5 QUESTIONS – DJ ROCCA MEETS FUNK RIMINI

E’ uscito “Flowsane”, l’abbiamo ascoltato e riascoltato e possiamo esultare perchè il groove dei Funk Rimini è pazzesco… e non chiedeteci di moderare i toni per favore, se ancora non l’avete ascoltato fatelo adesso e ci darete ragione. Passiamo agli approfondimenti, per farlo chiamiamo in causa Dj Rocca che ben conosce il gruppo. Con cinque domande ben assestate Luca ci porta dietro le quinte per scoprire qualche segreto in fase di produzione e nei live del quintetto riminese, i synth utilizzati e preferiti, gli ascolti e le radici del suono. Si scopre così una cara e vecchia regola: devi mangiare musica tutti i giorni se voi arrivare a suonare come loro.


Questo amore per il P-Funk, genere che risale agli anni 70…riproposto da voi più di 40 anni dopo. È strano scoprire felicemente che la vostra generazione si esprime con questo linguaggio. Come vi è arrivato il ciclone di Dr Funkestein e Roger Troutman?

FunkRimini è nato anni fa, come un party dove si suonava hip hop mixato con il funk in puro stile block party, proprio grazie all’hip hop abbiamo scoperto tutti gli artisti che venivano campionati ed è stato come aprire il vaso di Pandora. Ognuno di noi ha avuto un susseguirsi di scoperte musicali, e ci siamo ritrovati tutti a ballare sotto un unico ritmo. Non a caso un motto delle nostre feste era “One City Under a Groove“, perché avevamo riunito tutti quelli che amavano questo tipo di groove spezzato, che è sicuramente irresistibile. Gli artisti che suonavamo per la maggiore erano Faze-O, Gil Scott Heron, The Average White Band, Kool and the Gang, gli Headhunters, etc.

Ovviamente il gruppo che più incarna il concetto di “funk futurista” al quale siamo molto affezionati, sono i Parliament-Funkadelic che sono tutt’ora attivi e fonte di ispirazione per molti; per noi sono dei veri e propri game-changer alla pari di artisti come James Brown o i gli stessi Beatles. “‪Give Up The Funk (Tear The Roof Off The Sucker)” è sempre stato un inno delle nostre feste, nel senso che le persone lo cantavano proprio a squarciagola e pezzi come “Flashlight” o “Atomic Dog” sono ancora custoditi lì, nella nostra borsa dei dischi, non se ne vogliono andare. Ora abbiamo riversato tutti questi ascolti nella nostra musica e per amore, abbiamo omaggiato il P-Funk nella traccia “Stakeholders”. Vi consigliamo la lettura della biografia di George Clinton, per capire appieno questo meraviglioso mondo!

C’è una preponderanza di suoni di sintetizzatori nel vostro disco. Quali sono i vostri preferiti?

Attenzione, qui entriamo in argomenti seri e qualcuno potrebbe sbadigliare! Per noi l’utilizzo di questi strumenti si traduce in un’infinita ricerca sonora; ci piacciono tutti, per un motivo o per un altro; anche se classici come Prophet 5 e Minimoog sono delle vere macchine da guerra, preferiamo trovare strumenti con cui stabiliamo un feeling, un particolare contatto. Si potrebbe anche dire che sono loro a trovare noi! Il segreto del FunkRimini sound è sicuramente il “MOOG The ROGUE”, presente sul palco con noi sin dal primo concerto. Fratello minore dei più rinomati Moog, ma capace di grandi imprese; temutissimo dai fonici, negli anni ’80 veniva soprannominato “lo spacca coni”. Lo usiamo sopratutto per le bass-lines e i leads. Un altro che usiamo molto è il Roland JX3P, un vero gioiello, spesso sottostimato, ma che sta vivendo una nuova fama. Un altro synth che abbiamo usato molto in “Flowsane” è l’Akai AX60, dal suono molto particolare, lo potete sentire in tracce come “So Many Times” e “NYC”. Di questi due strumenti amiamo molto la versatilità dei suoni, che possono essere acidi e aggressivi o mordibi e sinuosi. Per i violini in “Stakeholders” abbiamo usato una Logan String Melody 2. Quando suoniamo dal vivo, per distruggere ancora più coni, usiamo anche due Moog Prodigy e l’immancabile Korg Poly800, anche lui presente dal primo giorno e protagonista nell’assolo di “Little Pieces”. In questo disco, la tastiera Yamaha SY77 ha fornito il vibrafono di “Senza Delay”, speriamo che il vibrafonista non se la prenda male…

 

Mi piace molto la vostra attitudine a mescolare l’approccio ritmico terzinato alla J Dilla, con l’armonia tipica della scuola Mizell Brothers…mi sto facendo un viaggio io, o per l’album avete fatto proprio quegli ascolti? Oppure vi siete immersi in cose differenti ?

