5 QUESTIONS – COLOMBRE

Dall’esperienza coi Chewingum al suo nuovo progetto solista. In occasione del suo concerto a Parma e dopo una lunga serie di date in giro per l’Italia, abbiamo incontrato Giovanni Imparato aka Colombre per fare due chiacchiere su Pulviscolo, una vera e propria gemma che qualunque amante del pop italiano e delle chitarre non può e NON DEVE (!) farsi sfuggire.


 

Ciao Giovanni. Devo confessarti che ancora prima di ascoltare il tuo disco sono rimasto colpito e incuriosito dalle analogie che potevano esserci tra il racconto di Buzzati e le sue opere e il nome che hai scelto per questo progetto solista. Hai avuto anche tu un Colombre da “affrontare”?

Quando ho riletto “Il Colombre” stavo decidendo il nome per questa mia nuova avventura musicale…e mi ci sono ritrovato a tal punto che non potevo non sceglierlo. Per me affrontare il Colombre ha significato immergermi in questo nuovo progetto e scontrarmi con la paura di accantonare il passato, senza avere timore di percorrere una strada nuova tutta mia mettendomi in gioco totalmente.

Quali sono i temi che hai voluto trattare in questo tuo esordio solista, cosa è cambiato dall’esperienza con i Chewingum e cosa ti ha portato a scrivere un disco come Pulviscolo?

Le canzoni parlano di me e delle persone che mi circondano. Per me era importante essere più onesto e sincero in primis con me stesso, senza costruire fiction.

Sicuramente è cambiato il sound, ma soprattutto la gestione del progetto: sentivo la necessità di cambiare ed evolvermi sotto questo punto di vista. Penso che Colombre sia appunto una naturale evoluzione di Chewingum, nel senso che le canzoni sono sempre scritte da me, ma hanno una dimensione più personale.

Quanto e come ha influito il tuo rapporto professionale/sentimentale con Letizia Cesarini aka Maria Antonietta?

Tantissimo, Letizia è molto stimolante per me. Ho imparato molto da lei e ho la fortuna di potermi confrontare in maniera aperta e costruttiva.

Ci sono degli artisti in particolare che hanno ispirato, sia a livello di testi che di arrangiamenti, il tuo disco?

Si certo. Più che dirti un nome, direi che mi piacciono da sempre gli artisti che non seguono le regole e giocano in maniera “differente” con la musica e di conseguenza hanno un loro sound preciso e personale.

Ultimamente hai fatto tantissime date live. Esiste un posto o una location dove ti è piaciuto particolarmente suonare?

Non ho un posto preferito. Diciamo che ogni concerto ha una storia umana precisa e importante e personalmente cerco di immedesimarmi ed essere all’altezza ogni volta dando il meglio che posso.

 

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