5 QUESTIONS – HIS CLANCYNESS

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In occasione del loro concerto parmigiano nella stupenda location della Chiesa della Beata Vergine di sabato 2 Aprile (info), abbiamo fatto due chiacchiere con gli His Clancyness, band italo-canadese che ormai da tempo rappresenta un punto di riferimento nella scena della musica alternativa italiana. Capitanati dal cantante/chitarrista Jonathan Clancy (già membro di Settlefish e A Classic Education, nonché organizzatore dell’ Handmade Festival di Guastalla, imperdibile evento che ogni anno raduna a due passi da noi le migliori band del panorama indie/alternative italiano ed internazionale),con alle spalle un disco registrato agli High Bias Recordings Studios di Chris Koltay a Detroit (buttate un occhio sulle sue produzioni e collaborazioni..) e uscito su FatCat Records, abbiamo voluto scoprire un po’ di più sul loro percorso formativo e sui loro prossimi progetti.


 

Non sono molte le band nostrane che scelgono di registrare un disco in U.S.A. Quanto Detroit e, più in generale, il fatto di trovarvi in America hanno influenzato la composizione del disco e cosa vi siete portati a casa da questa esperienza?

Beh la città di Detroit e quel viaggio hanno completamente influenzato Vicious, il feeling, le strade, l’abbandono, poi eravamo nello studio di Chris Koltay che è veramente a misura d’uomo, ci ha invitato sin da subito a girare la città con queste biciclette a disposizione e nei momenti liberi scorrazzavamo per la città… cosa abbastanza surreale, perchè nessuno gira in bicicletta lì e la città è ancora abbastanza deserta.

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Vicious, il vostro ultimo disco, è uscito con una delle più importanti label indipendenti del mondo. Al di là del bellissimo e ultra romantico aneddoto dello stagista che vi ha sentiti suonare live (consigliamo ai lettori di approfondirlo ndr), quali sono gli ingredienti della vostra musica che pensi abbiano contribuito a farvi raggiungere un traguardo così importante?

Probabilmente il live, alla fine ci hanno visto dal vivo per la prima volta così. Senza fronzoli. Mi piace pensare che abbiano riconosciuto e amato la “densità” della musica, tutta la stratificazione, abbiamo costruito Vicious come un viaggio senza pause. Poi secondo me erano anche incuriositi da uno strano mix di una band Italiana con una Canadese.

Quali sono gli artisti che vi influenzano e vi accompagnano maggiormente nella fase di scrittura e arrangiamento dei pezzi? C’è un concerto, un disco, un aneddoto particolare che ha cambiato la vostra vita musicale?

Domanda difficilissima perchè ascoltiamo così tanta musica in furgone. Sicuramente Can, Eno, Bowie, Gun Club, Velvet Underground, Sonic Youth, Lee Hazlewood sono solo alcuni dei nomi che mi vengono in mente. Personalmente ti posso dire che quando ho visto da ragazzino dal vivo band come June of 44 o Make Up ho subito pensato, ecco la strada che voglio intraprendere.

Parliamo di live. Il posto dove avete suonato che vi è rimasto nel cuore maggiormente e perché?

L’All Tomorrow’s Parties ATP Festival a Camber Sands in Uk è stata una delle esperienze più incredibili, intanto essere scelti, poi stare tre giorni in mezzo a tutte quelle band incredibili con un clima pazzesco. Poi forse quando abbiamo suonato a New York al Cake Shop. Un posto che abbiamo visto in tanti video e che poi diventa realtà.

Per finire la classica domanda di rito: i progetti per il futuro a breve e lungo termine?

Abbiamo appena registrato il nostro disco nuovo in Inghilterra, metà a Bristol nello studio dei Portishead Invada, e metà a Leeds a Suburban Home. Quindi a breve ci saranno news.

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