5 QUESTIONS – FERBEGY?

I Ferbegy? sono un gruppo di Bolzano con un album appena uscito che merita di essere ascoltato e condiviso per gli ottimi spunti elettronici legati alle radici del blues, rock e folk. Il gruppo fondato nel 2009 ha già parecchia esperienza e cose da raccontare, l’album “Roundabout” è solo l’ultima fatica in ordine di tempo per una band nata in un call center che trae spunto da Fairport Convention, con le idee chiare sul panorama musicale italiano e quello svedese. Di questo ed altro abbiamo parlato nell’intervista che ti consigliamo di leggere mentre ascoltate “HowMany Times” dopo il salto.


“Canzoni che per noi rappresentano un cambiamento. Forse un’evoluzione” Sono vostre parole riferite all’ultimo disco “Roundabout”. Che cambiamenti avete affrontato dal 2009 ad oggi come gruppo, e come vi siete formati?

Cambiamento, trasformazione ed “evoluzione” sono di certo Leitmotive di “Roundabout”. 
Dal 2009 sono cambiate molte cose, a partire dalla formazione, ma soprattutto sono cambiati i nostri ascolti musicali. Abbiamo drizzato le antenne scoprendo tantissima nuova musica. Sia piccole perle perdute del passato (Jackson C Frank) che nuove realtà veramente entusiasmanti fatte di artisti innovativi ed interessanti (Duane Pitre). 
Se nei primi anni eravamo molto influenzati dal rock inglese anni 60-70, negli ultimi anni abbiamo scoperto l’enorme potenziale creativo dell’elettronica, la libertà espressiva della musica d’avanguardia e ambient, il blues più “primitivo” ed il revival folk anglo-americano degli anni 60.
I Ferbegy? si sono formati nel precariato di un call center dove Dario ed il primo bassista David lavoravano, vendendo vini ad indispettiti clienti germanici. Il loro temibile caposquadra, un ragazzo pachistano, vendeva un sacco di costose confezioni di vino usando, come intercalare, una parola magica: Ferbegy? che non era altro che la storpiatura di “Verstehen Sie?” cioè “Capisce Lei?” in tedesco.

Com’è la situazione a Bolzano città quando si parla di musica ?

Per molti anni abbiamo vissuto in uno stato di sonnolenza. Pochi locali, tante restrizioni, poco scambio culturale. Negli ultimi anni però c’è stata un’inversione di tendenza; iniziative interessanti, persone con molte idee, voglia di fare e di creare rete. Ciò nonostante benchè internet, social ecc ci abbiano dato la possibilità di renderci conto di quello che succede nel mondo, Bolzano rimane pur sempre una ridente cittadina sperduta nelle valli, spesso troppo lontana dai movimenti culturali più stimolanti. Abbiamo dei bellissimi paesaggi bucolici ed inquietanti allo stesso tempo; si può dire che è la natura ad essere spesso l’unica e vera fonte d’ispirazione.

Come giudicate il panorama musicale italiano, cosa ascoltate in particolare?

L’impressione generale è che l’Italia sotterranea sia in fermento e che ci sia tanta voglia di far sentire la propria voce. Ci sono realtà molto interessanti che con grande umiltà e serietà portano avanti la loro proposta musicale. Non esistono più le rockstar viziate di un tempo e forse finalmente la musica è tornata ad assumere una dimensione più “operaia”. Ultimamente abbiamo avuto il piacere di condividere il palco con i Sonars (duo elettronico bergamasco) che sono una vera e propria rivelazione, abbiamo scoperto la poesia di Dutch Nazari, molto interessanti gli Slowtide e miglior disco degli ultimi anni “Die” di Iosonouncane.

Le vostre sonorità sono state associate ad umix tra Fairport Convention, Mount Kimbie, Fever Ray, Massive Attack, God Speed You Black Emperor, Sigur Ros… scegliete un nome, il preferito e spiegateci perchè.

Scegliamo i Fairport Convention perchè la prima volta che abbiamo sentito Liege & Lief, il tempo si è letteralmente fermato. Si sono aperte finestre affacciate su mondi misteriosi ed incantati che pensavamo di aver perso nei ricordi sbiaditi dell’infanzia. Nelle nostre canzoni abbiamo molto spesso cercato di creare ambienti sonori e di far fluttuare le melodie della voce come se fossero delle antiche filastrocche.

Sappiamo che andrete a suonare in Germania, avete già avuto esperienze all’estero ? Quale paese desiderate conoscere più di altri attraverso i vostri live ?

Un paese che ci affascina e che ha sfornato grande musica è la Svezia. Talenti come Josè Gonzalez, Fever Ray, Goat e Dungen ne sono la riprova.
In generale la Scandinavia ha creato un ponte di scambio culturale molto forte con la Gran Bretagna nel corso dei secoli. 
La nostra simpatia verso il nord europa si è espressa anche dopo un concerto a Livigno, qualche anno fa, quando un gruppo di ragazzi finlandesi, galvanizzati dallo show, ci ha sequestrati e trascinati per locali notturni fino a notte fonda, proponendoci di trasferirci con loro ad Helsinki e dicendo che avrebbero trovato un’etichetta discografica che ci avrebbe messi sotto contratto ed aiutati a suonare in giro il più possibile!

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