5 QUESTIONS: DJ ROCCA MEETS GODBLESSCOMPUTERS

 

Godblesscomputers  non è più solo sul palco come in passato, dopo un buon numero di date con il tour di “Solchi”, Lorenzo Nada risponde alle domande di Dj Rocca per alcune considerazioni sul live con la nuova formazione a tre. Le Sensazioni, gli strumenti e la tecnica, poi un finale dedicato a Bologna.


 

Com’è interagire con macchine digitali, dal ritmo perfetto, con musicisti umani, che perfetti non sono?

Diciamo che nel mio modo di fare musica, anche utilizzando macchine elettroniche, ho sempre cercato l’imperfezione e le scansioni ritmiche più ‘umane’. Ho sempre preferito suonare i pad del campionatore invece che programmare le drum machine. Direi che ho sempre utilizzato l’elettronica cercando di darle una forma più umana. Lavorare con i musicisti, anche dal vivo, è stato quindi un’evoluzione naturale del mio suono e del mio progetto.

Quando esegui gli stessi brani in date consecutive, cerchi di cambiare, di improvvisare e tentare una nuova versione ‘live’ del repertorio, o tendi a rimanere in una sorta di comfort zone?

Siamo ancora alla ricerca della formula a noi più congeniale. Per il momento abbiamo lavorato a delle sequenze musicali rigide alternate a momenti di jam e improvvisazione. Direi che è una formula ottimale, anche perchè con i musicisti con cui suono c’è un ottimo interplay che rende i momenti di improvvisazione molto naturali. Direi che l’aspetto di improvvisazione con altri musicisti è la cosa che mi affascina di più al momento perciò credo che svilupperemo questo aspetto sempre di più nei nostri live.

La formazione base del tuo live è un trio. Ci puoi spiegare meglio la funzione, e la strumentazione di ogni elemento?

Sul palco siamo appunto in tre: Federico ‘Ioshi’ Mazzolo alla batteria e pad elettronici, Giulio Abatangelo alla chitarra e basso, e io che suono i synth, il campionatore e gestisco la parte elettronica. In sostanza lo scheletro ritmico è gestito interamente da batteria e basso. Talvolta il basso è suonato col synth quando Giulio passa alla chitarra. Abbiamo delle sequenze che ci consentono di mandare il click in cuffia a Ioshi e quindi di suonare su un tempo predefinito. Poi c’è il nostro fonico Edoardo Fracassi che si prodiga ogni volta per trovare l’equilibrio di suoni perfetti.

Come vivi i momenti prima del live, la differenze tra quando sei solo e quando sei con la band, differenze nell’approccio al pubblico e di presenza sul palco.

E’ bellissimo condividere i momenti fuori e dentro al palco con persone con le quali ho un bellissimo rapporto. Davvero, credo che suonare con altri musicisti sia la cosa migliore che poteva succedere al mio percorso artistico e umano. A dire il vero non amo più molto stare sul palco da solo a suonare i miei brani.

Bologna, la tua città. Portaci un po’ in giro, magari sapere gli angoli a cui sei più affezionato e quelli che ti hanno aiutato a trovare ispirazione …a fare musica. Come se la passa la musica in città?

Mi piacciono molto la Bolognina e il quartiere San Donato dove ho vissuto per tre anni. Mi piacciono i quartieri multiculturali, li considero luoghi di crescita e scambio. Nonostante il pensiero comune in Italia credo molto nelle energie provenienti da altri luoghi e questo e senz’altro motivo di ispirazione per me. Quando il tempo è clemente preferisco sedere nelle piazze piuttosto che chiudermi in un bar o un locale. Mi piace stare seduto a chiacchierare fino a tardi in Piazza San Francesco, via del Pratello o in zona Mascarella. Di solito vado a bere le birre da Modo Infoshop, al Vanilia, da Miki e Max o in generale nei bar dove c’è un’atmosfera rilassata. Andavo spesso al Labas prima che venisse sgomberato. Un luogo importante per il quartiere Santo Stefano, e in generale per tutta la città. Per quel che riguarda i club l’offerta in città è ottima: TPO, Locomotiv, Crash, Dynamo, Nero, Link sono tra i posti che preferisco.

 

 

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