Conosci i nostri gusti! Siamo divoratori di musica, ognuno di noi ha focalizzato gli ascolti su un genere piuttosto che un altro, nel mischiare tutto è venuto fuori quello che ci piace definire il “FunkRimini Sound”. Nella squadra abbiamo Edoardo “Oder Beats” Monti, che nasce come beat-maker con un background Jazz e Hip Hop. Per lui è naturale dare un certo “swing” all’hip hop, ne accentua la cadenza jazz e lo rende più “vivo”. Poi abbiamo DJ Kambo che porta un’anima legata al reggae e alla west-coast. Enrico Giannini è il tastierista che insieme ai fratelli Ricky e Francesco “Crimson” Cardelli porta ascolti più legati al rock psichedelico, al soul ed alla drum’n’bass. Siamo un team che propone sempre ascolti nuovi, per nuovo intendiamo anche un disco uscito nel 1969 che nessuno di noi conosceva, c’è talmente tanta musica da scoprire che a volte gira la testa pensando a quello che non potrai mai ascoltare! Quando abbiamo scoperto artisti come Donald Byrd, Roy Ayers, George Duke, Curtis Mayfield ci siamo ritrovati in un mondo di groove solidi e melodie potentissime che in un certo senso è quello che cerchiamo di dare noi a chi ci ascolta.

Siete di Rimini. Come mai nella vostra musica traspare così tanto amore per la musica black a ritmo lento, con i breaks, i ritmi spezzati, con la cura per gli arrangiamenti, nonostante proveniate dalla terra delle discoteche a cassa dritta per eccellenza?

Noi siamo cresciuti in una Rimini diversa da quella delle discoteche a cassa dritta, siamo figli dello Slego e del Velvet, due locali che a Rimini hanno fatto un’altra storia, quella della musica live. In quelle pareti hanno suonato i migliori gruppi internazionali, gente come Ramones, Motorpsycho, Supergrass, Primal Scream, Paul Weller ma anche Dj Shadow, Afrika Bambaataa, con cui abbiamo condiviso la consolle. DJ incredibili come Goldie, Andy C poi Asian Dub Foundation, The Wailers, Le Peuple De l’Herbe, Incognito… Onestamente fino ad una certa età il sound a cassa dritta era qualcosa che sentivamo uscire dalle macchine di quelli che andavano in discoteca, mentre noi andavamo a ballare gli Stooges, i Run Dmc o i Beastie Boys. Dopo anni di ricerca e di feste FunkRimini abbiamo scoperto il sound della Baia degli Angeli, abbiamo conosciuto gente come Mozart e Daniele Baldelli, e una volta ricollegati tutti i fili, abbiamo capito l’amore per quell’onda di elettronica fine anni ’90 che faceva un preponderante uso di campioni funk e jazz. Esplorando questo mondo del campionamento abbiamo anche scoperto musicisti come Bernard Purdie e tutto quello che lui e i migliori musicisti/produttori/arrangiatori hanno fatto negli anni ‘70. Nella nostra musica questa “classicità” è fondamentale. Oggi ci piace produrre anche pezzi a cassa dritta come “Just Another Show” perché fa sempre parte del nostro background, quel ritmo lo abbiamo assorbito negli anni, fa parte della nostra cultura.

Una curiosità sui vostri live. Come li eseguite i vostri brani…seguendo il canovaccio delle scrittura, o vi lasciate andare in improvvisazioni per ogni musicista, come si fa nel jazz?

Abbiamo un live diviso in diversi momenti, ci piace tenere la jam alla fine, come liberazione, perché il resto dello show è strutturato in modo piuttosto definito. Quello che per noi è fondamentale è poter essere liberi di uscire da questa struttura qualora la situazione ne richieda l’esigenza; allungare un break, un coro, aggiungere uno stop, sono cose che possono succedere tranquillamente, seguendo il modello James Brown, in cui il cantante chiama gli stacchi come se fossero le parole della canzone… Hit Me! Ognuno di noi ha dei momenti chiave in cui si esprime al massimo con un assolo, a rotazione abbiamo sempre caldi giradischi, chitarra, vari moog, flauto traverso. Dal vivo puntiamo a regalere sempre un’esperienza unica, qualcosa che l’ascolto domestico non può contenere.


“DAMMI 10 PEZZI” DEI FUNK RIMINI E L’ALBUM NUOVO IN ARRIVO “FLOWSANE”

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