacquea, ho vissuto per mesi su delle piccole imbarcazioni navigando il Mar Rosso fino ai confini con l’Oceano Indiano ed ho avuto la fortuna di prendere parte a svariati progetti di ricerca coordinati da Equipe Cousteau, uno dei quali volto a istituire un parco marino in Sudan e a regolamentare la pesca in modo da implementare la resa e diminuire l’impatto sulle specie a rischio. Ritrovare le fondamenta di tutto questo dopo anni di musica sulla terra ferma e renderle immaginario visivo di Mangaboo è una grande gioia. Leo Leonardi, Cy Tone e Alessandro Gioiello sono nostri amici, vicini di casa, compagni di bevute di concerti e di serate nei club della nostra città,  giovani torinesi talentuosi con cui abbiamo avuto il piacere di sviluppare le nostre idee.

Il disco si dice che uscirà in autunno, parlateci un po’ di come suonerà.

Francesco: Il disco suonerà come siamo noi, ingenui e disinibiti. Dentro le canzoni del nostro primo album abbiamo infilato dentro di tutto, da campioni a synth analogici, lo abbiamo composto e registrato con moltissimi strumenti. Ci siamo divertiti a cercare suoni, sovrapporli, tagliarli e rielaborarli, in fondo la musica elettronica è un continuo editing. Nel fare tutto questo è stato prezioso Andrea Bertolini che ha messo in ordine e tolto dalla nostra Valle dei Tempi qualche suono abusivo.

 

Giulietta: Abbiamo scritto il disco in due fasi: Inizialmente lavoravamo separati, su una traccia alla volta Francesco scriveva un beat e un giro armonico, io un testo e una linea vocale. Poi, quando ci siamo accorti di avere in mano un disco intero, abbiamo iniziato a rielaborare gli arrangiamenti insieme con lo scopo principale di costruire il live di Mangaboo; in questa fase abbiamo scoperto il nostro suono: cinematico e molto sincero.

 

Entrambi sul pezzo quando si parla di jazz, chi mettete in vetta alle preferenze d’ascolto del genere. 
Francesco:In realtà non sono un grande ascoltatore di Jazz, non ho mai capito le strutture… Ma negli ultimi anni ho collaborato con molti jazzisti che mi hanno aiutato ad ascoltare meglio il loro suono. Mi piace moltissimo tutto ciò che fa Gianluca Petrella, quando suona il trombone e lo ascolto mi sento sempre dentro “Gattaca”, il film. Godo anche in maniera particolare quando sento suonare la batteria a Billy Cobham, ma si sa, ai dj piace il groove.

 

Giulietta: Ho sempre ascoltato e studiato il Jazz, i miei ascolti favoriti:
– Miles Davis per il suo approccio volto alla costante ricerca dei suoni contemporanei attraverso le infinite collaborazioni con giovani talenti
– Bill Evans perché la sua musica mi accompagna e mi affascina fin dall’infanzia
– Billie Holiday perchè è Billie Holiday

 

Torino dieci anni fa e adesso, pregi e difetti di allora e di questo momento dove comunque a noi sembra non se la passi male.
Francesco:Dieci anni fa avevo trentaquattro anni, con Samuel facevamo Krakatoa tutti i giovedì sera al The Beach, veniva tutta Torino a ballare. Era l’anno dopo le olimpiadi e sembrava che la fiaccola olimpica non si sarebbe mai spenta, ma a Torino tira vento freddo e oltre alla Fiat anche il fuoco olimpico inteso come motore economico si è spento. I cinque anni precedenti alle olimpiadi in città sentivamo tutti che sarebbe avvenuto un cambiamento, Torino era piena di gru e guru, si facevano nuove strade si costruivano palazzi, ponti e piste da pattinaggio, il comitato olimpico denominato Toroc era quasi diventato più importante e affollato del palazzo dell’ONU a New York. La città macinava occasioni e voglia di liberazione, l’enorme betoniera di cemento spruzzava ottimismo e villaggi olimpici, per una volta Torino non era più la città vicino a Milano. Musicalmente questo clima di euforia collettiva ci concedeva di essere un vasto laboratorio dove si poteva sperimentare ciò che si faceva in studio direttamente in serata, davanti a un vasto pubblico, sono occasioni impagabili e allora non era ancora così scontato averle. La scena night clubbing era forsennata, si poteva non dormire per tre giorni di fila infilandosi da un Club all’altro. Eravamo inconsapevolmente convinti di essere una moderna Berlino, e forse per qualche istante lo siamo anche stati. Oggi Torino musicalmente non se la passa assolutamente male, anzi mi sembra che più di allora si concretizzino meglio le esperienze musicali, basti pensare ai festival che ci sono in città. E’ una città dove ascolto sempre bella musica, ci sono etichette straordinarie come IL SILENZIO DEL RUMORE gestita magnificamente e generosamente da Alessandro Gambo, c’è un gruppo come i Boston 168 che stanno inondando di Techno tutta l’Europa con un Live radicale. I dischi di Yaya vengono suonati da tutti i più grandi dj del mondo, Daniele Manà è uno sperimentatore di razza e i Niagara con il Pugile sono tra i miei gruppi preferiti. Dal punto di vista sociale, il mondo è cambiato e Torino ne è parte, perciò cerca di sopravvivere, amministra il debito, siamo come si diceva una volta “in braghe di tela”. La polemica che riguarda i quartieri notturni e i loro fruitori mi sembra bizzarra, trovo più interessante il problema di quartieri come Mirafiori che erano nati attorno alla più grande fabbrica d’Europa che ora sembra essersi dileguata. Il problema è che manca il lavoro e manca anche una prospettiva di averne. Quindi pare che ci resti il turismo, ma facciamo andare a fuco gioielli come Il Palazzo Del Lavoro di Nervi. Forse un giorno come si augurano gli Statuto, avremo anche il mare.

 

Giulietta:Dieci anni fa ero molto giovane e non ero in Italia, non ho vissuto un momento importante per la nostra città e mi sono persa anche Krakatoa, mio malgrado. Però posso dire di sentirmi figlia delle tante opportunità musicali che ancora oggi nascono a Torino, grazie all’apertura verso la creatività che noi giovani abbiamo ricevuto in eredità da chi, come Pisti, ci ha aperto la strada: circa cinque anni fa è iniziata la mia collaborazione con The Sweet Life Society chiacchierando con due giovani produttori con un drink in mano in un club notturno, da allora abbiamo calcato i palchi dei più importanti festival e club europei come Glastonbury, Boomtownfair, Bestival, Eurosonic, Felsziget Peninsula, Paradiso Amsterdam, Village Underground, La Java Paris e molti altri. Dal Fringe in The Box, un progetto legato al Torino Jazz Festival è nato prima Zip Coed, progetto che è arrivato su palchi inglesi e olandesi, e successivamente la mia collaborazione con Pisti, che è poi diventata Mangaboo.

 

Adesso consigliateci qualcosa di straordinario per le nostre orecchie, qualcosa di veramente originale.

 

Francesco: Non so se sia originale, ma questo è quello che ascoltavo a Torino nel 1995, Nerorgasmo “Distruttore”

 

Giulietta: La prima volta che ho suonato a Glastonbury nel 2014, frastornata e infangata ho trovato riparo da un violento temporale sotto un tendone, il ‘Pussy Parlour’, dove stavano suonando gli SKIP&DIE

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