5 QUESTIONS – HALFALIB

Lo abbiamo conosciuto al basso degli Any Other, con Adele e Niccolò, lo ritroviamo in compagnia degli stessi interpreti ma con un nuovo, poliedrico progetto solista. In occasione del (bellissimo) concerto al WOPA di Parma, abbiamo fatto due chiacchiere con Marco Giudici, per farci raccontare da dove nasce Halfalib e il suo disco di esordio “Malamocco”.


Ciao Marco. Dopo averti conosciuto con gli Any Other, vi ritrovo dopo poco tempo con un nuovo progetto, completamente reinventati. E’ una cosa piuttosto rara nel panorama musicale italiano. Come nasce Halfalib?

Halfalib nasce dal fatto che avevo bisogno di fare qualcosa di cui non dovessi rendere conto a nessuno. Miei modi, miei tempi. Gradualmente ho cominciato a prendere la cosa più seriamente, ho coinvolto Adele sul piano della produzione, perché non ce la facevo da solo, Niccolò ha suonato alcune batterie, quindi sono loro le prime persone a cui ho pensato per portarlo dal vivo. Halfalib e Any Other hanno comunque due vite parallele anche se intersecate. Non siamo lo stesso gruppo, che fa cose diverse, siamo più dei solisti a cui va di condividere la propria cosa e supportare l’altra.

Ascoltandovi si coglie il peso che dai alla componente sperimentale. Da dove nasce questa tua spinta a sperimentare?

In realtà, io non mi sento di aver sperimentato. Ci sono degli accenni, magari in futuro mi andrà di sviluppare quelle tensioni, ma per ora credo che abbiano avuto un ruolo molto marginale rispetto alla canzone. In altre parole, servono più a creare un habitat per la canzone.

Che tipo di ascolti recenti ti hanno influenzato nel mettere in piedi questo progetto e nella composizione?

Alcune cose recenti che associo al periodo in cui ho composto i pezzi sono Caretaker, Panda Bear, Iosonouncane, Boden & Der Club Of Gore, poi ero dentro un collettivo di Macao (COMMUNION), e quella è una situazione da cui ho ricevuto molti input. 

Gli Any Other si sono affermati rapidamente come punto di riferimento nella scena indie-rock / alternative italiana. Quali sono le differenze maggiori tra girare l’Italia in tour con loro e farlo con questo nuovo progetto?

Non lo so, va scoperto. Noto già che è parecchio diverso, ma capirò in cosa quando il corso di questo disco sará compiuto e avrò modo di rifletterci a posteriori.

Qual è la situazione live in cui ti è piaciuto maggiormente suonare e perché? E qual è quella in cui ti piacerebbe suonare in futuro? E già che ci siamo magari raccontaci qualcosa della vostra esperienza al SXSW!

La situazione live che ho preferito è stata a Milano, credo. È la mia città e c’era una bellissima atmosfera, molta attenzione e rispetto. In generale una cosa che ho notato con piacere è che solitamente c’è molto silenzio quando suoniamo, è un aspetto che apprezzo molto. In generale per il futuro non penso ad un locale in particolare, ma anzi mi piacerebbe suonare in uno dei posti dietro casa mia, in zona ortomercato a Milano, c’è un’atmosfera strana da quelle parti. So che può sembrare anticonvenzionale e probabilmente infattibile, ma visto che me lo hai chiesto…
Riguardo al SXSW, lì ti confronti con un mondo più eterogeneo, si percepisce uno spirito di condivisione diverso che va al di là della sola musica, e trovarcisi di fronte ha un bell’ impatto. Al di là di questo è stata una bella esperienza e i nostri live sono andati bene.


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